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100 anni dell’Orfeo tra amici, mentori e omaggio di Clarizio Di Ciaula ad un Laclos ispirato allo stile dell’ammiraglio Francesco Ricci

I fonatori del Cinema Teatro Orfeo, i Fusco, in una foto d'epoca messa a disposizione del programma del Centenario

I fondatori del Cinema Teatro Orfeo, i Fusco, in una foto d’epoca messa a disposizione del programma del Centenario

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Un riflettore proiettava la frase sul Centenario intorno alla data della fondazione

Stupore, Eleganza, Serietà, Impegno,Orgoglio, Sogno, Commozione, Speranza, e Amicizia

Il 27 febbraio 2015, ho lasciato il Cinema Teatro Orfeo con queste parole nella testa, negli occhi, nel tatto, in questo ordine, spontaneo, casuale, non pensato.

E, così, provo a metterle a nudo.

Si celebrava il primo Centenario di uno dei pochi teatri tarantini, degli anni d’oro del secolo scorso, sopravvissuto al disinteresse, all’abbandono ed all’oblio di chi ha dimenticato la sua anima culturale a lungo. Tanto a lungo. Quel palco, è stato discreto testimone di tantissime emozioni e, stavolta, ha osservato i preparativi del Centenario e di chi ci ha creduto. Prendendo e donando energia, in un flusso armonico, vitale, contagioso, creativo.

Era già capitato la sera del primo evento in programma, la proiezione della pellicola del ’58, “Promesse di Marinaio”. E stava accadendo ancora.

Stupore

Adriano e Luciano Di Giorgio quasi non credevano di essere proprio loro ad essersi lanciati in questa scommessa. Su quelle poltrone rosse, bambini, si scoprivano stupiti, sorpresi, insieme alla loro famiglia, alla loro mamma, ai loro amici, ad affascinarsi quando sentivano parlare di teatro. Ed oggi quelle stesse poltrone potranno sopravvivere, vivere, e brillare, se loro riusciranno a vincere quella scommessa.

Una scommessa di un teatro di tutti, un teatro amico, un teatro della città.

Quasi inteneriva, vederli alle prese con le fotografie di Beniamino Ingenito, sotto il palco tutta la sera. Quando, insieme alla mia collega, Marina Luzzi, addetto stampa del Centenario, si apprestavano a premiare chi, con le sue stagioni e cartelloni, fa vivere questo teatro. E soprattutto chi in questo teatro ci ha messo l’anima, quando era il proprietario: Sabino Dioguardi, il loro mentore.

Quando lo stesso Sabino ha ricevuto “L’Orfeo”, ha ricordato alcuni aneddoti della storia di quella ribalta ambita, rievocando Anna Fougez. Questa diva del tabarin, riporta alla mia memoria il lavoro di Leo Pantaleo, “Anna Fougez, il mondo parla, io resto”, nel secondo allestimento al quale io ho potuto assistere intorno al 2007. A catena, la suggestione di Sabino, innesca un viaggio nel tempo, fino a quando nel 2000 lo stesso Leo mi convinse a fare la comparsa di una nobile decaduta nel cortometraggio “La Ballata alla Città dei due mari” con le musiche di Pino Russo. Mi ero messa in ordine i capelli e Leo arrivò a scompigliarli, perchè dovevano essere arruffati. Mi fece indossare uno dei suoi costumi d’epoca, bordeaux. Ah, quante ore passate sul palco dell’Orfeo a girare quella scena, non recitata, ma solo diciamo mimata, destinata ad occupare pochissimi istanti del montaggio. E, chiaramente, questa follia non l’ho mai più ripetuta 🙂

Eleganza

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Lo spettacolo teatrale del Centenario era “Laclos e le sue Relazioni Pericolose” (co-prodotto insieme all’Associazione culturale Murgiateatro, tornato sulle scene dopo i primi allestimenti romani della scorsa stagione teatrale, con un nuovo cast). E mi porto ancora negli occhi l’eleganza ed i colori dei costumi di Annalisa Milanese, o la raffinatezza essenziale delle scenografie, osservate quando si è alzato il sipario e quando i tecnici hanno iniziato a smontarle davanti ad alcuni spettatori curiosi.

