Sbloccare visuali e immobilismo/Sblocchi democratici via smart phone e social network

La primavera dei due mari. Il bisogno di lasciarsi alle spalle la nebbia. La viralità di un’immagine piena di luce, dell’8 maggio 2015

La nebbia e la luce, fenomeni reali, metafore emozionali. La nebbia insolita del 6 maggio scorso mi fa pensare alle tante nebulose sociali del nostro territorio, del nostro Paese. Tra le quali, il destino di Taranto sembra sempre guidare una schiera di vittime sacrificali, designate chissà da chi, chissà quando, ora finalmente insorte e capaci di andare a caccia del sole, nella precisa intenzione di volersi lasciare alle spalle quei banchi di foschia sul loro orizzonte.

La sera dell’8 maggio, guardavo dal balcone la processione a mare di San Cataldo. Uno scatto in particolare, postato su Facebook, ha innescato una viralità fuori controllo.

8 maggio 2015 processione a mare di San Cataldo a Taranto, mio scatto dal balcone :-)

8 maggio 2015 processione a mare di San Cataldo a Taranto, mio scatto dal balcone 🙂

Una decina di condivisioni dell’album, una ottantina di una foto, e poi pagine e gruppi hanno ri-postato la fotografia facendola diffondere. Nella pagina Facebook, Taranto Città Vecchia, gli amministratori sono disabituati a citare le fonti e gli utenti a richiederle (1633 like e 361 condivisioni all’1 di notte dell’11 maggio). Alcuni, l’hanno trovata in questi gruppi e pagine e l’hanno condivisa, senza conoscere la fonte. Altri, l’hanno scoperto e quindi hanno rettificato, come in alcuni casi di Solo a Taranto (968 condivisioni, circa 1600 like alle 2 di notte dell’11 maggio) Se Ti Piace Taranto o Compagnia della Vela Alto Jonio. Altri ancora, hanno chiesto simpaticamente il permesso di usarla come immagine di copertina, o hanno scelto deliberatamente di ri-acquisirla facendo perdere le tracce dell’autore. Allora, tra me e me, sorridendo, riflettevo sui risvolti di questa condivisione spontanea. C’è tanto bisogno di luce, di sogno, e di pensare ad una città vecchia di Taranto in rinascita. Questo, è un valore sul quale hanno sempre puntato in pochi, troppo pochi, nei decenni. Oggi, diversamente, c’è chi ci crede. E, così, in quell’isola, io stessa ci passo molto del mio tempo, cercando di capirla, davvero e non superficialmente. Ancora, c’è passione e curiosità verso le tradizioni e la religiosità popolare. E, tutto questo, unito al paesaggio, crea suggestioni sorprendenti. C’è, addirittura, chi, appropriandosi dello scatto, gioisce dei complimenti verso la sua città, sorvolando sulla storia di quella fotografia e su cosa volesse esprimere, in quel momento. 

Ecco, il punto. Su questo concetto mi vorrei soffermare: La Narrazione. Ogni fotografia è un racconto, ed è il racconto di chi in quel momento immortala un fotogramma e sta mettendo a nudo se stesso, i suoi ricordi, la cultura di un territorio. Io notavo la differenza tra barche rispettose e chiassose o la folla sul ponte richiuso dove una volta c’erano le gare di corsa tra ragazzi appena le giunture erano ritornate apposto ed il traffico riprendeva. L’immagine de-contestualizzata non ha anima, non parla, non comunica, non racconta storie. L’immagine contestualizzata può portarci invece in un universo di sfumature, dettagli, storie umane, radici, leggende, delle quali oggi abbiamo tutti realmente bisogno. Conoscere e far conoscere vuol dire questo. E vuol dire accogliere. In una sfera individuale estrema, sembra quasi come se si fosse disabituati ad interrogarsi e si preferisca vivere una qualsiasi esperienza come in una cronica sindrome di Stendhal, nella quale siamo sempre soli nell’interpretazione. Io non voglio vederla così. Non siamo soli e non mi stanco mai di chiedere e di rispondere. 

Buona notte a tutti.