Sbloccare visuali e immobilismo/Sblocchers!

…E forse il Castel del Monte di Federico II non era un Castello ma un Hammam nelle colline di Puglia…, luogo di cura del corpo e dello spirito!

Disegno di Ubaldo Occhinegro.

Disegno di Ubaldo Occhinegro. Castel Del Monte, luogo di cura del corpo e dello spirito….

Bisogna arrivare alla 501ª pubblicazione dedicata a Castel del Monte e, forse, l’enigma si svela… Anni di studi, ricerche, libri tutti miranti ad approfondire alcuni aspetti ed a confrontarsi sulle sfumature di una stessa impostazione. E, poi, ad un certo punto, arriva un uragano nella comunità scientifica accademica. I due architetti, Ubaldo Occhinegro e Giuseppe Fallacara, entrambi pugliesi, uno di Taranto, l’altro di Bitonto, hanno un’illuminazione: “Castel del Monte, non era un Castello, ma un luogo di cura del corpo e dello spirito di Federico II”, una specie di evoluzione degli Hammam islamici con diversi simbolismi spirituali, ritrovati perfino in una moschea di Gerusalemme. Una ipotesi divulgata parzialmente nel 2010 e poi rivista ed integrata nel volume pubblicato l’anno successivo: “Castel del Monte, nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento (PoliBaPress, aprile 2011)”.

Il volume è uno scorrere di foto del monumento attuale, disegni, ricostruzioni al computer, luoghi sparsi in giro, nel mondo, tra il Mediterraneo ed il Medioriente. Dove realmente i due autori sono stati ed hanno fatto rilievi e sopralluoghi, con notevoli difficoltà, spesso improvvisandosi detective della storia dell’architettura, temendo limitazioni alle loro osservazioni scientifiche.

Ho fatto quattro chiacchiere con loro, un po’ moderatrice anti convenzionale, un po’ intervistatrice, alla presentazione della loro ricerca, al Museo Diocesano dell’Arte Sacra, nella città vecchia di Taranto, il 24 giugno 2013. L’evento era inserito nella “Festa dell’Architetto”, prima edizione, dislocata in due location, il village di via Mignogna, nel nuovo Borgo, ed il Mudi. Sempre alla Facoltà di Architettura / Politecnico di Bari: Ubaldo Occhinegro è Dottore di Ricerca in Progettazione Architettonica e Docente incaricato di Disegno dell’Architettura; Giuseppe Fallacara è Ricercatore e Docente di Progettazione Architettonica e Storia della Stereotomia.

Si, certo, sono architetti, ma raccontano di aver privilegiato un approccio multi disciplinare, insieme in particolare ad una storica di arte ed architettura. E quei 500 libri li hanno letti uno alla volta, non trovando tracce della loro teoria. Mostrando un filmato di una emittente pugliese, con una loro ricostruzione tridimensionale, ed un reportage trasmesso nel 2012 nel programma “Atlantide” di La7 (del quale, nel web al momento si sono perse le tracce), hanno introdotto la loro “illuminazione”, incuriosendo qualche spettatore all’oscuro dell’esistenza stessa della ricerca.

Questo monumento, secondo aggiornati sondaggi, sarebbe ancora il più visitato in Puglia. A ruota, il Castello Aragonese di Taranto, con diverse stratificazioni, fra le quali lo zampino dell’età federiciana, cerca di contendergli il podio nella classifica dei flussi turistici.

Tuttavia, il Non Castel del Monte (si gioca…nei blog si può fare, un po’ come nel Paese delle Meraviglie di Alice), è sempre stato avvolto nel mistero, tra suggestioni esoteriche ed enigmi storici, ed in ogni caso i restauri – hanno raccontato Ubaldo e Giuseppe – sono stati invasivi e lo avrebbero snaturato. Fino al punto di chiedersi se continuare su quella probabile falsa riga dei restauri, in una sorta di deriva castrense, rispetti davvero la storia del luogo e l’avanzamento delle ricerche.

(3 milioni stanziati: http://www.coesioneterritoriale.gov.it/wp-content/uploads/2013/02/Fondi-FESR-Poin-attrattori-culturali-2007-2013.pdf)

Affascina…immaginare questo personaggio eccentrico e visionario, isolarsi in una collina, assicurandosi di avere la protezione dei castelli costieri, inseguendo l’immortalità e la lussuria, nei percorsi acquatici, forse in compagnia di procaci donne dei suoi Harem. Dopo aver letto il libro degli autori, ed aver guardato le foto, con la loro guida narrativa, non c’è scampo: inizi ad immaginarti una Spa d’altri tempi, con i percorsi benessere, acqua ovunque, innovativi impianti di raccolta e canalizzazione delle acque, capaci di rendere il luogo auto sufficiente, o eco-sostenibile, come diremmo oggi. Loro, riescono a convincerti. E dimostrano tutta l’adrenalina venuta fuori, scoperta dopo scoperta. Non è stato facile arrivare alla pubblicazione, ancora fuori dai cataloghi del book shop del Castel del Monte. Ed i ricercatori avrebbero ostacolato la loro ipotesi di lavoro, mostrando poca apertura ai passi avanti, fatti utilizzando nuove prospettive di lavoro, valutazione, elaborazione degli indizi, fino ad oggi non notati. Sempre la storia dell’allievo che supera il maestro, dura da digerire…?

