Libri/Sbloccare visuali e immobilismo/Sblocchers!

“Taras è Mitologia. Falanto è cronaca”

 

Sarà stato il liceo classico, nascere a Taranto o il destino. Un fatto è certo, nella mia vita, sfogliare libri di mitologia ed epica mi ha sempre incredibilmente affascinata. A catturare la mia attenzione, è stata, negli anni, questa capacità di raccontare attraverso favole leggendarie le gesta storiche del passato. Questo modo di narrare, in tantissimi casi, viene ricordato nei Convegni di Studi sulla Magna Grecia, arrivati alla 56 ª edizione all’inizio dell’autunno scorso. Tra una relazione e l’altra, Paolo De Stefano, storico preside del Liceo Classico Quinto Ennio quando io frequentavo il Liceo Classico Archita, raccontava ai curiosi di un volumetto intitolato “Falanto ed i Parteni”, di Felice Presicci, esortando le scuole ad usarlo nei piani di studio. L’attore Massimo Cimaglia, tra l’altro, ricordava di averlo consultato tantissimi anni fa quando iniziò a lavorare a “Lo Sbarco di Falanto“. A quel punto, la mia curiosità è esplosa ed ho iniziato a cercarlo. Nessuna libreria sapeva nulla e solo gli storici librai di Filippi mi hanno suggerito di rivolgermi direttamente alla casa editrice Piero Lacaita. Faccio una ricerca su internet, lo trovo, lo ordino e finalmente oggi pomeriggio lo leggo. Questo libricino racconta in semplicità la contaminazione di mitologia e storia nella narrazione di Taranto, città dorica e colonia di fondazione spartana. Leggendolo, ti fermi ad immaginare Taras arrivata al suo massimo splendore negli anni di Archita, il Gimnasio, le lezioni di filosofia, scienze, arti, lo sport e l’atletica negli anni di Olimpiadi e Panetenaiche, celebrate nel corredo di anfore dell’Atleta di Taranto, al MarTa. E, tra le righe, apprendi con chiarezza perché le monete magnogreche a volte raffiguravano Taras, eroe mitico, o altre Falanto, ecista storico, sul delfino. Nelle scorse settimane, mi è capitato di osservare le teche dello stesso Museo Archeologico Nazionale di Taranto insieme al professor Aldo Siciliano, presidente dell’Isamg, Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, numismatico. Esplorando il secondo piano dedicato alla fondazione spartana, finalmente aperto il 29 luglio dopo tantissimi anni, fu proprio lui ad insegnarmi ad usare la definizione corretta “Giovane sul Delfino” e riportai la sua spiegazione in un pezzo pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia:  «A volte, raffiguravano Taras, il dio eponimo, altre Falanto, un personaggio storico realmente esistito, uno spartano ecista, fondatore. Nell’immaginario, spesso si equivalgono, però “Taras” è mitologia” e “Falanto” è cronaca». Storici, geografi, drammaturghi di un tempo raccontavano le gesta di questi personaggi, unendo generi narrativi, ed oggi sarebbero le nostre fonti giornalistiche, un concetto davvero suggestivo. Noi giornalisti del 2016, come racconteremmo la storia di “Falanto e i Parteni”? Racconteremmo la storia di pionieri alla conquista del west, donne e uomini liberi, senza vincoli, alla ricerca di un nuovo modo di vivere e progredire. Tanti di noi, si riconoscono in questa dimensione di sognatori in continua ricerca.  

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