Sblocchers!/Sblocchi umani tra accoglienza ed integrazione

Al Palaricciardi serve un Container, ai profughi una riforma di Dublino III, con un Mare Nostrum Europeo, secondo Cecile Kyenge

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I ragazzi somali sono arrivati a Taranto a bordo del mercantile HH East il 14 aprile 2015

Il pensiero della morte di suo padre, il desiderio di sentire la voce di sua madre e dei famigliari eventualmente rimasti in vita a Mogadiscio arrivano dritti alle corde vocali della voce e del cuore.  E quel groppo un gola di quel giovane somalo, proprio quando provava a raccontare il suo lungo viaggio tra la Somalia e la Libia attraverso pezzi di Etiopia, Sudan, Eritrea, fino al Mediterraneo, è stato il momento più commovente dell’incontro tra l’europarlamentare Cecile Kyenge, la comunità di Taranto, i profughi rimasti al Palaricciardi, centro di accoglienza straordinaria, ed i volontari della struttura alla Salinella.

L'esterno del Palaricciardi alla Salinella

L’esterno del Palaricciardi alla Salinella

I ragazzi somali sono arrivati a Taranto il 14 aprile a bordo della HH East e ricordano ancora quando un elicottero ha portato all’ospedale di Malta giovani donne incinte, in grosse difficoltà dopo la traversata sul barcone. Quando li ho informati su chi pilotava, l’Aeronautica Militare Italiana, sono rimasti sorpresi e nei loro occhi si leggeva la gratitudine. Il loro soccorso rientrava nella legge del mare, grazie alla quale Guardia Costiera, Marina Militare impegnata in Mare Sicuro, e Marina Mercantile salvano vite umane al di la dei limiti di pattugliamento di Triton di Frontex. Ora, si sentono quasi al sicuro, insieme a nuovi amici, tra chi insegna l’italiano, chi strappa un sorriso e chi ti offre una gelatina alla frutta. E, lui, si è improvvisato interprete di tutti gli altri, mostrando le torture inflitte e subite, facendo scoprire la spalla di un compagno di sventure, ricordando la violenza di Al Shebaab, lasciando intendere i problemi delle minoranze, chiedendo di comunicare telefonicamente con i sopravvissuti delle loro famiglie, povere, di Mogadiscio. «What can you do for us?», ripeteva ed avrebbe desiderato una risposta immediata. Una risposta difficile, tanto difficile. Nessuno di loro, con storie simili, racconta di avere soldi. Tutti raccontano di essere stati imprigionati mesi e schiavizzati nei lavori forzati in Libia. Nessuno di loro può informarsi e non vengono a sapere nulla dei naufragi e delle stragi in mare. Quando hanno scoperto le condizioni delle barche, raccontano di essersi rifiutati di partire e di essere stati costretti con la forza ed i fucili a salire a bordo, accorgendosi di almeno 9 barche pronte ad essere riempite. Li, sulla sabbia, avrebbero sentito storie di chi aveva speso cifre diverse, centinaia o migliaia di dollari o euro, magari evitandosi i lavori forzati e facendo la stessa fine di tutti all’imbarco. La visita ufficiale era inserita in una lunga giornata di appuntamenti tra Comune, Ammiragliato, Casa Circondariale, associazioni, Provincia. Nei tre giorni precedenti, dal venerdì sera alla domenica sera, il Comune aveva disposto di far ritinteggiare parte della palestra, aggiustare cornicioni, mettere tappetini qua e la, sistemare i materassi sulle brandine, finalmente comparse, prima accatastate nel deposito del Mercato Ortofrutticolo ai Tamburi, portare tute e ciabatte. E, chiaramente, si confida in un impegno costante, non straordinario, e, magari, nella fornitura di un Container destinato ai vestiti. Purtroppo, la Protezione Civile Ser, insieme a diversi volontari delle parrocchie e degli scout dell’Agesci, ha dovuto sospendere la raccolta dei vestiti donati, perché non sapeva più dove conservarli. E, ricordiamolo ancora una volta: il Palaricciardi si anima di energie volontarie e raccolte, possibili solo grazie agli appelli della Taranto Migliore, una rete di benefattori e cittadini di buona volontà. Solo i tre pasti giornalieri vengono forniti a spese comunali, il resto no. E, nessuno, siamo franchi, può scordarsi le prime ore, quando 101 profughi sarebbero andati avanti con una sola bottiglia d’acqua se il passaparola non avesse iniziato a fare miracoli. Gli appelli sono continui: scarpe, pantaloni ed intimo maschile, dalla taglia 44/46, brioches, merendine, biscotti, latte, succhi, acqua, omogeneizzati, rasoi, sapone, shampoo, bagnoschiuma, fazzolettini, dentifricio, spazzolini, bicchieri piccoli e grandi.

