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Mio nonno è morto in guerra al TaTA’. Il teatro canzone ti travolge nelle viscere. I valori della resistenza e dell’anti-dispotismo

L’italiano tradito. A tradirlo: il fascismo, la cattiveria umana, la guerra. “Mio nonno è morto in guerra” è uno spettacolo di teatro canzone storico, nel quale Simone Cristicchi racconta, toccando tutte le corde emotive, storie vere di italiani sopravvissuti alla seconda guerra mondiale o sopravvissuti nei racconti dei reduci. Uno di quei racconti era di suo nonno, Rinaldo Cristicchi, tornato a piedi dalla Russia, alla fine della guerra.

I riflettori del TaTA’ ai Tamburi di Taranto – nella stagione concertistica degli “Amici della Musica: Arcangelo Speranza” – alle pendici di quella “Vergogna Italiana” come lui stesso dipinge la storia recente connessa al caso Ilva, illuminano la scenografia con sedie vuote, eppure piene di parole e anima di chi ha tramandato ai posteri la sua testimonianza.

Ai lati, due musicisti.

Simone Cristicchi al TaTA'. Foto Carmine La Fratta per gli Amici della Musica

Simone Cristicchi al TaTA’. Foto Carmine La Fratta per gli Amici della Musica

Sul palco, narra come un cantastorie ispirato, fa satira impersonificando la macchietta di un italiano medio cinico e caricaturale, ti fa commuovere raccontando storie di partigiani, innanzitutto uomini e donne, sbattuti nella Risiera di San Saba ed a Dachau. O quando parla degli alpini con la metafora poetica di un fiore di montagna. O, ancora, della storia degli esuli di Pola, dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia, costretti all’esodo di massa dopo l’annessione alla Jugoslavia: odiati nella terra di Tito, perché italiani; malvisti in Patria, perché se andavi via da un Paese comunista dovevi essere fascista. Quando, invece….erano solo “italiani”, alla ricerca di una nuova casa nella loro vera Patria.

Storie di esseri umani e di anime, di chi ha capito l’orrore della guerra, dovunque l’abbia vista, vissuta, subita.

Storie di chi si è sacrificato sognando la Costituzione Italiana e la Repubblica, così offese nell’epoca moderna, laddove “il nemico non lo riconosci, è invisibile” non ha divise o casacche.

Simone Cristicchi racconta, recita, evoca, imita, canta ed emoziona, con il supporto di effetti speciali sonori e visivi.

Nello spettacolo, ci sono inserti video d’epoca, in bianco e nero, fra i quali la storia di chi ha trovato le bombe nei campi piemontesi ed ha conosciuto il dramma di un’arma in tempo di pace, perdendo un arto. E ci sono voci di reduci.

Sono storie di guerra, bombardamenti, deportazioni, fughe, di chi: fascista, vuole disertare; soldato, si sente tradito e usato dal nazi-fascismo; partigiano racconta la sua lotta.

Il messaggio è il bisogno di cambiare rotta e riportare la vita umana al centro del cammino, con valori di resistenza ad ogni dispotismo.

Sono aneddoti di chi è stato vittima della storia, di chi la guerra la vive dentro di se ogni giorno nel suo ricordo marchiato nelle viscere, e di chi ha voluto raccontare, tramandare, spiegare cosa era successo.

L’atto unico finisce con il rumore ruvido e legnoso delle sedie, sbattute ad una ad una sulla ribalta, affinché tutti possano riconoscere, in quel suono duro, l’urlo di storie da non dimenticare.

Simone Cristicchi al TaTA. Foto Carmine La Fratta per gli Amici della Musica

Simone Cristicchi al TaTA. Foto Carmine La Fratta per gli Amici della Musica

Uno spettacolo antifascista, dall’inizio alla fine, dove si narrano tutte le negatività del fascismo, da ogni angolazione del racconto. E, lasciatemelo dire, questo spettacolo, potrei giurarci, chi lo critica non l’ha mai visto.

Il meccanismo di “Mio nonno è morto in guerra” (libro e recital di teatro canzone con un titolo a doppio senso dove a morire è l’anima di chi sopravvive) è perfetto, senza alcun stonatura o caduta di stile, sotto ogni aspetto, registico, cantattoriale, musicale.

