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I media nazionali ignorano “Taranto Libera” ed i suoi 10.000/20.000 manifestanti? Preferendo difendere un D.L. Incostituzionale Salva Ilva? I cittadini si informano da soli. Noi c’eravamo…

Il corteo era già partito da Piazza Sicilia, il 15 dicembre 2012. Ho preso il bus della linea 14, sperando di raggiungere una delle strade più vicine possibili alla manifestazione “Taranto Libera”, innanzitutto a difesa della legalità e contro un decreto legge incostituzionale “Salva Ilva/Ammazza Taranto”. Capace di tentare di sottrarre alla Magistratura l’obbligo di perseguire i reati ambientali e chi li ha commessi: a danno della salute e sicurezza, prima di tutto, degli stessi lavoratori, e, di pari passo, di chi risiede più vicino a quella fabbrica di diossine, ipa, benzo(a)pirene ed inquinanti genotossici per le nuove generazioni. Dovrà essere votato tra pochi giorni, poche ore, in barba alla Costituzione Italiana, se nessuno avrà rimorsi di coscienza tra i parlamentari.

Nell’autobus c’erano due ragazzi, entrambi lavoratori dell’Ilva, entrambi dovevano andare alla manifestazione, ed entrambi mi hanno detto: «Siamo operai dell’Ilva ma noi mettiamo al primo posto la salute di tutti noi». In loro, c’era l’adrenalina di chi voleva raggiungere il corteo al più presto. Una specie di ansia. Dovevano esserci, dovevano poter dire “Io c’ero”. Tantissimi cittadini, avevano la stessa identica ansia. Volevano esserci. Ce l’avevo anche io, come loro. Non so spiegare perchè. Arriviamo al corteo quando era tra Corso Italia e Via Umbria: mai vista tanta gente manifestare a Taranto in vita mia, e non l’ha vista mai nessuno, da sempre. Erano famiglie, coppie, gruppi di amici, genitori con bimbi appena nati, cittadini di altre città come Genova, Trieste, pare anche da Roma, Torino, Trento, e da Brindisi e Bari ovviamente.

Dal canale youtube “Cozze Tarantine”, rilanciato su Twitter ed altri social network

L’emozione di quel momento era tanto più forte in chi la stava condividendo con gli affetti più cari, guardandosi negli occhi, o con il loro ricordo, appeso al collo ed impresso, nero su bianco, su un cartello, uno striscione. Quando la testa del corteo era arrivata in Via D’Aquino, alle soglie di Piazza della Vittoria, la coda era ancora in via Principe Amedeo: tante persone, forse 10.000, forse 15.000, forse con un picco di 20.000 nel momento di più intensa partecipazione. E “Taranto Libera” era il loro inno.

Il video di Simone Mairo

In molti, speravano in una eco nazionale pari a quella dei blocchi stradali estivi, pagati dall’Ilva. Ed invece no, il grosso dei media ha oscurato l’evento, con sommo dolore dei tarantini. Loro però adesso non si fanno più fregare, perchè si auto informano, producono video su tutte le fasi, foto professionali, in circolazione già quando la manifestazione era ancora in corso, con l’aiuto delle nuove tecnologie. Da tempo mi assale un dubbio esistenziale. Ma cosa succede al mondo del giornalismo? In quale momento storico, ha abdicato e smesso di voler vivere sul campo ogni emozione, scegliendo il racconto mediato di agenzie stampa sempre più sommarie alla cronaca sul campo? Chissà…Se oggi fossi una ragazza, giovanissima, tra i banchi di scuola, alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”? Risponderei: “Vorrei fare la blogger, per poter andare in mezzo alla gente, percepire le emozioni, conoscere i volti e le storie, direttamente, e poi raccontarle”.

Come siamo arrivati al punto di dover leggere giuste doglianze dei citizen reporter per caso e per forza sull’assenza dei media? O sulla presenza faziosa e superficiale?

