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Con la forza della loro passione, hanno creato il Taranto Comix alle Officine Tarantine

A Natale, ci si emoziona di più. Forse. Ed il 14 dicembre scorso, curiosando nel mondo del Taranto Comix, organizzato senza un soldo di contributi pubblici alle Officine Tarantine, dove si trovano gli ex Baraccamenti Cattolica Occupati di Taranto, ho provato una tenera commozione. Qualcosa mi ha toccato, mi è arrivata dentro. Non chiedetemi perché. E’ successo. Non lo so o magari lo so, il motivo. Dopo essere entrata in questo luogo all’indomani dell’occupazione oltre un anno fa, aver vissuto la tensione del tentativo di sgombero, aver seguito, come giornalista, passo dopo passo, la forza di volontà e la tenacia di questi gruppi di ragazzi dal primissimo giorno, continuamente, credetemi, non riesco davvero a rimanere indifferente. Che Paese è diventato il nostro, dove se hai tra i 20 e i 30 anni e non sei emigrato sei tagliato fuori da tutto, non hai strade e ti senti dire “Ribellatevi, reagite”?. Questi ragazzi si sono arrabbiati, hanno reagito, e l’hanno fatto ristrutturando i capannoni, colorandoli, recuperando i materiali, con il riuso ed il riciclo, creando una sala studio chiamata Off Topic, tentando di costruire un forno a legna, mettendo su sartorie, orti, ciclofficine, allestendo una fiera di fumetti, manga, cartoni, facendo dimostrazioni sul campo sulle tecniche di disegno ed illustrazione grazie alla collaborazione di scuole e laboratori riconosciuti del settore e del territorio. Erano in tanti ed eviterò di nominarli, così non si offenderà nessuno. Una folla incredibile ha condiviso questa loro passione e pensano già ad un appuntamento fisso, ad una seconda edizione. La comunità si è stretta intorno a loro, li controlla, li protegge, ha a cuore la loro incolumità. Essere dalla loro parte, è un po’ come risolvere quel maledetto senso di colpa sociale, quel conflitto generazionale tra chi ha un lavoro e chi non ce l’ha. E, più degli altri, al loro fianco, ci sono quegli #over30under40 rimasti nel limbo del precariato del quasi lavoro e del quasi niente e chi, in una domenica pomeriggio, passeggiando tra quelle tavole di fumetti, si ritrova con gli occhi lucidi. La ragione non sono i fumetti, non sono gli eventi.  La ragione è il frutto della forza di volontà, il risultato del coraggio di resistere alla paura delle tenute antisommossa della polizia scegliendo la assoluta non violenza. Il buon senso, fino ad oggi, ha prevalso in questa vicenda. Probabilmente, l’avranno capito, “i grandi”: le radici sane si curano, si consigliano, si guidano, non si estirpano. Chi ha scelto di fare e vivere onestamente, ha diritto ad un’occasione e ad avere una società al suo fianco. Sono sempre più convinta di questo. Le Officine Tarantine sono il paradigma del nostro Presente. Chi capisce cosa accade li dentro, forse capirà cosa non ha funzionato in tutta Italia nelle politiche di inserimento professionale e quale differenza corre tra chi devia e chi resiste perché vuole vivere ed essere una persona “per bene”.  Se, alla fine, avranno fatto capire l’importanza di spazi a misura di idea creativa, qualora dovessero lasciarli alle istituzioni senza rinunciare a viverli e frequentarli, sarebbe un grandissimo risultato. Loro lo sanno, e, nel frattempo, vanno avanti, con atteggiamento costruttivo ed ammirevole. Non entrerò oggi nei dettagli della sfera burocratica intricata di questi beni passati dalla Marina Militare al Demanio e poi finiti nella lista intermedia delle custodie pubbliche in vista di valorizzazioni e dei frazionamenti delle proprietà. C’è tutto il 2015 a disposizione, ora basta così.