Un momento dell'incontro con i ragazzi somali rimasti a Taranto e non ancora partiti spontaneamente. Le nostre espressioni tradiscono la commozione a sentire i loro racconti. A sinistra, Cecile Kyenge. Rappresentanti del Comune, del Pd, e volontari intorno.

Un momento dell’incontro con i ragazzi somali rimasti a Taranto e non ancora partiti spontaneamente. Le nostre espressioni tradiscono la commozione a sentire i loro racconti. A sinistra, Cecile Kyenge. Rappresentanti del Comune, del Pd, e volontari intorno. Ero li, per Nuovo Quotidiano di Puglia, insieme a Maurizio Ingenito. 

«Un’idea di una normale convivenza, li accompagnerà lungo la permanenza nel territorio, grazie veramente del vostro lavoro – diceva l’onorevole Kyenge rivolgendosi ai volontari dopo aver avuto la conferma del loro ruolo – rimanere in emergenza, in queste condizioni, non soddisfa. Bisogna lavorare ad una fase strutturale ed istituzionale, premiando persone e buone prassi. Germania o Svezia, hanno un sistema di accoglienza eccellente. Tutti devono dotarsi di un sistema degno». Emergenza, nella frontiera d’Europa, e prevenzione delle morti, sono i primi pensieri messi a fuoco: «Abbiamo chiesto di rimettere in moto un “Mare Nostrum Europeo”. Chiediamo ai 28 Paesi d’Europa di sedersi al nostro tavolo. Non è fattibile lasciare sola l’Italia. Le persone sono intrappolate in Libia, non hanno via d’uscita. Salvarle, vuol dire toglierle dalle mani dei trafficanti. Dobbiamo portarle via, nei centri, con equa ripartizione nel territorio europeo. Un blocco navale vorrebbe dire chiudere la porta di questa prigione e consegnarle nelle mani dei trafficanti. Portare avanti Mare Nostrum come l’anno scorso insieme alla Marina Militare non sarebbe sufficiente. Dobbiamo togliere strumenti agli scafisti, fare un accordo con un un Governo di unità nazionale in Libia, ed eliminare le cause». A lungo termine, si intenderebbe lavorare ad una riforma del Regolamento di Dublino III, secondo il quale il migrante deve rimanere nel primo Paese dove chiede protezione: «C’è l’obiettivo di riprenderlo in mano ed andare verso un mutuo riconoscimento dell’asilo politico. Non sarà semplice. Il Parlamento Europeo per la prima volta sta realizzando un rapporto di iniziativa insieme alla Commissione Europea. Un’italiana, la sottoscritta, ed una deputata maltese, entrambe di Paesi del sud, avremo l’opportunità di metterci tutte le difficoltà ed esigenze».

In questi giorni, dopo la strage nel Canale dei Sicilia, tutti si chiedevano come mai non ci fosse un #. Presto, è arrivato #700nonsolounnumero oltre a #CanalediSicilia. Qualcuno condivideva i suoi pensieri con #JesuisNoir.

A volte, non ho dubbi. Fu Vittorio Arrigoni a lanciare, senza saperlo, l’hashtag più vero ed intenso: #RestiamoUmani #StayUman. E si può restare umani in un modo solo, rispettando la razza umana, unica, al di la di qualsiasi colore. Eh si, rimanendo nel tema del mio blog, i tarantini della Taranto Migliore sono parecchio “sblocchers”.