Oggi, questo è il mio racconto, ed è allo stesso tempo il loro racconto: nei momenti cruciali del corteo, quando l’apecar, volenti e nolenti, unico simbolo di questa fase storica, in grado di unire cittadini e lavoratori dell’indotto industriale, riusciva ad animare i partecipanti, coinvolgerli; quando c’erano cori; c’erano attimi di silenzio; c’erano le storie di malati, disoccupati dell’industria, della mitilicoltura, degli allevatori, nel monologo di Marco De Bartolomeo, come nella migliore tradizione dei cantautori pieni di anima; c’erano le facce degli artisti, al concerto finale di “Taranto Libera”.

La Taranto legale, la Taranto a schiena dritta, la Taranto sognatrice e ribelle, bisognosa di rispetto e non più disposta ad essere una città necessaria e sacrificale a vantaggio di chi viola la legge. Questa, la Taranto migliore, non molla! Io c’ero. Noi, c’eravamo.

16 thoughts on “I media nazionali ignorano “Taranto Libera” ed i suoi 10.000/20.000 manifestanti? Preferendo difendere un D.L. Incostituzionale Salva Ilva? I cittadini si informano da soli. Noi c’eravamo…

  1. Grazie dei complimenti. Dovremmo farli a tutti noi. Crederci è difficile. Ogni tanto è possibile scoraggiarsi. Dobbiamo ricordare questo momento di unità quando avremo meno fiducia. Ciao!

  2. Pingback: Il celebre scatto della manifestazione “Taranto Libera” dall’alto è di Luca Furlanut: la prova dei 10.000, forse 15.000/20.000 del 15 dicembre 2012 | SblocNotes

  3. Ma se i cittadini si informano da soli, dovrebbero sapere che:
    1. appare quantomeno prematuro definire ‘incostituzionale’ qualcosa che non è ancora stato nemmeno contestato ufficialmente, quindi men che meno giudicato dalla Corte Costituzionale
    2. Non potete definire il decreto ‘ammazza Taranto’ ed essere contemporaneamente a favore dei proveddimenti del GIP, perchè il decreto contiene TUTTE le prescrizioni della Procura; l’unica differenza è che il decreto include in sè l’AIA – che rafforza, non indebolisce, gli obblighi d’intervento ed in più stabilisce chiare sanzioni (tra cui il caso estremo dell’esproprio) in caso d’inadempienza – e consente la produzione. Anche perche…
    3. Senza la produzione non ha senso (economico) e possibilità (tecniche) alcuna bonifica nè riammodernamento. Senza la produzione si perde SIA il lavoro CHE la salute; vedere caso Bagnoli
    Quindi più che altro sarebbe da domandarsi il perchè dell’impuntarsi ottuso della Magistratura contro il lavoro e il perchè TUTTI, voi compresi, nominano sempre sindacati e politici come corresponsabili a MAI i giudici – che pure stavano a Taranto tanto quanto tutti gli altri – e gli ispettori sanitari e i dirigenti di ASL ed ARPA.
    Che, a meno che Taranto non fosse fino ad ieri stato indipendente senza alcuna giurisdizione, mi risulta stiano lì da 60 anni – come tutto gli altri che certo non possono essere assolti – e nulla hanno fatto ESATTAMENTE come tutti gli altri.

