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Ho desiderato di salvarle con un gioco de “Il Silenzio” ma erano troppo brave

 

 

Auditorium Tarentum

Auditorium Tarentum

Era stato descritto come un monologo interiore a più voci, il primo spettacolo di teatro di narrazione civile e del reale rappresentato il 16 maggio scorso all’Auditorium Tarentum, riaperto recentemente a Taranto.

Monsignor Alessandro Greco, Alfredo Traversa, Riccardo Rossano direttore artistico del Tarentum, e si scorge Marina Luzzi addetto stampa del Teatro della Fede

Monsignor Alessandro Greco, Alfredo Traversa, Riccardo Rossano direttore artistico del Tarentum, e si scorge Marina Luzzi addetto stampa del Teatro della Fede

“Il Silenzio”, regia e messa in scena di Alfredo Traversa, produzione del Teatro della Fede di Grottaglie e di Traluco, doveva materializzare in una rappresentazione, con i canoni della drammaturgia, storie di monache di clausura, in vita in più monasteri italiani, raccolte in un’inchiesta di meno di due anni fa, di Giampiero Beltotto, “Silenzio Amico”, aggiornamento di un’indagine degli anni ’70. Ci sono stata e devo dire di aver provato un senso di oppressione, quasi rifiuto della vita claustrale.

Scena de il Silenzio

Scena de il Silenzio

Le due attrici sono state formidabili. Erano Tiziana Risolo ed Antonella Fanigliulo. Insieme, eccezionalmente, ad Alfredo Traversa al posto di Tano Chiari, nei panni di Giovanni Testori, nell’allestimento di Ciro Lupo con la scenografia di Mario D’Amico.

Nella scena gli attori nei panni di due suore e Giovanni Testori

Nella scena gli attori nei panni di due suore e Giovanni Testori

La vita di fuori scorre nei pensieri delle due protagoniste, donne e suore, suore e donne, a seconda di come si vuole pensare alla loro vita, al loro racconto. Il regista ha scelto di esaltare questa atmosfera evocativa e mistica e non creare contrasti con il modo di vivere, parlare, scandire il tempo, il linguaggio, di chi si avvicina a questa realtà con lo sguardo del giornalista o del filosofo. La scena più coraggiosa consisteva in diversi minuti di silenzio nei quali le due suore rappresentano la meditazione, un momento di teatro inserito nella materializzazione drammaturgica delle parole delle suore di clausura, nel quale la concentrazione doveva essere al massimo.

Antonella Fanigliulo e Tiziana Risolo tolgono i vestiti delle suore e metaforicamente tornano nei panni di attrici ed escono dai corpi delle storie vere raccontate

Antonella Fanigliulo e Tiziana Risolo tolgono i vestiti delle suore e metaforicamente tornano nei panni di attrici ed escono dai corpi delle storie vere raccontate

Alla fine della rappresentazione, il regista, Alfredo Traversa, ha chiesto al pubblico cosa aveva pensato in quei minuti di silenzio.

Alfredo Traversa interroga la platea

Alfredo Traversa interroga la platea

Io, con spontaneità, ho detto parte della verità. Avevo pensato al “Gioco del Silenzio”. Ed avevo pensato, anzi sperato, senza però confidarlo al microfono, in una risata liberatoria della due attrici, ed in un dissacrante “Abbiamo scherzato, non vogliamo rimanere in Clausura. Vogliamo tornare a vivere fuori”. Si, lo ammetto, tanto sono state brave Tiziana ed Antonella, tanto ho desiderato salvarle, portarle fuori, come se davvero fossero state monache. Nella speranza di monsignor Alessandro Greco, vicario della Diocesi, questo dramma teatrale, quasi documentaristico nel fine, se non nella sostanza, dovrebbe servire ad incoraggiare le vocazioni claustrali, ripensando alle Carmelitane Scalze di Poggio Galeso. Chissà…un fatto è certo, quel messaggio, quella visione, ha provocato in me quasi un rifiuto di quel mondo. E se dibattito e riflessione doveva esserci, questi sono i miei pensieri a briglie sciolte. Dopo la prima regionale a Taranto, “Il Silenzio” è tornato nelle carceri e, come ho concluso nel mio articolo pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia: “clausure imposte e volontarie si confronteranno suscitando meditazioni impensabili”.