Riusciranno questi architetti a portare la ricerca al cospetto di altri studiosi? Arricchendo il confronto? Arrivando fino ai banchi di scuola?

Saprà il nostro Paese cogliere questo lampo di genio come già all’estero starebbe accadendo? La Puglia saprà superare la trappola della tradizione storica ai confini della leggenda?

Il loro sogno nel cassetto è partecipare ad un duello, simbolico, tra conservatori della vecchia idea ed illuminati dalla loro intuizione. Ce la faranno?

Sapete cosa vi dico? Abbiamo trovato altri due “Sblocchers”!

Così, l’anno scorso, la loro facoltà, comunicò il proprio orgoglio:

Svelato l’enigma secondo una ricerca pubblicata da due ricercatori del Politecnico di Bari “Castel del Monte: residenza imperiale per la cura del corpo e dello spirito” 

Bari, 1° ottobre 2012 – Simbolo della Puglia dal XIII° secolo, Castel del Monte ha da sempre polarizzato le attenzioni degli studiosi di tutto il mondo. Esso è, come dice l’UNESCO, un capolavoro unico dell’architettura medievale, che riflette l’umanesimo del suo fondatore: Federico II di Svevia. La sua forma fortemente geometrica e unica rispetto ad altri edifici medioevali, l’articolazione su due livelli, la collocazione geografica, ha prodotto almeno 500 ricerche in tutto il mondo, nessuna delle quali però è riuscita a svelare e a convincere fino in fondo i perché di quel castello così “diverso”. La scarna documentazione storica a disposizione ha dettato ipotesi e non certezze. Due ricercatori della Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari, Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, aprono finalmente uno squarcio di verità e sostengono una tesi davvero credibile. Una congiunta ricerca, recentemente pubblicata, spiega le ragioni di quel progetto voluto fortemente e fatto realizzare dall’imperatore. I loro studi si sviluppano all’interno del Dottorato di ricerca in “progettazione architettonica per i Paesi del mediterraneo” della Facoltà di Architettura a partire dal 2009. E, dopo tre anni, nello scorso giugno 2012, approdano ad una conclusione. Attraverso la lettura, le misure e le osservazioni di quel libro di pietra, così come si presenta oggi, ricostruiscono a ritroso, superando i mascheramenti dei diversi interventi di restauro (1879, 1928, 1975-81) e approdano al progetto iniziale, per stabilirne il fine. “Castel del Monte – dicono – fu edificato nell’ambito del potenziamento di tutte le strutture fortificate dell’Italia meridionale. Accanto a queste, Federico II, pensò alla costruzione di un tempio, il più magnifico di tutti gli edifici da lui visti ed ammirati, da Palermo a Roma, da Beirut a Gerusalemme. Un tempio per lo spirito, per la cura del corpo e per il culto della bellezza, alla ricerca dell’immortalità che gli spettava di diritto, quale imperatore di tutti gli uomini, eletto direttamente da Dio. E lo fa realizzare, secondo tecniche orientali, legate agli Hammam arabi, veri centri di cura del corpo, di origine romana, che si avvalgono dell’uso di vapore, acqua corrente e variazioni di temperatura degli ambienti.” Fallacara e Occhinegro realizzano una ricostruzione del castello attraverso le immagini, così come doveva apparire al visitatore del 1240. Segnano il percorso funzionale dall’ingresso, spiegano le ragioni degli spazi su entrambi i due livelli, apparentemente uguali. Il maniero, nell’insieme, appare concepito e realizzato come una macchina di ingegneria idraulica, in grado di soddisfare le necessità, forte di 5 cisterne pensili, di cui 2 a piano terra, 5 grandi camini e le relative superfici interne ed esterne, progettate per raccogliere e veicolare le acque meteoriche. Numerosi i dettagli, i singoli elementi che, come tessere di un puzzle, trovano la giusta collocazione, e, come d’incanto, aprono, una ad una, le porte di una tesi finora inedita e credibile”.

Da sinistra, a parte me, Ubaldo Occhinegro e Giuseppe Fallacara. Foto di Massimo Prontera.

Da sinistra, a parte me, Ubaldo Occhinegro e Giuseppe Fallacara. Foto di Massimo Prontera.

Foto di Massimo Prontera. Sala Congressi del Mudi. Festa dell'Archietto.

Foto di Massimo Prontera. Sala Congressi del Mudi. Festa dell’Archietto.

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