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#LaTarantoMigliore e la “Protezione Civile dal Basso”, prima del Coordinamento sull’Emergenza Profughi

Le cronache dal 10 al 25 giugno 2014 su Nuovo Quotidiano di Puglia

Essere giornalisti ed essere umani. Quando il tuo sguardo si incrocia la prima volta con i migranti ed i profughi della tratta degli scafisti, finiti nei barconi della speranza scappando dalla povertà di area subsahariana, dalla corruzione libica o dalla guerra siriana, i tuoi occhi umani testimoniano nella parola scritta quanto hai osservato, visto, verificato.

Sono occasioni spartiacque, punti di non ritorno. Perché tu entri in contatto con l’emozione, se un cuore ce l’hai e batte ancora.

Oggi, nel mio blog, vorrei fissare alcuni momenti e frammenti, della me, persona e giornalista, alle prese con questo racconto di vite ed esodi.

E sento il bisogno di farlo, perché il web fa viaggiare i contenuti velocemente e perché, ancora una volta, Taranto, è rimasta sola a fronteggiare un’emergenza, nel silenzio dei più grossi media nazionali.

Perdonate se ve lo dico con forza e con una punta di orgoglio: “La Taranto Migliore” ce l’ha fatta ed ha dimostrato un grande cuore. Non parlo di istituzioni, unità di crisi del Ministero dell’Interno o cabine di regia (intrappolate nella loro guerra fredda con l’Europa sulle politiche dell’immigrazione e sulle leggi sulla richiesta di asilo politico e protezione internazionale, studiate con l’effetto innegabile di lasciare solo sull’Italia, primo approdo, l’impegno del soccorso, grazie all’Operazione Mare Nostrum, e dell’accoglienza, grazie alla buona volontà del Sud Italia).

Parlo della gente, dei cittadini, dei volontari, protagonisti di un sistema virtuoso di “Protezione Civile dal Basso”, dai primi sbarchi di profughi a Taranto, oltre 4000 dal 9 giugno scorso. Con ormai cinque viaggi delle navi della Marina Militare dalle acque siciliane a Taranto, quando non si fermano ad Augusta, Palermo e Reggio Calabria.

Questa Taranto Migliore sta facendo più di quanto non fosse immaginabile nel mondo del volontariato. Lo Stato non ha ancora potenziato al massimo dell’efficienza il coordinamento.

Raccontare questa emergenza è stata una faticosa ricerca quotidiana. E, se ci ho capito qualcosa, devo ringraziare le decine di persone di buona volontà vicine ai migranti ancora a Taranto, sentinelle della loro permanenza e condizione, più di chiunque altro.

Il 9 giugno 2014, è arrivata la prima nave, seguita ad uno sbarco primaverile, isolato. Il giorno dopo, sarebbe uscito un mio articolo sul passaparola digitale e gli appelli dell’Abfo, centro polifunzionale di accoglienza alla Salinella, aperto stabilmente tutto l’anno a favore di senza fissa dimora e famiglie residenti del quartiere, ed in questo periodo in prima linea nell’accoglienza dei migranti.

La Palestra di Abfo

La Palestra di Abfo

Quella sera ho messo la prima volta piede al centro di accoglienza temporaneo del Palaricciardi, nello stesso quartiere, e sono andata a controllare la situazione in Abfo.

Al Palaricciardi, ho visto tante famiglie siriane ed avevo appreso della loro difficoltà a trovare vestiti occidentali ed a trovare un velo.

Il velo…già….quante volte l’ho odiato e mal digerito, quando approfondivo la cultura islamica. Ma, in quel momento, avevo in mente solo l’ansia di quelle donne, il bisogno di sentirsi rassicurate, non vivere altri traumi.

E mi sono ritrovata, proprio io, a cercare foulard di cotone e vesti a maniche lunghe, fresche.

Non era il momento del conflitto religioso. Era il momento di aiutare donne in difficoltà, di comprendere i loro bisogni, perché erano preoccupate per i loro figli, per il loro futuro di chi fugge dalla guerra della Siria e vorrebbe raggiungere il Nord Europa.

Servivano zaini, borse, intimo, e sentivi il bisogno di contribuire.

Palaricciardi, notte tra il 9 ed il 10 giugno 2014

Palaricciardi, notte tra il 9 ed il 10 giugno 2014

Palaricciardi, i profughi cercando qualcosa tra le donazioni dei benefattori

Palaricciardi, i profughi cercando qualcosa tra le donazioni dei benefattori

Chi era in prima linea, doveva esserci fino in fondo e raccontare, perché, a quella gente, nei primi giorni, non pensava nessuno, se non gli angeli tra i volontari.

La loro costanza ha trasformato quel tilt in un miracolo dell’accoglienza, prima dell’avvio del coordinamento istituzionale.

Giorno dopo giorno, solo raccontando le disfunzioni, è stato possibile dare un contributo al miglioramento della macchina dell’emergenza, a partire dalle valutazioni sanitarie a bordo delle navi militari, fino al cordone sanitario in porto, alla mediazione culturale, al passo in avanti nella continuità assistenziale, alla registrazione dei volontari.

Tregua dopo il viaggio nei barconi degli scafisti, prima di riprendere il cammino per Svezia o Germania

Tregua dopo il viaggio nei barconi degli scafisti, prima di riprendere il cammino per Svezia o Germania

La Taranto Migliore, dei volontari, senza nessun interesse e rimborso di alcun genere, ha fatto un miracolo e merita solo la gratitudine dell’Italia intera. L’Italia istituzionale deve ancora ottimizzare il suo apporto a livello nazionale e di confronto con l’Unione Europea. E le domande sui bus organizzati verso Roma o Milano, di profughi senza scarpe, non vanno fatte a Taranto ed andrebbero al massimo rivolte al Ministero dell’Interno o alla sua rete di contatti in quelle città.

Oggi come oggi, si va avanti con centri di accoglienza temporanea: Palaricciardi, Baby Club e Corpus Domini, dove si trovano i minori non accompagnati, Spazi Caritas sparsi, in alcuni casi l’ex Mercato Ortofrutticolo dei Tamburi, e stabilmente, quando ha posti letto liberi, l’Abfo, Associazione benefica “Fulvio Occhinegro”.

Questa storia, la stiamo ancora raccontando e speriamo solo di capire se andremo avanti con comunicazioni sugli sbarchi un giorno prima o con una programmazione competente dell’accoglienza dei migranti.

il 12 giugno c'erano nello stesso centro di accoglienza provvisoria ancora siriani ed eritrei in massima parte

il 12 giugno c’erano nello stesso centro di accoglienza provvisoria ancora siriani ed eritrei in massima parte

Alcuni estratti delle mie cronache li troverete in fondo. Perché un punto della situazione era necessario. Su Facebook, molti volontari tarantini di Azione Cattolica, Agesci ed altri gruppi, usano l’hashtag #LaTarantoMigliore, involontariamente in sintonia con uno dei miei primi articoli sulla Taranto Migliore.

