Sbloccati con Teatro, Musica, Cinema, Arti, Gusto/Sblocchi democratici via smart phone e social network

Girlfriend in a coma, è arrivato in una sala di Taranto il 21 febbraio, laddove un anno prima gli autori avevano provato un vero e proprio shock per il caso Ilva

Tecnicamente, Girlfriend in a coma, mi è piaciuto. Io lo definirei un docu-film, realizzato sotto forma di interviste, esplorazione, contemplazione della Buona Italia, e disperazione di fronte alla Mala Italia. Mi è piaciuto lo stile, la classe, l’idea degli effetti speciali di animazione, attraverso i quali icone dantesche diventano fumetti e si calano nella contemporaneità di una malattia terminale, metafora dell’Italia in declino. Quando hanno girato e pensato il film, non pensavano di certo quanto sarebbe stato criticato il Governo Monti, o, quanto, ancor più, a Taranto, protagonista di parte del racconto del declino, relativamente al caso Ilva, la città si sarebbe sentita abbandonata dal Ministro per l’Ambiente, Corrado Clini, promotore di un decreto e di una legge Salva Ilva, e da tutti gli amministratori e parlamentari jonici e pugliesi. Un docu-film realizzato un anno fa e non strumentalizzabile solo se si è disposti a guardarlo con attenzione critica e riflessiva, senza alcun pregiudizio di parte. Ma, ohime, sappiamo quanto in Italia proprio questo esercizio sia diventato complicato, ed in questa ottica, dunque, mettendosi gli occhiali della casta politica trasversale, una reazione avrebbero dovuto aspettarsela, gli autori. Ed effettivamente c’è stata, con un boicottaggio della proiezione nelle sale. Oggettivamente, io dopo aver visto il film, non ho fatto fatica a capire i motivi dei veti politici. Perchè sono i problemi con i quali le persone di buona volontà si imbattono da sempre. Però, d’altro canto, capisco pure il disappunto degli autori. Eppure, malissimo non è andata, perchè nemmeno fosse stato tutto immaginato a tavolino, l’eco della censura ha provocato la reazione della rete (http://girlfriendinacoma.eu/) di twitter, ed alla fine, nei meandri dell’informazione social e citizen, di questo progetto cinematografico si sta parlando e come.

La regista, Annalisa Piras, andando via dalla conferenza stampa di Taranto mi ricordava quanto importante sia in questa fase, nel caso Ilva, il ruolo di una stampa responsabile. Già…quanto ha ragione. E, finchè saranno più gli irresponsabili a dettare le linee editoriali, ci saranno altre strumentalizzazioni di questo ed altri malanni italiani. Voglio sperare in un faro nel buio, diverso dagli slopping notturni non convogliati ai quali siamo ancora oggi abituati, dalla zona industriale dell’acciaieria.

Il docu-film finisce con un femminicidio violento, metafora dell’assassinio dell’Italia in coma. Salviamola questa donna, simbolo di tante donne in continua lotta contro ogni violenza ed abuso. Cambiamo il finale. Mi auguro di esserci ancora e poterlo raccontare, quando accadrà. Qui, un mio piccolo articolo, pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia, sulla conferenza stampa di Annalisa Piras e Bill Emmott, prima della proiezione del 21 febbraio 2013, in collaborazione con Rinascere, Accademia degli Audaci ed Impatto Zero.

Girlfriend in a coma, pezzo su Nuovo Quotidiano di Puglia, 22 febbraio 2013