Assistendo il 18 febbraio 2014 alla rappresentazione di Taranto, in diversi momenti brividi di pelle d’oca e groppo in gola mi hanno travolto, come capita solo dopo una esemplare prova di cantattore e di teatro canzone, quando inspiegabilmente la tua anima di spettatore è diventata un tutt’uno con il racconto e l’ha vissuto dentro di se.

Dietro le quinte del TaTA', ai Tamburi, in quel momento, stava parlando con i colleghi Gianni Spada a destra, Alessandro Salvatore, a sinistra

Dietro le quinte del TaTA’, ai Tamburi, in quel momento, stava parlando con i colleghi Gianni Spada a destra, Alessandro Salvatore, a sinistra

Dalla pagine ufficiale di Simone Cristicchi, arrivando a Taranto: "Anni e anni di Tetris! In partenza per Taranto, questa sera "Mio nonno è morto in guerra" al Teatro Tatà.  Vi aspettiamo". Teatro tutto esaurito. Sold Out. Applausi a scena aperta.

Dalla pagine ufficiale di Simone Cristicchi, arrivando a Taranto: “Anni e anni di Tetris!
In partenza per Taranto, questa sera “Mio nonno è morto in guerra” al Teatro Tatà.
Vi aspettiamo”. Teatro tutto esaurito. Sold Out. Applausi a scena aperta. Fonte: https://www.facebook.com/SimoneCristicchiOfficialPage

E così a chi nelle città italiane senza aver mai visto questi spettacoli, lasciandosi condizionare da messaggi propagandistici e preconcetti, si presta ad imbrattare i manifesti, come è capitato in via Dante Alighieri, a Taranto, o a lasciare scritte sui muri con concetti simili, dico: vedeteli questi spettacoli di teatro canzone, prima di cedere all’ignoranza del pregiudizio e del preconcetto e rivedrete in Simone Cristicchi un formidabile cantattore e cantastorie di quei valori di antifascismo ai quali voi stessi sostenete di ispirarvi.

Messaggio comparso in Via Dante Alighieri a Taranto.

Messaggio comparso in Via Dante Alighieri a Taranto.

Onestamente, vedere un artista così bravo e profondo con la scorta delle forze dell’ordine perché il suo messaggio è stato travisato fa molta tristezza.

Informatevi, scegliete con la vostra testa, non con il copia ed incolla di chi non ha approfondito affatto.  

http://www.simonecristicchi.it/pagine.cfm?id=15&id_menu=15&teatro

 

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4 thoughts on “Mio nonno è morto in guerra al TaTA’. Il teatro canzone ti travolge nelle viscere. I valori della resistenza e dell’anti-dispotismo

  1. La mamma degli stupidi è sempre incinta. E anche la mamma delle persone banali. E le mamma di queste mamme, che guardassero la storia con un profilo nero o rosso, erano comunque tutte donne puerili. Non ho visto lo spettacolo e me ne dispiace, mi fido però di questo ragazzo e anche di chi ha commentato lo spettacolo. Brava!

  2. Conosco Simone da qlc anno e confermo tutto quello che hai scritto. Sono molto rattristata da ignoranza e pregiudizi. Probabilmente chi lascia queste scritte non cambierebbe idea vedendo lo spettacolo. Perchè non assisterebbe realmente, con gli occhi, le orecchie e il cuore… Chi scrive “nelle foibe c’è ancora posto” è semplicemente una persona ignorante e perfida. Probabilmente non capirebbe mai, perchè il cuore è talmente indurito dall’odio e dalla cecità… i crimini sono esistiti e continuano ahimè ad esistere perchè ci sono esseri che non sono umani.
    Tra le testimonianze pubblicate sul libro di Simone Magazzino 18 ce n’è più di una in cui gli esuli si dicono disposti a perdonare… mi è venuto un brivido. Io non ne sarei capace.
    Grazie per la bellissima recensione!

    • Prego e grazie a te. Si, chi è indurito resta della sua convinzione. E, quindi, magari, voglio ancora sperare in chi è solo “disinformato” e disabituato a verificare le informazioni. Spero in quel barlume di senso critico. E spero possano poter capire e pensare con la propria testa. Se almeno uno solo di loro capirà, sarà già un successo, una persona ragionevole in più al mondo…Ho preso il libro di Magazzino 18, lo leggerò quanto prima. In attesa di vedere lo spettacolo dedicato.

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