Si sta provando a lasciare traccia di immagini ed articoli di questa emergenza europea. L’ennesima, riversata in solitudine su una città meridionale. Capace, nella sua povertà economica, di mostrarsi incredibilmente ricca di animo e cuore. Tra poveri, ci si capisce e ci si aiuta e come dice una volontaria, nel suo secondo hashtag lanciato nei social #Tarantoisveryrich.

Quando il coordinamento migliorerà, forse saranno altre aree i punti di riferimento, chissà. Ad esempio gli ultimi profughi sbarcati il 24 giugno a Taranto, soccorsi da Nave Zeffiro, sono stati trasferiti a Brindisi.

Ecco perché, questi frammenti, sentivo il bisogno di cristallizzarli adesso.

Estratto del 10 giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

In bilico tra emergenza e quotidianità, mantenendo controllo ed equilibrio, con prontezza, altruismo e discrezione. Il Centro Polifunzionale di Solidarietà dell’Abfo, Associazione benefica “Fulvio Occhinegro”, ha dimostrato di “saper fare”, accogliendo altri profughi africani arrivati ieri, e “saper esserci nella vita di tutti i giorni”, confermando, proprio questo 10 giugno, dalle 20, una serata di screening visivo gratuito programmato: rivolto agli ospiti senza fissa dimora regolarmente assistiti, ai profughi nigeriani o sudanesi presenti. Il passaparola digitale rilanciava richieste di viveri e vestiti nel gruppo spontaneo di cittadini volenterosi, via facebook, denominato “Coordinamento Aiuti Taranto”, ed in tarda mattinata, dopo sbarco e smistamenti nelle strutture pre-allertate, i vertici dell’associazione avevano fatto i loro primi appelli attraverso lo stesso social network. «L’Associazione benefica “Fulvio Occhinegro” si occuperà dell’accoglienza di donne e bambini piccoli. Abbiamo bisogno di latte, biscotti, reti e materassi. Chiunque possa autonomamente portarli nella nostra sede in via Lago di Montepulciano 1, può farlo in qualsiasi momento. Capiamo la rabbia di molti per un’Europa assente, ma dimostriamo nei fatti che l’amore, quello vero, non conosce confini politici».

La serenità di chi è ben accolto in Abfo, a destra Fiorella Occhinegro

La serenità di chi è ben accolto in Abfo, a destra Fiorella Occhinegro

In serata, è stato inoltre rinnovato l’appello su: prodotti per l’igiene personale, generi alimentari aggiuntivi, merendine, tonno, salsa, biancheria intima femminile e maschile (taglie grandi), ciabatte e scarpe. A tentare la richiesta di asilo in Italia, sono di solito gli africani di area sub sahariana, invece i siriani non lo fanno. Vanno via il prima possibile e la “prassi” è delicata. Ed è la risposta dei migranti al rigore del Trattato di Dublino, contestato perché impone ai richiedenti asilo di restare nello Stato dove l’hanno richiesto (…) E, così, Fiorella Occhinegro descrive questi incontri indimenticabili: «George ha 26 anni, viene dalla Nigeria, i suoi amici lo chiamano Smiling George, perché sorride sempre. Nonostante tutte quelle cicatrici sul corpo, figlie di chissá quali torture di cui si rifiuta di parlare. Tobi ha 20 anni, lei invece difficilmente riesce a sorridere, ha perso il suo compagno nel lungo viaggio verso la libertà e tra qualche giorno nascerà la bimba che porta in grembo. E, poi, c’è Staton, 36 anni, dai modi sempre impeccabilmente eleganti, in Nigeria si occupava di calcoli strutturali. E, ancora, Blessing, Gloria, Maureen, Gaston, Experience, Peter, Destiny, per citarne solo alcuni dei 28 profughi. Dietro ai numeri, ci sono nomi e dietro ai nomi anime, con il loro carico di storie di guerra, sofferenza e privazioni».

I bambini si sentono a casa in Abfo

I bambini si sentono a casa in Abfo

Sarebbero 1400 gli ultimi sbarcati ed in gran parte andati via: «È umano che un numero del genere spaventi. Al di là delle considerazioni di natura politica sull’imperdonabile assenza dell’Europa, noi tutti siamo tenuti, in linea con la grande generosità che caratterizza il popolo tarantino, a non rimanere indifferenti ad una simile tragedia. Occorre sempre più la collaborazione di chiunque riesca a donare principalmente un po’ del suo tempo e del suo cuore» (…) Il centro si trova all’ex scuola Codignola della Salinella, dove, oltre alle attività sociali, si pensa a far giocare i bambini profughi, regalando loro un palloncino e ricordandosi la favola triste del film di Roberto Benigni “La Vita è Bella”, rifletteva Eleonora Occhinegro.

Estratto dell’11 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Il Pma

Il Pma

Non c’è alcuna emergenza sanitaria. Lo ha detto e ridetto ogni medico intervistato. E non ci sarebbe una minaccia specifica di malattie tubercolari africane in generale. Al Porto Mercantile, ieri, con il caldo della controra, c’era un imponente dispiegamento di medici ed infermieri, e, soprattutto, di specialisti di più malattie. Lo scopo era fare lo screening delle malattie temute, contagiose, nelle postazioni mediche avanzate e nel pronto soccorso in loco. E, con il triage, valutare in quale struttura eventualmente destinare i pazienti migranti. Il direttore della struttura di Malattie Infettive al Santissima Annunziata, Francesco Resta, era presente insieme ai colleghi di Medicina Interna e Generale: «Facciamo controlli su scabbia, varicella e malattie contagiose. La diagnosi dei pazienti infetti viene fatta in porto. Affinché nei centri di accoglienza vadano solo i pazienti sani (…) A mio avviso, c’è una leggenda metropolitana sulla presunta tisi siriana. Perché, tra i nostri pazienti ricoverati, riscontriamo aumenti di casi tubercolari specialmente in chi ha origini nell’Est Europeo. Dall’Africa, arriva una migrazione sana con scarse malattie contagiose».

Estratto del 12 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

(….) In attesa di pullman, treni, notizie di contatti in altre parti del nord. Nella precarietà di tempi ed orizzonti, la rete solidale ha provveduto subito a mettersi a disposizione, precedendo le autorità. Ai Tamburi, ieri mattina erano in pochissimi, all’incirca 16 africani, uomini, maggiorenni. A controllare, una volontaria di “Noi e Voi”, Ganxhe, albanese. Si preoccupava di chiamare il 118, se occorreva visitare alcuni ragazzi con apparenti problemi dermatologici. E le signore passavano li il tempo a portare focacce, latte, acqua, parlare, sentire racconti di chi ha perso le tracce di moglie e figlia o è stato torturato in Libia. I ragazzini hanno portato il pallone e tutto è finito in una liberatoria prova di abilità calcistica. I residenti non temevano le malattie e dicevano: «Ci compriamo la pomata».

Partita a calcio tra i bambini dei Tamburi ed i migranti accolti

Partita a calcio tra i bambini dei Tamburi ed i migranti accolti

L'ex Mercato Ortofrutticolo di via Orsini visto da fuori. In quel momento, era vietato entrare. Tuttavia, i migranti non sono reclusi. E la Carta di Roma fissa regole deontologiche per evitare la loro identificazione non per evitare le foto dei contesti.

