Sbloccare visuali e immobilismo/Sblocchers!/Situazioni sbloccate e sbloccabili in Ambiente e Salute

“8 Ore di Sciopero e 48 ore di Nastro Vedo”, il racconto di Vincenzo De Marco a #Tuttamialacittà, sognando una Taranto senza Ilva.

Volevano provare a far un esperimento di partecipazione sociale, insieme, sotto la Prefettura di Taranto, in una sera di fine estate. Un paio di centinaia di ragazzi, riuniti nel percorso di “Tutta mia la città”, ha lanciato un appello ai movimenti, agli operai, veicolandolo con il social network Facebook e la vignetta amara di Nicola Sammarco “Basta Ilva”, con 8 bare, di 8 operai.

Giacomo Campo è stato solo l’ultimo, di una serie di morti bianche insanguinate, e tra chi a volte aveva creduto nelle istituzioni, nel sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, nei sindacati, oggi prevale la totale sfiducia.

Non credono più a nessuno e raccontano di volere un “Piano B” ed una riconversione industriale in una città sacrificale.

La Magistratura, 4 anni fa, nel 2012, aveva provato a sequestrare la fabbrica siderurgica più grande, e, secondo alcuni, insostenibile d’Europa. Il Governo ha varato 11 decreti legge allo scopo di salvare lo stabilimento e neutralizzare l’attività giudiziaria.

Il processo “Ambiente Svenduto” sta iniziando con l’acciaieria in funzione e le prescrizioni dell’Aia inapplicate.

Hanno affisso gli striscioni, nel tardo pomeriggio del 20 settembre, hanno parlato al microfono, e, dopo un minuto di raccoglimento, hanno fatto un sit-in nell’androne del Palazzo del Governo. Una piccola delegazione è stata accolta nell’ufficio del vice prefetto, nell’auspicio di poter presentare un documento sulla ricollocazione degli operai ed un cambio di rotta.

Tra tanti ragazzi, ci sono tante teste e sono tutte convinte, le loro teste istruite e pensanti, di poter dimostrare di aver ragione. Hanno solo bisogno di un’occasione e di essere messi alla prova, in una città ideale, unita nella ricerca di alternative. Non erano in tanti e bisogna dirlo, nonostante a loro dispiaccia farlo notare. Tuttavia, erano motivati, e rappresentavano diversi mondi di Taranto, precari, ambientalisti, operai e famiglie di operai. Una trasversalità significativa. Una fiammella, nel lungo cammino di questi quattro anni, iniziato in alcuni casi diverso tempo prima, negli anni di esposti, incidente probatorio e perizie epidemiologiche e chimiche.

Quando è morto Giacomo, un operaio, Vincenzo Del Monaco, alias Vincent Cernia, il poeta operaio. Mi aveva cercata su Facebook, chiedendo di poter parlare e raccontare la sua verità sull’incidente in Afo 4, costato la vita al suo compagno di reparto. Lo ha fatto davanti a tutti. Era commosso, ha commosso, ed ora è arrivato il momento di mantenere la parola e la promessa di diffondere in qualche modo la sua storia. Lo faccio qui, riportando le sue parole e facendovi ascoltare la sua voce in un video di Gianfranco Curto. Ha iniziato a ricordare la notte di venerdì, raccontando di essere stato presente quando si è strappato un nastro trasportatore di 400 metri, con il materiale sopra, prima della fermata dell’altoforno. Il capo reparto, arrivato alle 3, avrebbe esclamato: “Questa notte, voglio vedere il sangue dei colpevoli”, quattro ore prima della morte di Giacomo. Lo stesso, sarebbe stato in carica quando quattro anni fa’ un suo amico tarantino, Silvano Sterzi, fece le rampe di scale e si lanciò: «Così, non si può più andare avanti. Questa città viene presa a schiaffi ogni giorno da quell’azienda, sia i cittadini di fuori, sia gli operai di dentro. Cercate di capire, non tutti gli operai sono pro Ilva. Sono arrivato fino a Bruxelles, parlando di quello stabilimento. Loro lo sanno, ed ho avuto un rapporto disciplinare dopo l’altro. Venerdì notte ero li, ho messo l’impianto in sicurezza ed il capo reparto ha detto “Andate a spalare, perché dobbiamo liberare il nastro e dobbiamo ripartire”». Dopo i post pubblici sui social, di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, sulla misura colma e l’intenzione di fare ricorso contro l’ultimo decreto salva Ilva e sancire il principio di incostituzionalità dei decreti legge,  l’aspettativa era tanta, ed alle 15.20, nello stesso reparto, avveniva il dissequestro di afo 4: «È arrivato il mio caporeparto, ha strappato il foglio del sequestro (…). Bravo, brinda – esclama riferendosi a lui – continuate ad ucciderci! Non è normale quando un operaio di 24 anni entra la mattina alle 7, dopo aver lavorato il venerdì fino alle 11 (le 23 forse). Doveva essere libero il sabato ed è stato chiamato alle 5 (oppure alle 3 ed era arrivato alle 4). Nessuno lo sapeva (…)». Giacomo era li, i suoi resti erano li e chiedevano di ripulire, ripartire, produrre: «Questa, è l’Ilva di Taranto. Non c’è rispetto. C’era Giacomo li, c’era Giacomo». Nel racconto accorato, ha esclamato: «Mi licenzino. Mi dicono “Perché non te ne vai”? Ho una figlia di 6 anni. Vive a Parigi. Ho provato a cercare lavoro. Chiunque sia in grado di darmi un lavoro…io mi licenzio».