    • Basta conoscere la Costituzione e si nota la incostituzionalità del decreto. L’Aia ad un impianto sotto sequestro non doveva essere rilasciata: un atto contro le direttive comunitarie. La Magistratura cerca di perseguire i reati ambientali al Siderurgico dagli anni ’80. La produzione sequestrata non poteva essere commercializzata in quanto frutto di violazione del decreto di sequestro preventivo dell’area a caldo per disastro ambientale doloso ed avvelenamento. La Magistratura non è ottusa e rispetta leggi. Il Governo cerca di cambiarle non tenendo conto del rischio sanitario. I responsabili sono tutti eccetto i giudici degli ultimi anni. Sui sindacati, i lavoratori dell’Ilva in prima linea dal 2 agosto contro le irregolarità. sostengono il contrario. Rispetto il parere di tutti. Infatti sono lieta di accogliere il suo. Non so bene chi lei sia. Ritengo che Taranto avrebbe bisogno di strateghi per la sua conversione verso lavori “puliti”, nel quale ricollocare chiunque sia onesto e non abbia commesso reati. Io sto dalla parte delle persone della legalità, degli ammalati, dei lavoratori mobbizzati. Non dalla parte di chi ha commesso reati ambientali. E sono certa che da una conversione verso linee produttive senza fossili, Taranto avrebbe tutto da guadagnare. L’aria di Taranto io la respiro e la conosco, non è pura. Buona Serata. Con cordialità. Il confronto, quando è garbato non fa male. Se non si insulta nessuno però.

      • Non mi pare di aver insultato nessuno. Ho solo detto quello che è reale: l’ILVA sta lì dal ’61; l’intervento più consistente della Magistratura negli anni ’80 da lei citati sono stati 15 giorni a danni dell’allora direttore dello stabilimento italsider. A me pare poco, se dopo ulteriori 35 (e più) anni, la magistratura interviene a gamba tesa con un provvedimento che implica il fatto di avere a che fare con un impianto che uccide. Da 15 giorni a chiusura totale… e nel mezzo?
        La magistratura rispetta – o fa rispettare? – le leggi. Ma solo per lìILVA. Cementir, eni, Basell, Versalis, Arsenale militare (vera fonte dell’amianto), porto marittimo nel frattempo? Basta cercare su YouTube e si trova il video di quelli che scaricano liquami altamenti inquinanti in mare, come se nulla fosse; dal porto, non dall’ILVA. Però quando si sente parlare dei danni all’allevamento dei mitili, si parla solo dell’ilva.
        In italia vi sono ben 18 impianti che procedono senza aia, fuori legge. Ma la magistratura pensa solo all’ilva. Boh, a me sembra ci sia quantomeno parzialità, incompletezza. E l’eni è adiacente all’ilva, non a chilometri di distanza. Nessuno spiega come hanno fatto, nei rilevamenti sulle colture, a stabilire se la diossina arrivava di qua o di là. E difatti, a ben vedere, ad essere corretti, nello studio si parla di “responsabilità del polo industriale”, non della sola ILVA.
        Però tutti gli altri contintuano ad inquinare, mentre l’ilva secondo il magistrato dovrebbe così, di punto in bianco e dopo anni di indifferenza di tutti, magistrati compresi, smettere d’inquinare di colpo, oppure chiudere. Non mi pare sia una vera alternativa, mi pare invece ci sia tanta ottusità; se pio i magistrati stanno lì per applicare le leggi pedestramente, ignorando contesto e contendenti, mettiamoci un supercomputer che gestisca i casi in automatico, che è sicuramente più veloce, economico ed efficiente.

  4. Guardi, se ci saranno altri responsabili, di altre industrie, sono la prima a dire che dovranno essere perseguiti. Su questo non la contraddico. Questa inchiesta è collegata ad esposti, e l’indagine era obbligatoria, per legge. Le perizie, chimica, ed epidemiologica, però parlano di danni correlati all’Ilva per le diossine ed il benzo(a)pirene in grosse quantità, nel rione Tamburi e non soltanto. Lei parla di ottusità della Magistratura ed io non condivido questo appellativo. Le ripeto. E glielo dico con cortesia. Inutile che io mi ripeta sul resto, ho già detto il mio pensiero nel commento precedente. E lei ha ribadito tranquillamente il suo. La Magistratura ha seguito gli iter di legge, tra ricorsi, riesami, etc. I tempi sono lunghi e concordo anche in questo ma è un problema generale. Cordialità.

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