L’ex Mercato Ortofrutticolo di via Orsini visto da fuori. In quel momento, era vietato entrare. Tuttavia, i migranti non sono reclusi. E la Carta di Roma fissa regole deontologiche per evitare la loro identificazione non per evitare le foto dei contesti.

(…) Al Palaricciardi, vengono mandate le famiglie di profughi siriani. Un luogo non nato con questo scopo, con i limiti del caso. Dove la gente aveva organizzato una specie di centrale operativa della “Bontà”, tra parrocchiani di Corpus Domini, Sacra Famiglia, Sant’Antonio, Concattedrale, scout dell’Agesci, con il controllo dei vigili urbani, esponenti di gruppi di Protezione Civile, pare di altri comuni.

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Il punto di raccolta era pieno di acqua, viveri necessari prima ancora dell’avvio della somministrazione istituzionale dei tre pasti al giorno, vestiti, scarpe, prodotti per l’igiene, dentifrici, farmaci, grazie alle raccolte spontanee di alcune farmacie, come Castellaneta, Ferreri e Quaranta. Spesso si rinnovavano gli appelli a portare foulard o vesti coprenti e fresche per le donne musulmane, borse, vestiti per bambini in età scolare, bottigliette e borraccette a loro misura, intimo femminile o maschile. Attraverso il gruppo facebook “Coordinamento Aiuti Taranto”, i cittadini si scambiano informazioni, mostrano momenti di gioco, con Azione Cattolica ed i nasi rossi di “Mister Sorriso”, chiedono l’aiuto di persone disposte a passare il loro tempo.

Ancora Palaricciardi

Ancora Palaricciardi

Mancano presidi di Guardia Medica fissa, il 118 non riesce a seguire tutti, ed i cittadini oltre l’automedicazione non dovrebbero andare. Una dirigente della Prefettura ha fatto un giro in tutti i centri. Non era autorizzata a fornire dichiarazioni, tuttavia le domande dei cittadini erano tante e si avvertiva l’assenza di un raccordo. Senza fornire il suo nome ha risposto di essere venuta a vedere come sono le strutture del Comune e di dover riferire al Prefetto.

I vigili urbani hanno aumentato i turni

I vigili urbani hanno aumentato i turni

In assenza di cabine di regia, la Prefettura, spiegava, “ha fatto riunioni” e si è dovuta accollare il problema di far sistemare le persone e stabilire il piano di distribuzione (esteso a Martina Franca, Grottaglie, Hotel). Unico punto di riferimento ufficiale, garantiva la dirigente, è Salam. Ong con mediatori culturali accreditati e volontari in tutte le fasi, dallo sbarco in poi.

Estratto del 13 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Cataldo Mignogna, mediatore culturale della ong "Salam"

Cataldo Mignogna, mediatore culturale della ong “Salam”

(…) L’unica associazione, ong, con un ruolo ufficiale è la “Salam”, una cinquantina di mediatori culturali, organici e volontari. La portata del problema aveva fatto supporre una loro presenza 24 ore su 24, tuttavia non è stato così in tutti i centri. Cataldo Mignogna ieri mattina era al Baby Club: «Noi dovremmo coordinare le attività durante gli sbarchi, con associazioni, vigili, Protezione Civile, Abfo, scout, ambulanze. Una guardia notturna non sarebbe prevista». Secondo i cittadini, ha prevalso, nei primi giorni, una sorta di autogestione organizzata di tutti i volontari in rete tra loro: «Abbiamo assistenti sociali, psicologi, interpreti, chi conosce le manovre di primo soccorso. Abbiamo un ruolo ma questo non significa poter trovare ognuno di noi, notte e giorno, nelle strutture. Da un lato è meglio ci sia la gente, io non so se la Protezione Civile o tutte queste pattuglie o altri sarebbero stati meglio. I migranti stanno sorridendo, stanno bene. Le persone sono state esemplari, è stato bello farli fare. La Prefettura ci ha affidato un compito ma è arrivata una nave al giorno, non una sola». Gli osservatori del gruppo “Praesidium” del Ministero dell’Interno a quanto pare non avrebbero fatto moltissimi sopralluoghi nei centri in questi giorni, forse solo all’inizio: «Io li ho solo intravisti». Molti si chiedono se la ong organizzi l’accoglienza dei profughi in partenza verso altre località: «No – assicura – non lo facciamo. Del viaggio a Roma si era occupata ad esempio la stessa Questura. Non ci sono procedure definite. C’è spirito di iniziativa. Noi abbiamo un ruolo di coordinamento in loco. I numeri sono elevati. Se avessimo saputo in tempo quando arrivano le altri navi avremmo organizzato prima tutto».

Estratto del 14 Giugno 2015, Nuovo Quotidiano di Puglia

La metafora ideale, del risveglio potrebbe essere “La quiete dopo la tempesta”, di Giacomo Leopardi, laddove lunedì era iniziata la “quattro giorni” di emergenza profughi. Il coordinamento dell’accoglienza è iniziato, realmente, ieri. Dopo la riunione straordinaria in Prefettura dell’altro ieri sera, con le associazioni referenti in tutta la provincia, tra mediatori culturali o gestori di centri di solidarietà: Abfo, Babele, Noi e Voi, Salam. Tanti, si chiedono perchè non siano state messe a disposizione l’ex Saram dell’Aeronauitca o il Maricentro, con docce, dormitori, mense, o l’Ospedale Militare. Andrea Occhinegro, dell’Associazione Benefica in memoria di suo padre Fulvio, oltre a condividere le stesse istanze, si interroga: «Come mai il Ministero dell’Interno ha deciso di inviare tre navi, di seguito, e non una sola, con poco preavviso, a Taranto? La città ha fatto miracoli. Ci è andata bene, stavolta». Le condizioni dovevano essere note in partenza, insomma. Attualmente, si continua a non avere certezza del giorno o dei giorni dei nuovi arrivi. (…) L’esemplare centrale operativa della “bontà”, di questa “Taranto migliore”, resta nel ricordo di chiunque abbia offerto il suo contributo. Polizia Municipale e Protezione Civile Provinciale, in coordinamento con la Prefettura, stanno via via riorganizzando tutto. I vigili urbani controlleranno, insieme ad associazioni di mediatori e volontari accreditati e censiti. Alle associazioni di mediatori coordinatori spetteranno solo interpretariati e orientamento nelle richieste di asilo, non la gestione totale dei centri. Nei quali le responsabilità, specie in quelli straordinari, restano “esclusivamente” comunali. In tema di custodia di minori, ancor meglio di turni di notte, la vigilanza spetta solo al personale incaricato dei comuni e della loro rete accreditata di servizi sociali ed all’adolescenza. Non dovrebbe più accadere di dover sperare nella disponibilità di persone di buona volontà e coscienza, come è capitato le notti scorse. Il Presidio Medico fisso, se ci saranno nuovi arrivi, si preannuncia vitale. Nel frattempo, i medici dell’Asl avrebbero iniziato visite periodiche insieme a medici volontari, prescrivendo terapie e farmaci e alleggerendo la responsabilità dei cittadini sull’automedicazione.

