Sbloccati con Teatro, Musica, Cinema, Arti, Gusto

Svenimenti tra Pipistrelli, Cechov, Tarallucci, Vino e Scarpetta al Tatà

Un gioco di luci sfugge di mano e sul sipario del TaTA ai Tamburi di Taranto io cosa vado a notare? Batman! Non chiamatevi matta, ma in questo blog ogni tanto mi piace giocare 🙂 Quel riflettore sembra illuminarci con un pipistrello, quando il 30 gennaio 2015, (poi replicato questo 31 gennaio) sul palco della Stagione di Prosa del Comune di Taranto e del Teatro Pubblico Pugliese, spunta Anton Cechov, sdoppiato in tre attori della compagnia “Le Belle Bandiere”: Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella. In cartellone, l’elaborazione drammaturgica ispirata agli atti unici inseriti nella raccolta dei 33 Svenimenti: “La Domanda di Matrimonio”; “L’Orso”; “Il Giardino dei Ciliegi”; “Fa male il tabacco”. Sono entrata nel racconto gradualmente fino a perdermi nel vortice rocambolesco di vaudeville e pensieri di Cechov sul teatro ed i sui personaggi, materializzati sulla ribalta. Con tante domande sull’amore, sulle persone, sui valori. Una indubbia prova d’attore e di presenza scenica, alla quale bisogna arrivare quando si è pronti. E gli attori di questo allestimento l’hanno superata brillantemente, con impeccabili tempi comici intrecciati alle fasi della commedia degli equivoci e della farsa. Alcune frasi del testo mi frullano nella testa “Chi raccontava il fumo delle fabbriche? Nessuno!” “….purché poi non succeda qualcosa” “Quelli che discutono di più sono quelli che capiscono di meno”. In questa elaborazione, si comprende l’importanza della moglie del drammaturgo, Olga Knipper, l’ossessione di Stanislavsky e del Teatro Stabile di Mosca, la nostalgia del freddo di Mosca.

Prima dello spettacolo, Sabino Dioguardi, vecchio proprietario del Teatro Orfeo, mi mostrava un programma di sala dell’89, su un allestimento di “Svenimenti” con Mariangela d’Abbraccio e Giorgio Albertazzi. Alla fine dello spettacolo, ho fatto due chiacchiere con alcuni attori insieme ai ragazzi di un laboratorio cinematografico. Si ricordava il primissimo allestimento del 1935, di Fausto Malcovati, sugli atti unici di Checov. E non ho potuto non pensare ad una forse volontaria citazione in quella traduzione di alcuni personaggi di Eduardo Scarpetta del 1914. Ad esempio, il “Bellezza Mia” di Miseria e Nobiltà sembrava  così tanto simile allo “Stellina Mia” di Svenimenti del 1935. In una qualche maniera, io l’ho pensato. Chissà….nessuno di noi potrà certo verificarlo. Comunque sia, è ugualmente molto divertente confrontarsi sulla storia del teatro, tra tarallucci, vino e “Scarpetta” è il caso di dire 🙂 E con questo, stasera, vi saluto. Buon Teatro a tutti. Alla prossima suggestione.