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Corners, in continua ricerca, gli artisti europei si imbattono negli Yarákä Ensamble tra i vicoli di Taranto.


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Chiusura ufficiale di Corners dopo sette anni, a Palazzo Pantaleo, a Taranto.

Raccontare ottimismo, reazione, rinascita, voglia di cambiare, è un atto di resistenza. In questo mondo, la velocità fagocita tutto e non apprezza la lentezza di riflessioni, ragionamenti, analisi, alla ricerca di armonia. L’incontro con una delegazione di 71 artisti di “Corners” mi suscita queste riflessioni. In sette anni, hanno esplorato gli angoli in penombra di Europa e sono tornati alla nave madre, Taranto, il 18 novembre, fonte di ispirazione tre anni fa, a concludere le loro ricerche socio culturali in Puglia, a Bari, Mola di Bari e Brindisi e dintorni. Sono state 8 le loro “xpeditions”, internazionali, un neologismo legato all’incognita di potenziali inimmaginabili. Sono andati a scovare le periferie affascinanti e ricche di contrasti di 12 paesi: Bosnia Erzegovina; Bulgaria; Croazia; Georgia; Italia; Polonia; Serbia; Slovenia; Spagna/Paesi Baschi; Svezia; Ucraina; Regno Unito/Inghilterra e Irlanda del Nord. Sono stati in luoghi senza riflettori, dove hanno trovato forza di volontà, resistenza, voglia di reazione, rinascita e reinvenzione di una narrazione post industriale. Hanno incontrato i cittadini con lo spirito di pellegrini e faranno circolare spunti e sensazioni. Il primo raccolto sono 17 “Corners co-creations”, iniziative nate nei loro giri e proposte alle popolazioni in almeno 11 eventi internazionali. Ognuno ha mosso i primi passi in un’entità culturale fondatrice di questa piattaforma: Intercult di Stoccolma in Svezia; Exodus di Ljiubiana in Slovenia; Pagon di Zagreb e Drugo More di Rijeka in Croazia; Instytut Kultury Miejskies di Gdansk in Polonia; Isis Arts di New Castle Upon Tyne in Regno Unito; Fondacija Fond B92 di Belgrado in Serbia; Fomento De San Sebastian, Donostia San Sebastian in Spagna; Teatro Pubblico Pugliese di Bari, unico partner italiano; Art Council of Nothern Ireland a Belfast, in Regno Unito. La Commissione Europea ha investito metà di 2 milioni e 700.000 euro e saranno realizzati un rapporto finale ed un documentario. Nella piattaforma, www.cornersofeurope.org, si trovano gli aggiornamenti. A Palazzo Pantaleo, nella città vecchia, il direttore artistico, Chris Torch, fondatore di Intercult, ha spiegato le sue motivazioni, dopo una passeggiata artistica alla discesa Vasto, in via Garibaldi, vico San Gaetano, via Cava, Salita San Martino, in vicoli e postierle diventati famigliari grazie a Crest e Giovanni Guarino. Ho raccolto le sue dichiarazioni durante una conferenza stampa: «Taranto è unsimbolo di questa sfida. La forza umana di sopravvivere è incredibile. Tre progetti sono nati in questa città. I creativi hanno visto il luogo, hanno sentito le storie e le hanno raccontate a Belfast, Stoccolma, San Sebastian, ovunque. Abbiamo trovato resistenza, speranza, reinvenzione». “Windows”, di Valeria Simone (di Ruvo di Puglia), Asier Zabaleta e Michael Hanna, coproduzione di Tpp (Teatro Pubblico Pugliese) e Donostia San Sebastiàn ed Arts of Council of Northern Ireland, è stato creato nel centro storico di Taranto: «Lo spettacolo inizia con un video su anziani intervistati in città vecchia. Sarà proiettato in Romania, a Timisoara, capitale della Cultura 2020/21, il prossimo anno». In una prospettiva di conoscenza e scambi, alcuni di loro si aggiravano in larghi e vicoli ed hanno avuto la fortuna di ascoltare il concerto degli Yarákä Ensemble, giovane formazione, ricca di talento, specializzata in un repertorio di musica etnica e popolare riarrangiata.  

L’idea di Corners venne ad Istanbul, in Turchia, su un’area geografica tra 4 mari: «Non è la creazione di spettacoli o mostre lo scopo, è un processo di partecipazione. Qui, abbiamo imparato moltissimo. Sarà una catena di esperienze tra un posto e l’altro. Creeremo “storytellers” (narratori, cantastorie). Le piccole storie, insieme, faranno una grande storia». In questa speciedi pellegrinaggio socio culturale o gran tour settecentesco, hanno imparato qualcosa: «Il bisogno di cultura è più forte rispetto alle strutture culturali esistenti. Le persone danzano, cantano, creano. Il Tpp ha mostrato coraggio. I risultati potrebbero arrivare fra 20 anni. Abbiamo voglia di cambiare profondamente la mentalità europea, ricreare mobilità di idee». In fondo, è una semina e si punta in prospettiva a costruire le radici di un turismo culturale. La tarantina, Isabella Mongelli, ha lavorato proprio in questa direzione ed ha co-progettato il “Safari Here”, testato in altre città europee, insieme a Miloš Tomić di Belgrado e Maria Anastassiou di Londra, co-produzione di Isis Arts, Teatro Pubblico Pugliese e B92 Rex: «È un lavoro sulla ri-narrazione, attraverso un punto di vista turistico. Volevamo consentire agli abitanti di vedere i loro luoghi quotidiani in un modo nuovo – mi spiegava – un punto di partenza di una nuova percezione». Le possibilità di espressione e coinvolgimento sono infinite, perché sono i contesti ad ispirare. Allora, a Nedyalko Delchev di Sofia è venuto in mente di costruire con i bambini una galleria colorata destinata agli uccelli nei boschi, insieme a Maciej Salamon, di Gdańsk (Danzica), in coproduzione con Intercult e City Culture Institute. Il presidente del Teatro Pubblico Pugliese, Carmelo Grassi, ha creduto in questa opportunità di conoscenza e si è impegnato a far uscire fuori la parte migliore di Taranto, perché la considera una città bisognosa di cultura e capace di esprimersi di più, nonostante i suoi contrasti. L’assessore comunale alla Cultura e Legalità, Franco Sebastio, a volte, sembra rincuorato quando si possono sostenere queste attività ed offrire occasioni al territorio. Quando faceva un altro mestiere, il procuratore della Repubblica, doveva necessariamente denunciare senza esitazioni e senza retromarce i problemi ambientali e l’avvelenamento doloso. Adesso, a qualcun altro spetta di continuare il suo vecchio lavoro. A lui, il destino sta probabilmente riservando il compito di far sorridere i tarantini, la missione più ardita di questa epoca. 

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