Estratto del 15 giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

(…) Saranno una quarantina, alla struttura di via Delle Cheradi, nei pressi di via Campania, dove c’è il “Baby Club”. Sono adolescenti o quasi maggiorenni. Qualcuno ha cominciato a dire di essere già maggiorenne. Si capirà se è vero o no, nei tempi opportuni e possibili, se non saranno andati via. I volontari si aggregano attraverso due gruppi facebook e, indicando le proprie generalità, si mettono a disposizione dell’associazione coordinatrice, “Salam”, e degli assistenti sociali del Comune al quale spetta la gestione del luogo. Vorrebbero passare molto tempo, con i loro amici, e vorrebbero maggiore apertura nei confronti di chi, i primi giorni, in assenza di coordinamento, aveva fatto tutto, d’istinto, con il cuore. La tv è stata procurata con il passaparola e le partite dei “Mondiali di Calcio” sono un’occasione di confronto, divertimento, sportività, dialogo interculturale. Aver trovato interessi in comune aiuta ad aprirsi, raccontarsi, e capire quale tipo di percorso ha in mente chi ha lasciato i Paesi subsahariani alla ricerca di fortuna, a volte con il pensiero rivolto alle famiglie a casa, altre abbandonando volutamente il proprio passato, chissà. Sicuramente, non vogliono stare con le mani in mano, vogliono realizzarsi, essere indipendenti, coronare il loro sogno. Ora, qualcuno deve capire quale sia. E la sfida sarà proprio attivare una comunicazione e suggerire la migliore delle integrazioni, nel tessuto sociale europeo più idoneo alla loro voglia di emancipazione. Affinchè fughe allo sbaraglio non vadano ad avvantaggiare gli sciacalli sfruttatori del prossimo.

Il Baby Club

Il Baby Club

I volontari hanno portato le cartine geografiche, spiegando in quale parte del Mondo sono finiti, hanno iniziato ad insegnare l’italiano, stanno cercando di raccogliere film in dvd e dizionari con frasari italo/inglesi. Tra di loro, molti dell’Azione Cattolica Giovani, di Mister Sorriso, degli Scout dell’Agesci, cittadini, mamme, persone altruiste ed umane, fino a poche ore fa preoccupate solo all’idea dei loro “amici” siriani nelle sale d’attesa della stazione ferroviaria di Milano. Ieri sera, aspettando la partita di “Italia/Inghilterra”, gli stessi ragazzi volontari avevano procurato bandiere tricolore ed i primi a sventolarle felici erano i giovani africani. «Sono più presi ed emozionati di noi – esclama in un post su Facebook un volontario, Luca Micelli – e non vedono l’ora di vedere in azione il loro idolo: Balotelli!!».

Estratto del 16 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Molto rumore…per tutto, potremmo riassumere. Ovvero, se i volontari non avessero fatto molto rumore, probabilmente non si sarebbe saputo cosa rischiava di accadere sabato sera al Baby Club dove si trovano i minori migranti non accompagnati sbarcati la scorsa settimana e, soprattutto, non si sarebbe scongiurato. Dal giorno della prima partita dei Mondiali di Calcio, i volontari avevano fatto in modo di assicurare una postazione tv, fosse in streaming o con decoder digitale, a favore di questi ragazzi africani. Ci sono subito riusciti e immediatamente lo sport, giocato, discusso, guardato, sognato, è diventato il forte e formidabile aggregatore dell’integrazione culturale già iniziata grazie alla ostinazione di tanti gruppi di buona volontà. E, così, il 14 giugno era tutto organizzato come nelle migliori serate all’italiana: chi aveva ordinato le pizze per tutti quanti, chi doveva andarle a prendere, chi doveva attendere il momento di questa notte magica “inseguendo un gol” al centro di accoglienza sventolando tricolori e imparando l’italiano in un’altra prospettiva, ludica. Intorno alle 21, orario approssimativo, un difetto, presumibile, di comunicazione, tra chi ha l’incarico di controllare la struttura di sera, quando vanno via gli assistenti sociali magari, ad esempio i vigili urbani, in rete, nelle ore diurne con i mediatori culturali, in seguito a disposizioni della Prefettura, deve avere provocato un disguido organizzativo. Fino a spingere i volontari ad allontanarsi, fuori, spegnere la tv, annunciare di aver deciso di annullare la serata televisiva e dover autorizzare al massimo 4 persone a rimanere la notte. Provate ad immaginare la scena. Le mamme, i volontari, gli scout, l’azione cattolica, fuori ed i ragazzi africani, ormai diventati loro amici, tristi, disorientati, perchè non riuscivano a capire cosa stesse succedendo. Un momento prima gioia, un momento dopo un divieto incomprensibile. Si temeva, in questo modo, di poter spingere qualcuno di loro alla fuga. I primi approcci, delle prime due settimane di permanenza, sono i decisivi, è questo il momento spartiacque. O si inizia l’integrazione nell’accoglienza o si fugge e si va a finire in mano di sfruttatori e malavita. O si tesse un dialogo, comprendendo sogni e talenti, o si allontanano questi ragazzi verso l’ignoto. E non è certo una preoccupazione apprensiva. Si tratta, invece, del frutto di anni di studi ed osservazioni del fenomeno di Lampedusa, finito in una utile guida psicosociale per operatori impegnati nell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, ad opera di Terre Des Hommes Italia, scaricabile on line liberamente, e gratuitamente, presentata nei giorni scorsi. Il buonsenso ha prevalso, la serata ha ripreso la giusta piega ed è stato un trionfo di gioia, inni, sorrisi. Una volontaria ha mostrato il retro di una fotografia, dietro la quale i suoi nuovi amici, contenti, in qualche caso, dopo aver chiamato casa via pc tra l’altro, avevano scritto “Italian Friends, Taranto”. E, sicuramente, è il frutto di questa testardaggine di volerci essere ed opporsi ad una scelta ritenuta discutibile (….) Ed oggi questa comunità della “Taranto Migliore” gioisce dopo aver appreso del fiocco rosa in Abfo e della nascita di “Meraviglia”, 3 kg,08. La sua mamma, nigeriana, scampata agli abissi delle acque, l’ha messa al mondo in un porto sicuro. Immensa felicità tra chiunque in questi giorni abbia vissuto il suo tempo tra i centri di accoglienza.

Estratto del 17 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Pma, sbarchi serali

Pma, sbarchi serali

La postazione medica avanzata, sempre più simile ad un ospedale da campo al fronte, garantiva il cordone sanitario prima dell’ormeggio di Nave San Giorgio. Con 118, Croce Rossa Italiana, specialisti dell’Asl: casi critici pre-trattati, a seguire gli altri. Il comandante del 29° gruppo Navale, Massimo Vianello, ha fatto il punto, in banchina: «Le condizioni sanitarie sono abbastanza buone. C’è stato il solito screening a bordo. Quando arriviamo in porto contattiamo l’apparato sanitario locale. Qualcuno ha ustioni chimiche o dovute al sole».

Un vero e proprio cordone sanitario in porto.

Un vero e proprio cordone sanitario in porto.

