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Teatro Fusco. Si chiede chiarezza sulla gestione comunale. Compagnie disposte a proporsi e consorziarsi.

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Teatro Fusco. Progetto Esecutivo di Studio Start. Immagine con fossa orchestrale aperta.

Una proposta di gestione del Teatro Fusco sarà redatta in un incontro tra compagnie teatrali ed associazioni culturali tarantine. Ieri mattina, nel foyer del Teatro Orfeo, uno dei proprietari, Adriano Di Giorgio, delegato provinciale di Agis ed Anec e con un incarico nella Commissione Pubblico Spettacolo alla Provincia di Taranto, ha lanciato un appello ad unirsi ed insieme a Lino Conte, difronte ad un primo gruppo di interessati, ha chiesto chiarezza su una struttura pubblica costata parecchi soldi. I lavori al cantiere teatrale dovrebbero fine entro la primavera, tra maggio e giugno, e sulle forme di gestione non ci sarebbe certezza. Si pensa ad una gestione diretta, ad una gestione indiretta con forme di esternalizzazione privata, ad un affidamento diretto ad enti pubblici o ad un bando pubblico? L’assessore comunale alla Cultura, Franco Sebastio, avrebbe ipotizzato due strade, o la gestione indiretta con esterni in affiancamento o una gara di evidenza pubblica. Tuttavia, in questa fase di incertezza, gli operatori teatrali privati potrebbero decidere di consorziarsi: «Il Comune di Taranto – spiega Adriano Di Giorgio – potrebbe gestire direttamente il Teatro Fusco, due anni, con l’affiancamento di un operatore esterno, o indire un bando di gara. L’operatore esterno dovrebbe essere nominato direttamente. Noi abbiamo chiesto di presentare una nostra proposta e farci portavoce di tutte le realtà locali di Taranto, affinché possa diventare davvero la casa delle compagnie tarantine e non una struttura manager di se stessa o un’altra cattedrale nel deserto. Pensiamo ad un canone agevolato a favore di tutte le compagnie locali – precisa – non dobbiamo trovarci davanti al fatto compiuto di un’assegnazione diretta. In tanti anni – ha continuato – non abbiamo mai avuto un contributo pubblico, né a favore di nostre stagioni, né a favore di altri operatori. Il Comune deve dare la possibilità di assegnare fondi pubblici alle compagnie locali. Noi abbiamo unito 5 teatri di Puglia e non siamo nemmeno tra i primi 100 nella graduatoria in bandi regionali. Non abbiamo avuto i punteggi minimi, non capiamo il motivo. Ci vuole un controllore sui contributi».

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Conferenza stampa sulla proposta di gestione del Teatro Fusco. Nel foyer del Teatro Orfeo di Taranto.

Il Teatro Pubblico Pugliese, si spiegava agli intervenuti, ha comunicato in ogni caso l’intenzione di organizzare le stagioni di prosa al Teatro Orfeo, più capiente (747 posti), ed al Teatro Fusco (477 con la fossa orchestrale chiusa e 417 con la fossa orchestrale aperta e sollevata) e, conseguentemente, non più al TaTÀ, e la stessa amministrazione comunale confida di inaugurare la stagione di prosa al Teatro Fusco. I tempi stringono, dunque, e le domande sugli effettivi gestori sono ancora tante: «Perché non potremmo tornare a metterci insieme? Nell’81 – ricorda Lino Conte – fondammo l’associazione “Taranto Teatro” e rappresentavamo tutti, spesso con il critico Gianni Amodio. Pretendiamo rispetto. Crediamo sia giunto il momento di tornare a discutere. Al Tarentum, al Turoldo, ci siamo tutti. Perché non finalizziamo l’unione? Non dovremo accettare una gestione non tarantina di un teatro comunale. Dovrebbero darci la possibilità di organizzare laboratori teatrali». Hanno ascoltato e o borbottato in parecchi e, tra gli altri, Netty Russo ha suggerito di nominare un portavoce ufficiale unico e Gianfranco Carriglio, direttore della compagnia teatrale “La Rotaia”, ha chiesto chiarimenti su eventuali gestioni comunali dirette: «Ci sarà un regolamento di accesso, essendo una struttura pubblica? Feci questa osservazione quando fu affidato il TatÀ ai Tamburi (proprietà pubblica provinciale, ndc). Mi considerarono il nemico ed il TatÀ continua a non essere gestito a livello pubblico. Questo è il discorso nei teatri pubblici. Il Comune si deve incaricare di fare un regolamento di accesso».

P.S: Miei testi pubblicati su Nuovo Quotidiano di Puglia, il 30 gennaio 2018, erroneamente attribuiti ad altra collega. 

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