Ha citato George Orwell ed ha lanciato un appello: «Ribellatevi, ribelliamoci cazzo. Siamo ancora troppo pochi. C’è questa merda di dualismo “Io sono migliore di te” “Tu non sei migliore di me”. Uniamoci! C’è tanta gente. Manca tanta gente. Qualcuno ha detto “Non ci vado, perché ci sono i Genitori Tarantini”, e c’è Vincent Cernia. Dovete venire qua, se amate Taranto. Io sono uscito da quella fabbrica, rischiando l’ennesimo rapporto disciplinare. Mi hanno detto “Dove cazzo stai andando”? Stavo andando a manifestare per Giacomo Campo, Alessandro Morricella, arso vivo, Silvano Sterzi….Uniamoci. Uno non è migliore di un altro, porco cazzo. Emiliano, se è un uomo, faccia quanto ha detto. La Procura faccia quanto ha detto. Hanno dissequestrato l’Afo 4, ancora prima del funerale di Giacomo. Rendetevi conto, non valiamo niente. Sapete quanto valiamo? 8 ore di sciopero e 48 ore di nastro vedo, questo ho capito dopo 17 anni di Ilva. Non valiamo niente. Grazie a tutti. Scusate, scusate ancora».

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One thought on ““8 Ore di Sciopero e 48 ore di Nastro Vedo”, il racconto di Vincenzo De Marco a #Tuttamialacittà, sognando una Taranto senza Ilva.

  1. La logica del profitto dei Capitalisti ammazza gli operai dell’Ilva e avvelena i cittadini di Taranto. La stessa logica – ma che si concretizza non in un “incidente” sul lavoro ma in un vero omicidio volontario – ha ammazzato a Piacenza lo scorso 14 settembre l’operaio egiziano Abd Elsalam mentre scioperava per i suoi diritti e per quelli dei suoi compagni di lavoro nel settore della logistica; operai come i nostri di Taranto ma con l’aggravante di essere tutti extracomunitari, l’ultimo anello, il più sfruttato, mal pagato e ricattato della classe operaia italiana di oggi. Loro però hanno alzato la testa, si sono uniti e hanno iniziato a lottare per i loro diritti e per la loro salute e per questo hanno avuto il loro primo morto. Noi dobbiamo prendere esempio da loro, unirci anche a loro, non aver paura e iniziare a lottare con tutte le nostre forze affinchè non ci siano più altri Giacomo e altri Abd Elsalam.

    UN LAVORATORE DELL’UNIONE SINDACALE DI BASE DURANTE UN PICCHETTO E’ STATO ASSASSINATO ALLA GLS DI PIACENZA.

    http://www.grognards2011.it/2016/09/un-lavoratore-dellunione-sindacale-di-base-durante-un-picchetto-e-stato-assassinato-alla-gls-di-piacenza/

    http://contropiano.org/editoriale/2016/09/17/morte-abd-elsalam-oltraggio-83581-083581

    http://contropiano.org/interventi/2016/09/20/in-morte-di-uno-di-noi-083709

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