Le operazioni di sbarco e smistamento sono finite tardi: 1205 totali, siriani e nigeriani, 151 minori, 127 donne, della quali 10 in gravidanza, due neonati. I problemi in questa lunga settimana ci sono stati dopo, quando profughi e migranti arrivavano nei centri di accoglienza e poteva intervenire solo il 118, oltre le sue competenze: «Non c’è stato un collasso, al massimo una difficoltà, affrontata in quanto noi dovremmo occuparci solo dei casi critici – diceva Battista Baccaro – qualche paziente potrebbe essere ospedalizzato, però non hanno segnalato casi particolari. Invece, l’Ospedale Militare non ha assolutamente comunicato intenzione di collaborare». I primi giorni, i volontari avevano a volte avuto problemi quando bisognava prendere decisioni sulla somministrazione di farmaci, frutto di donazioni. Ora, il sistema di visite si sarebbe affinato. Un posto medico fisso nei centri, al Palaricciardi innanzitutto, a quanto pare non sarà ancora previsto. Tuttavia, la continuità assistenziale della Guardia Medica sarebbe stata potenziata, spiegava ieri sera Silvia Sabato, sociologa e collaboratrice della Direzione Generale dell’Asl: «Abbiamo stabilito referenti in ogni centro e definito un protocollo operativo. Si è stabilito con Prefettura ed Asl di non chiamare eccessivamente il 118. Abbiamo lavorato con la Direzione Sanitaria e i direttori di distretto, Ronzino e Colacicco, i quali hanno mandato i medici a fare le valutazioni. In porto c’è ora un collegamento con i medici della continuità assistenziale». I volontari continuano a lanciare appelli a medici altrettanto volontari e l’Asl non lo scoraggia: «Fa stare in tranquillità. I volontari spesso hanno ansia. Il confronto aiuta. Il volontariato è sempre una grande risorsa, bisogna solo organizzare risorse umane e materiali. Le esperienze ci stanno facendo migliorare. Noi avevamo già predisposto l’assistenza di ginecologi consultatoriali». In corso, il censimento di attività, ricoveri e patologie: «Registreremo gli interventi fatti. Individueremo tipologia, accessi al Pronto Soccorso, collegamenti con il centro ustionati di Brindisi. Abbiamo tamponato quanto abbiamo potuto».

Estratto del 18 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Una innovazione sta nel potenziamento, in via Acton 77, al Comando di Polizia Locale, del Centro di Raccolta di generi alimentari, acqua, latte a lunga conservazione, latte in polvere, omogeneizzati, pannolini, prodotti per l’igiene. Di norma, cittadini e benefattori potranno consegnare le forniture dalle 9 alle 13 nei giorni feriali, eppure i volontari dovrebbero poter favorire le consegne in altri orari. Il Centro di Raccolta è in rete con i Centri di Accoglienza e smista l’occorrente. Gli appelli spontanei proseguono, quando c’è un contatto diretto o si comunica nei gruppi fb. Ieri, nel primo pomeriggio, i volontari della Protezione Civile, del Ser, Servizio di emergenza radio, e gli scout dell’Agesci stavano inventariando i vestiti donati.

Scout dell'Agesci al Punto di Raccolta di via Acton 77

Scout dell’Agesci al Punto di Raccolta di via Acton 77

Nella città, sono comparsi messaggi sui display luminosi con le indicazioni sulla raccolta. Alessio, Protezione Civile Arcobaleno di Statte, in mezzo agli scatoloni, provava a fare una sintesi: «Roba invernale non ci serve. Siamo pieni e la stiamo spostando. La Polizia Municipale, tramite radio, ci chiede dove portare i vestiti e noi smistiamo. Siamo già qui alle 8 e diamo una mano fino alle 19.30».

Tabelloni in tutta la città

Tabelloni luminosi in tutta la città

Un numero dedicato non c’è e vale lo 0997323204 della centrale radio. Quanto non verrà donato, verrà acquistato e rimborsato, pare, a livello ministeriale. Durante la visita al Comando, si apprende dell’aumento dei migranti al Palaricciardi, tutti uomini adulti, nonostante non fosse stato comunicato. E si può ipotizzare una ragione. Alcuni di loro, verrebbero suddivisi in base ad altri criteri e, spesso, sentirebbero il bisogno di ricongiungersi ad amici o persone della stessa nazionalità o chi nel viaggio ha instaurato con loro un legame. E, così, presumibilmente, si spostano tra i centri di accoglienza autonomamente, cercando amicizia in terra straniera. Al Palaricciardi, alla Salinella, ora c’è un’infermeria, ci sono i contatti dei medici di Guardia Medica e dei medici volontari. Altri volontari hanno sistemato i viveri della colazione sugli scaffali, da rimpinguare insieme al cibo a lunga conservazione. Il menu dei pasti comunali continua a non essere sempre adatto. Sembrerebbero portate da “ospedale” e non si riesce a tenere conto delle necessità. E la mente corre alla gioia dei ragazzi di via Delle Cheradi – tra chi è già partito verso le case famiglie o affidatarie, o chi è appena arrivato – quando arrivavano le donazioni di casse di frutta fresca, in mancanza dei succhi di frutta. Sotto gli spalti, il magazzino ha preso il posto di un dormitorio spontaneo di alcuni migranti. I materassi sono foderati con lenzuola monouso, ci sono i cuscini. Lia Mercorella, volontaria della Protezione Civile Ser, racconta di essere stata designata come responsabile di questo centro temporaneo ed assicura l’ottimizzazione dei turni dei volontari ai quali si chiede una registrazione. Ad una parete, è affisso uno schema della rete di contatti. Mario Fasano, scout dell’Agesci, è li dai primissimi momenti. Ha notato le differenze culturali ed ha cercato il modo migliore di relazionarsi con tutti, apprezzando la loro gentilezza. C’era ancora bisogno di scarpe dal 41 in su, o meglio ciabatte estive, non certo i mocassini invernali e chiusi, rimasti nelle buste, oppure vestiti estivi, taglie 44, 46, 48. Quando non c’erano i mediatori, era difficile spiegare perfino gli orari dei treni a chi parlava solo in arabo. E le scout iniziavano a disegnare orologi sperando di farsi capire con le linee. La partita di calcio improvvisata fuori era stata un successo. Si tentava di portare una radio, inventarsi animazione, sistemare una tv. E si notava il loro bisogno di comunicare con l’estero.

