Sbloccare visuali e immobilismo/Sbloccati con Teatro, Musica, Cinema, Arti, Gusto/Situazioni da sbloccare

Ritrovate il magnogreco custodito nel vostro dna: mare, cultura, arte, natura. Capirlo, apprezzarlo, guardando Linea Blu, non vuol dire negare i problemi di Taranto ma cercare soluzioni ad essi.

Palude La Vela, secondo seno di Mar Piccolo, Taranto

Palude La Vela, secondo seno di Mar Piccolo, Taranto

Il tarantino è vittima di un sortilegio, una maledizione. Non riesce ad amare le sue potenzialità, i suoi valori. Vive per lottare. E non sa più lottare per vivere. Ha imparato a rispettare chi denuncia. Non ha ancora imparato a rispettare chi motiva la sua lotta per migliorare la qualità della vita.

Chi, come suo vero obiettivo, sogna il rilancio del bello, della cultura magnogreca, della natura, delle potenzialità fino ad oggi boicottate, al momento del dunque resta solo.

Si accetta il motto “Taranto Ribellati” e non si rispetta il concetto di “Taranto Salvati, Rilanciati, Valorizzati, Cambiati, Recuperati….o, meglio, Rinasci e Ritrovati”.

I due sentimenti non sono contrapposti, ma, secondo me, sono complementari. Ed è nella forza di chi sa impegnarsi a trovare il modo di ripartire in modo diverso o “antico, rinnovandosi nella modernità”, che la denuncia acquista un senso.

Nel servizio di Linea Blu, trasmesso il 15 giugno 2013, c’era la Taranto migliore.

La Taranto del WWF Taranto e della Palude La Vela, Oasi Protetta, Riserva Orientata, nel secondo seno di Mar Piccolo.

La Taranto della città vecchia che cerca di risorgere, nonostante la vogliano far crollare nell’abbandono, nelle passeggiate di Giovanni Guarino, operatore culturale.

La Taranto dei mitilicoltori, pescatori e pescherie, che cercano di salvare la cozza tarantina, e che alla fine si sono rassegnati a lasciare Mar Piccolo, laddove tutta la tradizione era iniziata secoli prima dell’arrivo dell’acciaio al posto di ulivi e masserie.

La Taranto di chi ama il gusto e vuole salvare le ricette tipiche.

La Taranto dei ricercatori ed avvistatori di delfini che cercano di dare un senso agli studi di Maricoltura pur non avendo, il territorio, saputo, potuto, o voluto pretendere il potenziaemento di quel corso di laurea, e che ora lo fanno a bordo del catamarano Taras della Jonian Dolphin Conservation.

La Taranto della Marina Militare che ha preservato diversi beni culturali come l’Isola di San Paolo fino ad oggi, apice di un fondale pieno di posidonia e pinna nobilis ricordando la tradizione del bisso, sognando un parco marino, insieme a tutti i subacquei, da quelli di Mondomare ad altri gruppi.

La Taranto delle dune jonico salentine nella costa orientale.

A me, questa Taranto, che denuncia ed allo stesso tempo va in cerca di soluzioni, piace.

Ed è sbagliato contestarla perchè sembrerebbe assurdo spostare l’obiettivo sul bello e non sul lugubre dell’Ilva e dell’industria pesante.

Secondo me, è proprio per salvare il bello, che il territorio denuncia le irregolarità dell’industria pesante. La battaglia è la stessa.

Il bello è la salvezza, e bisogna ricordare la sua esistenza a chi dovrà farsi venire idee di recupero e rilancio da altre prospettive.

E, specialmente stavolta, non ci ho trovato ipocrisia, grazie al breve ed efficace intervento di Fabio Millarte: coerentemente impegnato a difendere quella Palude, La Vela, con o senza riflettori, insieme ai suo compagni di avventura, come Lilia Candida, ed altri.

Furono sempre loro a guidarci durante le aperture al pubblico di “Discovering Puglia”, della Palude La Vela, nella Primavera del 2013, ad aprile.

Vi mostro le foto di quel giro, a dimostrazione della coerenza dell’impegno di chi ha raccontato la Taranto impegnata a curare le sue ferite, guarirle.

Affinchè il futuro non sia solo acciaio e filiera dell’industria pesante all’ombra di illegalità e mobbing tollerati e veicolo di veleno, reale e morale, nell’antica Taras, polis della Megale Ellas, fondata dagli spartani…..