Sbloccati con Teatro, Musica, Cinema, Arti, Gusto

La voglia di albeggiare, al Festival dello Scorpione di Carosino, con il folk “rock del popolo” ed il brigantaggio intellettuale

Una irrefrenabile voglia di albeggiare ed imparare a ballare la pizzica e le danze popolari. Lo dico tutti gli anni. Non lo faccio mai. Però, fantasticare fa bene. E pensare al domani pure. Quindi, lo dico di nuovo, nell’estate del 2013. Cosa mai potrà succedermi? L’alba l’ho quasi vista, la pizzica non l’ho ballata. Eppure, mi ha travolto i pensieri, lo sguardo, le sensazioni.

Prime esibizioni del 17 agosto

Prime esibizioni del 17 agosto

Il mio sabato sera, l’ho trascorso al concertone del Festival dello Scorpione, prima edizione, nella piazza principale di Carosino, in provincia di Taranto. Erano due giornate, il 16 ed il 17 agosto. Io ci sono andata solo il 17, secondo ed ultimo giorno. Tutti i tasselli di una serata ideale, amicizia, brezza, spazio, ritmo, gusto, immaginazione, distensione, conferme e sorpresa di farsi coinvolgere mentre le aspettative si specchiavano limpidamente nell’evolversi della serata. A volte, meglio della delusione no? Mi aspettavo tutto, e non sono stata delusa. Lo avevo immaginato esattamente come Mimmo Gori, direttore artistico e presidente di Reco Reco Hub, me lo aveva raccontato nella conferenza stampa di presentazione, quando scrissi un articolo su Nuovo Quotidiano di Puglia, edizione di Taranto.

Anonima Folk e Claudio Merico. All'opera, un operatore di Jo Tv.

Anonima Folk e Claudio Merico. All’opera, un operatore di Jo Tv.

Ricorderò le esibizioni travolgenti dell’Anonima Folk, la suadente ed ipnotica voce di Nabil insieme ai Radiodervish, in questo periodo impegnati con il loro “Human Tour”, l’agguerrita brigantessa Teresa De Sio, autrice delle frasi-titolo ideali della serata: “Il Folk è il Rock del Popolo”, “Brigantaggio Intellettuale e Culturale”.

Nabil ed i RadioDervish con frammenti del loro "Human Tour"

Nabil ed i RadioDervish con frammenti del loro “Human Tour”

Teresa De Sio

Teresa De Sio

Magicamente, eravamo tutti un po’ briganti. Lei cantava e, spontaneamente, gli appassionati di pizzica sfoderavano il tamburello ed iniziavano a danzare nella piazza, vicino la fontana.

E, avanti, fino a tarda ora, prima dell’alba, con l’Orchestra dello Scorpione e quel violinista dell’Anonima Folk, Claudio Merico, capace di strappare al pubblico un “bis” più di una volta.

Orchestra dello Scorpione. Alla destra, il Palazzo D'Ayala di Carosino

Orchestra dello Scorpione. Alla destra, il Palazzo D’Ayala di Carosino

Orchestra dello Scorpione. E si va verso l'alba.

Orchestra dello Scorpione. E si va verso l’alba.

Orchestra dello Scorpione

Orchestra dello Scorpione

Nel mio articolo, così sintetizzai l’essenza del Festival: “Una visione musicale strettamente legata alla cittadinanza attiva artistica, attraverso valorizzazione e diffusione delle radici musicali di tre aree: Jonico Salentina, Murgese tarantina, Arberia tarantina (…) «Questo è un Festival – raccontava Gori – della musica tradizionale, popolare e suburbana della provincia di Taranto. Il capoluogo ha un po’ rotto i ponti con alcune tradizioni per via della forte presenza industriale, da oltre 50 anni. Da questo momento in poi, la tradizione può sopravvivere con il Festival dello Scorpione. I gruppi di ricerca vengono da varie aree della provincia. Ci sono i dialetti ritmici e gutturali, nel versante occidentale, infatti avremo l’onore di avere gli Ycuvra. Poi, c’è l’Arberia, con uno scenario musicale balcanico. E dialetti melodici più vicini al Salento. Metteremo inoltre in risalto la musica di Taranto città, di Saverio Nasole, Alfredo Majorano o Mario Costa». Più volte, negli interventi, è stata esaltata l’organizzazione auto-gestita, senza sostegno degli enti, con il contributo di alcuni benefattori, cittadini ai quali starebbe a cuore la tutela ed il recupero di queste tradizioni. Così come, altrettante volte, si è posto l’accento sull’importanza di una “base” musicale del territorio con tante sfaccettature e valori, a quanto pare non presa in considerazione a dovere (…) «A Taranto – incalzava Gori – si parla di capitale della cultura. Ma ai tavoli culturali non tengono conto della base musicale. Non ci sono solo gli ambienti “chic”. Il concerto del 1° maggio a Taranto ha fatto crescere le persone, ha dato il via ad un nuovo tipo di coscienza. Questa è cultura. Chiediamo una risposta sulla mancata presenza di questi artisti al tavolo della candidatura. Non capiamo i criteri di scelta. La nostra base è un’eccellenza. I nostri artisti sono adombrati senza un motivo apparente. Con il nostro Festival miriamo al cuore di chi vuole sopravvivere ed andare oltre l’industria. Può esserci un altro scenario, un altro mondo lavorativo, in una terra ricca di masserie, mondo messapico, chiese rupestri, barocco, itinerari magnogreci. La Notte della Taranta usa la lingua “Grica”, come cavallo di battaglia. Noi puntiamo sulla lingua “Arbresche”. Ed abbiamo scelto lo scorpione perchè è il simbolo della provincia di Taranto, pertinente al fenomeno del tarantismo. Non dobbiamo avere vergogna e paura delle nostre origini. Vergognoso in una città industriale, dove si muore, non dare all’arte ed alla cultura la possibilità di esprimersi e creare un indotto conclamato».”. Questi erano gli artisti invitati: Leitmotiv, Fido Guido, Duo Massarelli, Ycuvra, Teresa De Sio, i Radiodervish, Erma Pia Castriota ed Alessandro Scanderberg, Guido Sodo, Anonima Folk, Sciamano e Mosca 58, Chitarre e tammorre, Pepè Fiore.

E non mancavano lo spazio enogastronomico, tra vino, orecchiette, pettole e brace. E lo spazio artistico ed artigianale tra le sculture al Castello e le bancarelle del Loa, libere officine artigiane.

Loa

Loa

Parentesi enogastronomiche con vino locale, orecchiette, pettole, panini con carne alla brace

Parentesi enogastronomiche con vino locale, orecchiette, pettole, panini con carne alla brace

Il primo Festival dello Scorpione (dopo il numero 0 del 2012) ha un notevole potenziale. E, secondo me, bisognerà insistere affinchè quelle tradizioni musicali possano riemergere sul serio, facendoci ricordare convintamente le differenze tra Musica Grica ed Arberia. Naturalmente, se quello è l’obiettivo, il percorso del progetto non si dovrebbe infrangere negli ostacoli della mancanza di continuità e programmazione anticipata ed in quelle beghe di casa tanto controproducenti quando si vuole fare il salto dall’improvvisazione alla qualità.

2 thoughts on “La voglia di albeggiare, al Festival dello Scorpione di Carosino, con il folk “rock del popolo” ed il brigantaggio intellettuale

  1. Ottimo pezzo Frà, spingi alla riflessione in questa città che si erge da sola a Capitale della Cultura ma che dovrebbe, come suggerisce Gori, a (ri)partire dal basso…

I commenti sono chiusi.