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In viaggio con Cecilia: Il Docu-film cristallizza un momento, lo paragona al Passato. Senza dare risposte al Presente.

Il tarlo nella mia mente si quieta vedendo la proiezione di “In viaggio con Cecilia” al Cinema Bellarmino di Taranto il 3 febbraio 2014. Mi picchiettava il cervello, quel tarlo, con domande sul messaggio di questo docu-film ed interrogativi su scopi e finalità. Ora, il groviglio della matassa comincia a sciogliersi.

Mariangela Barbanente, Cecilia Mangini, Massimo Causo

Mariangela Barbanente, Cecilia Mangini, Massimo Causo

L’ho vissuto come il viaggio di Cecilia Mangini, storica documentarista, insieme a Mariangela Barbanente, alla ricerca del germoglio della rassegnazione e della fine del sogno della rivoluzione industriale.

Il viaggio di chi a quel sogno ci aveva creduto e di chi a quel sogno vorrebbe dare una occasione di realizzazione.

Un viaggio di chi decenni fa era stata nella Taranto dell’Italsider e nella Brindisi del Petrolchimico a capire come stava cambiando il Sud sottratto alla povertà dell’agricoltura e dei braccianti.

Nella visione di Cecilia, l’Industria è la salvezza, è l’oro dopo il nulla è il punto di inizio di un’era alla quale nel suo inconscio lei resta legata.

E, quindi, questo docufilm, non racconta la Taranto del caso Ilva, la reazione dei cittadini attivi e degli ambientalisti, il senso di riscatto dei giovani in cerca di un futuro alternativo legato alla valorizzazione di radici e centro storico, la cronaca dei sequestri preventivi, i decreti Salva Ilva, le responsabilità del Governo nello stallo, il fermo delle bonifiche presunte, il dibattito sulle ecoalternative, il tentativo di farla rinascere questa città. Così come non racconta il tessuto sociale della Brindisi di Cerano o del Petrolchimico e dei contrasti della comunità brindisina.

Il filo conduttore del viaggio, simbolicamente iniziato su un ponte sull’Ofanto dismesso e non più utilizzato come una volta, costeggiando un parco eolico, è capire perchè quel sogno industriale si sia sgretolato, non perchè i territori hanno reagito contro quell’idea di economia inquinante ed ancora non a norma, mentre la Magistratura portava avanti le sue inchieste dopo innumerevoli esposti.

Una bellissima fotografia, con colonne sonore romantiche e malinconiche, le evocazioni dei documentari del passato, i parallelismi tra il passato ed il presente di chi era stato intervistato in quegli stessi documentari, sono il vero mordente del ritorno di Cecilia sulle sue orme: cercare chi c’era prima e chi c’è oggi, e provare a capire cosa sia successo al sogno operaio. Questo lavoro può essere compreso ed apprezzato solo se si coglie il senso ed il messaggio non storicizzabile come il punto sulla Taranto del presente.

Il viaggio di Cecilia è questo. Non è ancora storia. E’ la cristalizzazione di un momento nel quale i fatti dell’estate del 2012, del sequestro preventivo dell’area a caldo dell’Ilva, sono un imprevisto, un bivio non inizialmente calcolato.

La cronaca scivola via senza dettagli, senza titoli in sovraimpressione, senza far capire chi denunciasse ovvero i Cittadini Lavoratori Liberi e Pensanti, in contrasto con i sindacati confederali, senza focalizzare il significato dell’apecar o delle sagome del comitato “Verità per Taranto”, simboleggianti chi aveva perso la vita soprattutto a causa delle malattie.

Si racconta quanto Cecilia vede al suo passaggio, non quanto accade in tutte le sue sfaccettature. La sua è un’indagine su chi vive oggi in una città operaia e sui raffronti con il suo passato.

Si raccontano i disagi delle cozze inquinate al macero, non si raccontano i danni agli allevatori alla base dell’incidente probatorio e del percorso del Gip, Patrizia Todisco. La Politica aleggia senza esserci fino in fondo. Sotto la lente, specie le malformazioni congenite di Brindisi, meno i dati sulla mortalità a Taranto con i diversi studi presentati e perizie disposte dal Gip, chimica ed epidemiologica.

Nella ricerca delle risposte alle sue domande, Cecilia si chiede cosa pensino i giovani. Lo fa a Brindisi, senza spiegarlo precisamente. E la loro leggerezza delude la regista alla ricerca dei nuovi sognatori del domani.

Cara Cecilia….peccato, a Taranto avrebbe trovato tanti giovani reattivi e non inerti, tanti ragazzi pronti a sporcarsi le mani nelle battaglie civili, tanti guerrieri buoni coraggiosi.

Però, lungo il suo itinerario, non li avrà evidentemente incontrati. Le avrebbero dimostrato quanta gioventù in fermento a Taranto ha le ali tarpate e cerca lo stesso di reagire con la cittadinanza attiva e la collaborazione partecipata.

La città vecchia di Taranto compare silenziosa, fantasma, nel docu-film. I giovani reattivi di Taranto avrebbero saputo raccontarle come sognano di farla rinascere.

Penso al suo documentario come ad una testimonianza pregevole, capace di raccontare il suo punto di vista con grande poesia e carisma. Come chi oggi ci ha raccontato cosa ha trovato nelle tappe dello stesso viaggio di tanto tempo fa, alla ricerca delle sue risposte. Alle domande dei tarantini dovranno rispondere i nostri tempi controversi.

Le autrici con alcuni intervistati del Docu-Film

Le autrici con alcuni intervistati del Docu-Film