Estratto del 19 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Nella cultura africana, si è “fratelli”. E chi ti accudisce è una “mamma”. Sofferenza maggiore si prova quando vanno via i minori non accompagnati del Baby Club. Non possono restare a lungo nel luogo della mediazione culturale delle prime ore di transito ed accoglienza iniziale. Il momento di partire arriva subito, insieme alla paura di non ritrovare la stessa atmosfera. L’Associazione Nazionale Famiglie Affidatarie starebbe interagendo con la Prefettura, allo scopo di inserire ed integrare stabilmente i ragazzi. Presumibilmente, puntando a permessi di soggiorno per affidamento. Appena si conosce la destinazione dei minori non accompagnati e richiedenti asilo, bisognerebbe, in teoria, mantenere il riserbo, e farlo capire a chi resta un adolescente o quasi maggiorenne impaziente come chiunque alla stessa età. Una stabilizzazione va cercata il prima possibile. Affinchè questi ragazzi possano sentirsi rassicurati e sostenuti nel motivo del loro lungo viaggio verso l’emancipazione. Il rapporto con le altre culture dovrebbe rientrare in un percorso di formazione, a settembre, pare dell’Asl, rivolto ad operatori di settore, utile e coerente con l’esigenza di confrontarsi su migrazioni e minori stranieri non accompagnati, in gergo tecnico “msna”. Ieri, in via Delle Cheradi, qualche volontario dell’Azione Cattolica Giovani continuava ad insegnare l’italiano ed imparava a rispettare l’esigenza di fare una pausa e pregare il corano. Qualche altro, si informava su cosa servisse ad una giovane, incinta, con tanti sogni e voglia di migliorarsi. Ed un giovane egiziano, arrivato minorenne, ora maggiorenne e regolare, è tornato ad aiutare i loro amici nelle traduzioni, ricambiando il bene ricevuto. «I responsabili associativi, vicariali e parrocchiali – si leggeva in una nota della presidenza diocesana – hanno sollecitato la partecipazione e tutti si sono subito lasciati coinvolgere, dai singoli aderenti a gruppi interi: compagnia ai bambini e ai ragazzi, pulizia e sistemazione delle strutture adibite all’accoglienza, rifornimento e smistamento di vestiti e generi di prima necessità. Siamo impegnati anche nel fondamentale compito di riuscire a creare rete con le altre Associazioni, i Movimenti, le Istituzioni, che si prendono cura e si spendono in questa emergenza».

Dialogando in serenità, i volontari di Azione Cattolica hanno appreso queste storie e le hanno divulgate via Facebook. Fonte: Luca Micelli.

Dialogando in serenità, i volontari di Azione Cattolica hanno appreso queste storie e le hanno divulgate via Facebook. Fonte: Luca Micelli.

All’ex Mercato Ortofrutticolo di via Orsini, mentre i volontari provavano a proporre di mettere in funzione il televisore donato nei giorni scorsi, tutti gli ospiti sono partiti con i pullman privati organizzati, verso altre destinazioni, forse non distanti. Probabilmente, perché, siccome i materassi sembravano adagiati solo a cielo aperto, essendoci poco spazio negli interni, il maltempo scoraggia l’idea di prolungare l’accoglienza in queste giornate di allerta meteo.

Estratto del 20 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

L’altro ieri, a livello ministeriale, è stato firmato e sottoscritto un accordo tra Ministero della Salute e Stato Maggiore della Marina, spiegato in una nota della Marina Militare: «Dal prossimo 21 giugno (domani, ndc), personale sanitario del Ministero, con specifica formazione per la gestione delle problematiche quarantenarie, che competono direttamente allo Stato, sarà stabilmente a bordo delle unità navali che partecipano all’operazione Mare Nostrum al fine di effettuare le operazioni di controllo sanitario già prima che i migranti arrivino nei porti italiani ed utilizzando il lasso di tempo che intercorre tra il recupero e l’arrivo in porto. Il Ministero della Salute prosegue nell’opera di rafforzamento del dispositivo di sorveglianza sanitaria nei confronti di potenziali rischi infettivi connessi ai flussi migratori ed ha avviato questa iniziativa volta rispondere in maniera efficace all’incremento numerico delle persone da controllare. Si opererà così per la prima volta una proiezione in mare degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera del Ministero della salute. Medici, ed altro personale sanitario della Marina Militare imbarcato sulle stesse unità, continueranno ad effettuare gli interventi sanitari curativi che si rendessero necessari. L’operazione contribuirà ad elevare ancora il livello di tutela dei cittadini residenti nel nostro Paese e quella dei migranti stessi». La vita nei centri di accoglienza prosegue in una dimensione parallela: Abfo, Palaricciardi, spazi della Caritas, Baby Club e Corpus Domini dove si trovano i minori non accompagnati e starebbero aumentando, specie nel secondo centro con quella destinazione, pare, le presenze di volontari. Dalla Salinella a Paolo VI, si cerca di contribuire alla primissima accoglienza, transitoria, ed ai primi passi dell’integrazione. Fase nella quale l’importante è far riposare questi profughi, informarli sui loro diritti, cercare famiglie e comunità se sono minorenni non accompagnati, inventarsi occasioni di formazione, insegnare la lingua e mostrare perfino ai ragazzini come si allacciano le scarpe, se non avevano mai visto niente del genere in vita loro. Giorno dopo giorno, migliorerebbe, a piccoli timidi passi, la collaborazione sinergica in rete tra centri e punto di raccolta. L’improvviso abbassamento delle temperature ha, imprevedibilmente, fatto tornare utili le tante magliette invernali o a manica lunga donate la settimana scorsa e conservate in via Acton 77. E comincia ad esserci, tra i volontari stabili, chi dibatte sui menu dei pasti comunali, ritenuti inidonei all’alimentazione di adolescenti.

Estratto del 21 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia, il giorno dopo “La Giornata Mondiale del Rifugiato)

«La situazione di emergenza – ha dichiarato Barbara Gambillara, Consigliera di Parità e Pari Opportunità, altra promotrice – mi ha messo in difficoltà. Non sapevo se mantenere il programma. Un ringraziamento alla città. Sulle spalle della solidarietà dei cittadini è ricaduto molto impegno. Non eravamo preparati. Una mole di volontari di fronte a questo scenario si è rimboccata le maniche». Una docente di “Diritto e Religioni nei Paesi del Mediterraneo” all’Università di Bari, Mariarosaria Piccinni, ha parlato di interculturalismo: «L’approccio giusto è interculturale. Bisogna trovare spaccati comuni, considerare l’altro parte integrante della nostra identità, con comprensione e rispetto reciproci». Senza cambiare le leggi italiane, un buon legale sarebbe in grado di codificare alcuni istituti islamici, ad esempio la “kafala”, quanto corrisponde in chiave diversa alla nostra adozione, o i diritti delle donne diventate mogli in condizione di poligamia, con una dote, la mahr, inquadrando e declinando alcune situazioni particolari nelle quali si potrebbero venire a trovare nel nostro diritto. Le tante Islam di oggi, poiché non esiste un’unica dottrina, sono state paragonate all’Italia dei primi decenni del secolo scorso, quando non c’era la cultura di oggi: il parallelismo sarebbe tra passato italiano e presente dei paesi con diffusa cultura araba. Francesco Niglio della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, ha definito la scabbia una malattia normale, non trasmissibile con strette di mano, ed in generale invitava a non creare allarmismi su malattie non importabili ed a far seguire gli aspetti sanitari in modo professionale. La gestione dei problemi di salute della donna islamica, inoltre, nei primi momenti di approccio in terra straniera, secondo i mediatori culturali deve tener conto della difficoltà a farsi visitare se il medico è uomo. Simona Fernandez, direttrice dello Sprar di Martina Franca e referente di Salam, con la tutela dei minori del Baby Club e incarichi di mediazione culturale e coordinamento dei volontari, ha provato a fare una sintesi della settimana: «Quando ci è stato detto della prima nave, con 1500 persone, abbiamo pensato ad uno sbarco. La Marina non dava notizie. La riunione si è svolta alle 13 della domenica pomeriggio, i migranti arrivavano alle 8 della mattina dopo. La Marina non aveva a bordo le ciabatte. Il Comune ha trovato e comprato 400 paia di scarpe. Ad una settimana di distanza, c’è una situazione differente, una destinazione precisa dei minori. La presenza dei vigili è costante. E tutti i centri mandano dispacci al punto di raccolta di via Acton 77». Si evidenziano le “luci”, nell’impegno dei volontari nell’animazione, e le “ombre”: «I ragazzi dicono di essere stati trattenuti dalla polizia libica, torturati, tenuti in schiavitù se volevano pagarsi il viaggio. Le ragazze nigeriane raccontano di essere state costrette a prostituirsi, chiuse nelle case se volevano mangiare e bere». Ancora, i pochi mesi di gravidanza di una o più ragazze eritree farebbero pensare a problemi di tratta e richiedono indagini aggiuntive. A nome dell’associazione “Babele” di Grottaglie, Angela Todaro, rilevava l’inidoneità dei centri di accoglienza utilizzati, come il Palaricciardi o il Mercato Ortofrutticolo, e fa pressioni sulle istituzioni: affinché si utilizzino le caserme, coinvolgano le associazioni impegnate nell’ultimo decennio nell’accoglienza dei rifugiati, la Prefettura convochi un consiglio territoriale.

