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Leggete Oriana Fallaci, non ascoltate solo chi parla di Oriana Fallaci

Numero Speciale de "L'Europeo" intitolato "Oriana Fallaci, Testi e Foto Esclusivi"

Numero Speciale de “L’Europeo” intitolato “Oriana Fallaci, Testi e Foto Esclusivi”

Volevo scrivere tante cose però non posso farlo. Non se devo parlare di Oriana Fallaci. Minuscola io, a sognare di diventare come lei, quando ero una ragazzina. No, non posso farlo. Non sono all’altezza. Ho ancora molto da capire, approfondire, conoscere e far conoscere. Posso, però, implorarvi di leggere le sue parole e di non limitarvi ad ascoltare chi dice di averle lette e spesso mente. Oriana era una partigiana della Resistenza, nome in codice Emilia. Oriana amava un rivoluzionario greco, assassinato, Alekos Panagulis, al quale dedicò “Un Uomo”. Oriana era contro ogni fascismo come comportamento. Oriana il fascismo lo trovava laddove c’era violazione di diritti umani, abuso. Oriana ha conosciuto il fascismo della Seconda Guerra Mondiale e quei segni riusciva a trovarli laddove si annidassero. Li aveva trovati nel Fondamentalismo Islamico ed aveva avuto il coraggio di denunciare le condizioni delle donne, i divieti contro la cultura, l’involuzione ed il viaggio a ritroso del tempo della Religione all’epoca davanti ai suoi occhi. Le sue parole sono in una dozzina di libri ed in innumerevoli articoli e reportage da ogni parte in crisi del mondo. Oriana non si merita di essere usata da nessuno in modo strumentale.

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Il suo urlo, la sua predica, come lei la chiamava, era uno slancio di rabbia ed orgoglio, dopo l’attentato dell’11 Settembre 2001, di chi da anni aveva scelto di autoesiliarsi in America, dove si sentiva libera pur con la nostalgia della sua Italia ideale, dell’Italia del cuore e forse dell’utopia. In un momento di rabbia ed orgoglio lei metteva in guardia dai rischi di politiche superficiali contro i fondamentalismi. Gli stessi fondamentalisti dai quali oggi scappano tanti musulmani siriani e poi arrivano nelle coste italiane con la paura negli occhi. Con estremo coraggio, quegli occhi dovrebbero guardarli tutti, senza vigliaccheria.  Chi si trovava davanti il terrore, lo sgomento, poteva solo scegliere, l’estate scorsa, tra voltarsi dall’altra parte o aiutare chi chiedeva aiuto. Gli italiani, i tarantini, quelle persone le hanno aiutate, non chiedendosi mai se fossero islamici o altro. Lo hanno fatto sempre. A freddo, ora iniziamo a chiederci come rapportarci e se difronte a chi scappa dalla ferocia non sia il caso di chiedersi se sia più giusto girare intorno a mille parole o dire chiaro e tondo su cosa il progresso civile e democratico al quale siamo arrivati oggi non possa e non debba assolutamente retrocedere. La Rabbia e l’Orgoglio lo lessi subito, appena pubblicato. L’ho rifatto oggi, divorato in un solo pomeriggio. Sentivo il bisogno di riappropriami dell’Oriana pensiero dato in pasto a chiunque abbia voluto in malafede plasmarlo a suo piacimento come lei mai e poi mai avrebbe permesso. Oriana ha vissuto la resistenza al nazifascismo e le sue sono parole di resistenza, di chi in cuor suo avrebbe voluto perfino, chissà, illudersi di non dover mai sentir discutere e dibattere sull’opportunità o meno di sostenere o no la resistenza di terre in difficoltà, come accade in questo principio tragico del 2015. E, però, dopo aver visto con i suoi occhi, non riusciva ad andare oltre un cupo realismo, pressante, in quel preciso momento, davanti al suo piccolo libro. Le urla non possono attraversare i decenni. Sono cristallizzate in una fase, un frammento, con l’odore acre dei corpi umani, maciullati nelle Torri Gemelle, nelle narici. Di fronte a quello scenario, lei ha messo fuori tutto. Si legga con gli occhi veterani del cronista inviato in tante guerre, e le sensazioni di quelle giornate, con il senno di oggi e le riflessioni sul domani.