 

Serietà

Quando si sceglie di scrivere un testo, ispirandosi a romanzi celebri come il libro epistolare francese, le Relazioni Pericolose, di Laclos, il rischio di paragonarlo alle messe in scena in prosa e cinema dell’opera originaria non si riesce ad evitare, facendo infrangere il lavoro più meticoloso o serio nella rigida e comprensibile visione disciplinata del purista. E certamente non si può escludere non sia accaduto in questa occasione.

Alla destra, Laclos

Alla destra, Laclos

Questo lavoro, definito narrazione scenica, nel programma di sala del Centenario, è un testo del regista ed autore dell’allestimento, Clarizio Di Ciaula, ispirato a quel romanzo. Con il quale si omaggia l’autore del libro originario, il personaggio, raccontando gli ultimi mesi di vita a Taranto nell’800, in veste di generale napoleonico. E dove con il pretesto narrativo dell’oppio si da vita ai personaggi delle “Relazioni Pericolose”. Riproposti, dunque, con un taglio, come dire, visionario, caratterialmente personalizzato ed inedito. Con lo sguardo dell’autore del testo ed i suoi messaggi, vengono fuori una Marchesa De Marteuil, alias Ketty Volpe, esuberante, carismatica sulla scena, un generale Laclos, Cesare Pasimeni, sobrio, assorto nei pensieri, ed un gruppo di attori (Gianluca Busco, Antonia Chiatante, Francesco Cassano e Diletta Carrozzo, selezionati nei mesi scorsi in un laboratorio teatrale eccetto chi aveva partecipato all’allestimento precedente). Mi ha colpito molto notare il rispetto degli attori nei confronti del loro regista. Si sono messi nelle sue mani, abbandonati alla sua visione e mostravano di sentirsi parte di qualcosa di serio, armonico, condiviso e professionale. Una regia vera fa la differenza tra coralità o caos, in un lavoro teatrale, dove spesso essere grandi attori senza una buona regia può rovinare tutto.

Orgoglio

Quando Clarizio Di Ciaula è salito sul palco, sembrava quasi incrociare con fierezza ed orgoglio gli occhi di qualcuno. Non sappiamo chi guardasse. Sicuramente, ha dedicato questo traguardo e il riconoscimento ricevuto a sua madre ed ha raccontato l’aneddoto della nascita di questo spettacolo: «Una persona, inconsapevolmente, mi ha consentito di avere una vaga idea di cosa potesse essere un ufficiale di levatura, un letterato, un uomo d’armi. Lo incontrato e mi ha entusiasmato per signorilità, disponibilità e straordinaria competenza. Questa sera è qui, lo ringrazio ed è l’ammiraglio Francesco Ricci». Oltre ad aver ispirato il soggetto di Laclòs, l’ammiraglio, curatore del Castello Aragonese di Taranto, affascina spesso i visitatori con le storie del generale Dumas e della prigionia nella fortezza, poi raccontata nel romanzo del figlio omonimo, “Il Conte di Montecristo”.

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Marina Luzzi, Adriano Di Giorgio, Clarizio Di Ciaula, Luciano Di Giorgio

Impegno

Tutto l’impegno messo nei preparativi a quanto pare porterà ad alcune rappresentazioni nei matinèe, rivolti agli studenti delle scuole tarantine e consentirà a questo allestimento di continuare ad esistere.

Sogno

In una città dove non si sognava più, i fratelli Di Giorgio hanno offerto la proiezione di “Promesse di Marinaio”, con le musiche e canzoni di Lelio Luttazzi, ed hanno annunciato la volontà di far crescere la prima “Compagnia Stabile del Teatro Orfeo” di Taranto.

Commozione

La mia, di chi raccoglie e racconta l’emozione di quei due momenti, inseriti in un cartellone di eventi dei prossimi mesi. Alcune locandine si scorgono dietro alcuni dei quadri esposti di Alfredo Pompilio, lo stesso autore dei disegni in sala. 

Speranza

Il messaggio di poter osare e credere in qualcosa di diverso ed allo stesso tempo di famigliare, intorno al quale ruotava una Taranto fiera e vitale, diventando perno di una filiera teatrale ed artistica con maestranze solo sopite e con un grande potenziale.

tra le tante parole c’era Amicizia, ma questa la lascio nel mistero di chi sa cosa voglia dire. E, quindi, cali il sipario e si spengano i riflettori.

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