Estratto del 22 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Gioia e lacrime, hanno in comune le stesse figure esemplari. Sono i volontari, questo motore. Un attimo prima, animatori, un attimo dopo soccorritori, nei centri di accoglienza temporanea di Taranto. Questo sabato, è stato davvero emblematico. Chi ha ricevuto i sorrisi di Franco Scialpi, un capo scout del gruppo Taranto 2 della parrocchia del Sacro Cuore, ha chiesto di assistere al suo funerale, nel pomeriggio, nella stessa chiesa. Noto nell’Agesci, aveva prestato servizio in questa settimana di emergenza, in tutti i centri di accoglienza. Aveva fatto parte di quella “Taranto Migliore”, della quale tanto si parla nei social network. Un infarto l’avrebbe colpito l’altra sera, dopo aver visto la partita al Baby Club, con tutti i ragazzi africani e gli altri volontari, grazie all’allestimento delle postazioni televisive, solo ed esclusivamente in virtù della caparbia dei volontari di turno. Una delegazione di questi adolescenti, quasi maggiorenni, minori non accompagnati, ha chiesto di poter essere accompagnata in chiesa, a partecipare al momento di raccoglimento, in nome di un sentimento più grande, l’amicizia. Alcuni di loro erano certamente musulmani. Tuttavia, ad unirli c’era la gratitudine, dopo aver ricevuto strette di mano, sorrisi, mai scontati. L’integrazione è questo. In contemporanea, altri microcosmi di queste anime migranti festeggiavano la festa di compleanno di una giovane in dolce attesa, bisognosa di amiche, molte delle quali del gruppo giovani di Azione Cattolica, oppure meditavano sulla visita dell’arcivescovo, Monsignor Filippo Santoro: «Molti di loro sono musulmani – racconta l’Arcidiocesi in una nota – ma hanno voluto conoscerlo e pregato insieme ai loro coetanei cristiani. L’arcivescovo ha donato immaginette di papa Francesco e rosari colorati, ha scambiato qualche parola con i ragazzi che gli si sono avvicinati, si è prestato a delle fotografie ricordo». E non è tutto: «Poi, un Padre nostro recitato ciascuno nella propria lingua, prendendosi per mano, ed una benedizione speciale su ciascuno. Il vescovo ha visitato la struttura e gli è stato spiegato quali attività vengono svolte dai volontari, a partire dall’insegnamento delle prime parole in lingua italiana, fino all’animazione ed ha chiesto di poter essere invitato nei prossimi giorni a momenti di condivisione fraterna» (…) Il censimento è giornaliero ed avviene prima di comunicare al Comune il numero dei pasti. Nonostante, sia vero “gusto”, quando arrivano le casse di frutta fresca, specialmente le mele, donate nei centri, e non nel punto di raccolta unico di via Acton 77, accolte come il più prelibato dei regali. Il resto, appello dopo appello, viene rifornito, al punto di raccolta dei vigili, in Abfo, nei centri Caritas. Punti deboli: acqua e scarpe. L’acqua, perché occorrerebbero bottigliette piccole, invece arrivano le confezioni risparmio di acqua minerale grandi e vengono aperte e lasciate, oltre a non essere adatte ai bambini quando ci sono. Le scarpe, perché i ragazzi africani vanno avanti con ciabatte piccole ed avrebbero bisogno di scarpe vere, estive, allacciate, da tennis, del loro numero, dal 41 in su, in grado di sostenerli nel viaggio. Sono vittime di tratte, salgono sui barconi con il minimo indispensabile, e le scarpe, se ce le hanno, le perdono, oppure potrebbero essere state cestinate in caso di controlli su igiene e sicurezza a bordo, in “Mare Nostrum”. Ecco perché si ritrovano a mettere piede in terra straniera scalzi o con ciabatte fornite a bordo o appena in porto. La vita nei centri, procede, così, tra donazioni di frigoriferi, gare di solidarietà e chi prepara dolci. Il tam tam digitale ha raggiunto Fiorella Mannoia, la quale, nella sua pagina facebook, ha rilanciato il gruppo “Coordinamento Aiuti Taranto”, in segno di rispetto: «Anche questa è l’Italia».

Fiorella Mannoia, recentemente fotografata al Primo Maggio di Taranto.

Fiorella Mannoia, recentemente fotografata al Primo Maggio di Taranto.

Estratto del 24 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Dimezzato il numero di migranti africani ed asiatici al Palaricciardi. Stanno partendo soli con i treni o con pullman organizzati. Logisticamente, è sempre meglio e non sempre peggio. E, questa, come si dice, è già una cosa. Il peso del maggiore impegno, riscontrabile nella dimistichezza, è sui volontari autorizzati e registrati nelle liste di un coordinamento gradualmente migliore, perfettibile. Gli scout dell’Agesci passano il grosso del tempo in questi centri. Tuttavia, siccome non è mai stata lanciata un’emergenza al massimo livello, i gruppi di zona non hanno sospeso i programmi estivi e si interrogano su come andrà avanti l’accoglienza quando dovranno partire nelle prossime settimane. Chi è rimasto, tra migranti, sembra essere a suo agio, gioca a pallone e pallacanestro, sorride. Eppure, non tutti sono allegri. In tanti, sarebbero arrivati in Italia con i barconi degli scafisti, sulla scia di inganni, plagio e disinformazione, nella convinzione di poter usufruire di diarie giornaliere, di alcune decine di euro, ed essere assistiti nei primi tempi di ricerca di un lavoro. Chi non ha parenti con i quali ricongiungersi, al nord ed oltre il confine, sostiene di non aver capito quali siano i suoi diritti di potenziale richiedente asilo. Negli ultimi due giorni, volontariamente, l’Apostolato del Mare di Migrantes, con referenti stabili da anni nel centro di accoglienza dedicato ai marittimi, “Stella Maris”, di fronte al Molo San Cataldo, sta frequentando il centro della Salinella, celebrando messe in inglese e parlando con i migranti. La loro attività è rivolta ai marittimi ed a chiunque, straniero, abbia bisogno di assistenza in porto ed in una nuova città. Sicuramente, se aggiungiamo la Festa dei Popoli organizzata tutti gli anni, ha al suo interno competenze ed esperienze giuste.

La visita di Migrantes

La visita di Migrantes

Don Massimo Caramia e Marisa Metrangolo hanno avviato un dialogo con queste persone. E, senza dubbi, se questa emergenza dovesse confermarsi un programma di sbarchi a lungo termine, vorrebbero far parte di questa rete di mediazione interculturale e di accoglienza. Perché pochi mediatori attualmente coinvolti non riuscirebbero a gestire grandi numeri, e non solo agli sbarchi, in tutto l’arco di tempo di permanenza. Il cappellano si chiedeva se forse non sarebbe il caso di far capire a questi migranti, nei loro Paesi, prima della partenza, cosa potranno trovare in Italia, ed aiutarli a fare scelte consapevoli, in tempo.

(Nota di Sbloc) Quanto prima, ognuno di loro, inizierà la sua nuova vita, tanto prima questi groppi in gola diminuiranno nel loro futuro. Potrà accadere solo se la sosta in città sarà il più breve possibile. E chi ha seminato bene riceverà, forse, in futuro, in cambio, la gratitudine ed una visita inaspettata di questi nuovi italiani, appena saranno maggiorenni.

24 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

Minori non accompagnati in affido temporaneo. Fonte: Livia Chiatante.

Minori non accompagnati in affido temporaneo. Fonte: Livia Chiatante.

La luce dello stupore, non si dimentica. Quella luce, decine e decine di volontari l’hanno vista negli occhi dei minori stranieri non accompagnati, arrivati con gli sbarchi di giugno. Dietro quella definizione formale, ci sono naturalmente nomi, cognomi, origini, etnie, storie. Condivise tra di loro e non raccontabili in ogni dettaglio. In quanto, questi ragazzi si trovano nella condizione del richiedente asilo e del rifugiato e la loro identità andrebbe preservata il più possibile. Giorno dopo giorno, si è delineata la struttura di riferimento, ed è il baby club della “Tommaso Fiore”, in via delle Cheradi. E, via via, nell’approccio particolare necessario con questi ragazzi, sono state intensificate le attività di formazione, insegnamento dell’italiano, animazione, gioco, addirittura scoprendo le analogie tra la dama usata in Italia ed un gioco fatto in alcune zone desertiche dell’Africa subsahariana. Tra le nuove opportunità di incontro ed integrazione, nell’accoglienza, ora c’è l’affido del minore ad una famiglia richiedente o persone adulte, in caso di uscita dalla comunità e di temporaneo permesso. Fornendo generalità, documenti di identità, impegnandosi a riaccompagnare i ragazzi in sede all’ora comunicata, i volontari hanno potuto regalare a questi ragazzi momenti di conoscenza ed esplorazione fuori dal vecchio asilo, dove sono domiciliati provvisoriamente. Le mete possono essere a volte semplici, come passeggiate all’aria aperta, sul lungomare di Taranto, nelle vie dell’isola pedonale e dello struscio, oppure culturali. Il gruppo del quale faceva parte Livia Chiatante, ad esempio, ha pensato di guidare i ragazzi nel Borgo di Taranto e precisamente al Castello Aragonese ed in Villa Peripato. In un caso, hanno potuto vedere con i loro occhi le bellezze del nostro castello, sempre più visitato grazie ai turni di apertura. E questa possibilità ha riportato le risate in questi ragazzi arrivati in Italia dopo un lungo viaggio.

Partita di calcio in Villa Peripato. Fonte: Livia Chiatante.

Partita di calcio in Villa Peripato. Fonte: Livia Chiatante.

In villa, poi, è bastato avere a disposizione un pallone e subito è iniziata una partita di calcio. Questi ragazzi hanno in comune diverse storie. Molti di loro sarebbero nati in aree subsahariane, ci sarebbe chi ha studiato. Avrebbero lasciato la loro terra magari in cerca di fortuna, rimanendo bloccati in Libia a lungo. Le storie raccontate, in questi momenti di nuove amicizie, hanno molti aneddoti in comune. Si stanno instaurando forti legami. Eppure, Taranto è luogo di accoglienza temporanea. Non sarà la destinazione definitiva di nessuno di loro. E quando la mattina arriva la notizia di qualche partenza alla volta di comunità e case famiglia, augurandosi di poter presto ottenere l’affido definitivo nelle famiglie affidatarie con i requisiti, sono separazioni, magoni, tristezze.

Estratto del 25 Giugno 2014, Nuovo Quotidiano di Puglia

(….) Molti erano profughi siriani. Il capitano di fregata, Marco Antoniazzi, comandante di Nave Zeffiro, pronta a ripartire, in poche ore, se necessario, ha spiegato le fasi dell’ultimo soccorso dell’altro ieri pomeriggio: «L’evento si è svolto a circa 220 miglia sud est delle coste della Sicilia orientale. Il barcone era stato scoperto da un velivolo di pattugliamento. La mia nave era più vicina al barcone, in evidente sovraffollamento, senza dotazioni di sicurezza e salvagenti. Gli occupanti hanno attirato la nostra attenzione ed hanno chiesto soccorso. Erano molto disidratati, li abbiamo rifocillati. Potrebbero essere stati qualche giorno in mare ed essere partiti dalle coste del Mediterraneo orientale».

(….) A distanza, si notavano i nasi rossi di Mister Sorriso come i mediatori culturali ed ancora gli osservatori del progetto “Praesidium” del Ministero dell’Interno, si suppone (Croce Rossa Italiana, Oim, Save the Children, Unhcr, ovvero l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Fino ad oggi, i loro controlli li avrebbero fatti sostanzialmente in porto e nei bus, meno nei centri di accoglienza, dove sarebbero stati al massimo raramente intravisti, specie nei giorni di oggettiva “Protezione Civile dal basso” degli impagabili volontari tarantini, spesso soli a prendersi responsabilità di turni di notte nelle strutture, senza avere né voler chiedere un soldo.

(…) «La situazione è sotto controllo – raccontava il vice sindaco, Lucio Lonoce – probabilmente saranno gli alberghi ad ospitare i migranti. La decisione spetta alla Prefettura di Brindisi. Il giorno prima, alle 17.15, abbiamo fatto un incontro con le associazioni, i vigili e la Questura, in Prefettura a Taranto. Solo alle 22 abbiamo saputo in via ufficiosa dello sbarco di circa 300 profughi e la mattina dopo verso le 9.30 in via ufficiale. Va fatto tutto in meno di 24 ore. Con l’esperienza fatta, ci stiamo organizzando meglio. La chiamata della Prefettura può arrivare all’ultimo momento».

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