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Una matita innocente disegna “Taranto Libera” e mi rincuora quando penso alle penne smarrite dei Giornalisti di Ambiente Svenduto

Taranto, l’emblema del rovescio del diritto, di un Paese, l’Italia, dove un decreto legge – incostituzionale secondo docenti universitari di Diritto Costituzionale e Magistrati – si approva e si firma, con l’effetto collaterale di salvare, volenti o nolenti, chi commette reati ambientali e fugge all’estero alla ricerca di dorate latitanze. Nessuno ancora si spiega come mai il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia scelto di firmarlo, questo decreto legge “Salva Ilva”, e, secondo tanti tarantini, “Ammazza Taranto”:

http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-12-03&task=dettaglio&numgu=282&redaz=012G0234&tmstp=1354577141584.

Non si intravede il nobile fine di salvare vite umane di lavoratori a rischio in reparti insicuri, pieni di inquinanti e pure di amianto (segnalazioni del Fondo Antidiossina Onlus e video pubblicato sul sito di “Fatto Quotidiano” dimostrerebbero:

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/12/03/allarme-amianto-nellilva/213118/

E nemmeno si può percepire il battito di alcun cuore battere a favore dei drammi di una popolazione in fase di mutazione genotossica, con il dna sempre più contaminato, casi di infertilità, esposti delle vittime dell’endometriosi…

 

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…e bambini nati con il cancro.

Taranto, il paradigma di uno Stato percepito “di fatto”, tramite l’operato del Governo Tecnico in carica, prepotente. E dove non si può non provare dolore e disgusto di fronte ai danni dei giornalisti intercettati, nell’inchiesta “Ambiente Svenduto/Enviroment Sold Out”, complici dell’Ilva.

Si, perché in un Paese civile e democratico, solo una stampa libera, indipendente, con senso di etica e missione, può assolvere al suo compito di controllore: conoscere, far conoscere, vigilare, raccontare, aiutare, migliorare.

In questo, certa stampa, ha abdicato da tempo, sta perdendo la bussola, e le avvisaglie sono innumerevoli.

Si parte da questa grossa involuzione: far decidere la linea editoriale alla dittatura di sponsor, inserzionisti, partiti politici, caste, correnti, non curandosi delle più urgenti battaglie sociali, culturali, civili.

Ormai, le persone si auto informano, nella totale inadeguatezza degli old media.

Ci sono questi segnali, in ogni redazione, dove i redattori garantiti con contratto di lavoro firmato e tutelato di Assostampa/Fnsi, sono sempre meno: gli unici, insieme ai capi servizio, autorizzati ad impaginare, titolare, e gli unici a conoscenza delle linee editoriali, ufficiali, ufficiose, occulte.

I giornalisti, in maggioranza, invece, sono collaboratori, precari, come me, sempre meno pagati, sempre più costretti a sentirsi scomodi. Solo perché chiedono diritti del lavoro, equo compenso (legge statale a riguardo approvata e non attuata, ndc) rispetto. Solo perché si pongono domande su titoli strani, pezzi modificati, frasi saltate, colleghi favoriti.

Ai collaboratori si consente di mandare i pezzi da casa. E, se la pubblicazione non corrisponde al pezzo inviato, sono loro a dover fronteggiare le reazioni delle fonti e dei lettori, perché è la loro firma a comparire.

Mi è successo, spesso, dal 1998 ad oggi. E, dal 2001, mi è successo a Nuovo Quotidiano di Puglia.

(…da un anno e mezzo, per far girare l’economia, il giornale lo compro in edicola da simpatici edicolanti. Lo stesso giornale nel quale escono i miei articoli, tutti i mesi).

In questo clima, a Taranto si consumava l’inimmaginabile. Perché quando le cose vanno così, i capi servizio, i direttori, si sentono dei podestà, dei re, ai quali tutto è permesso.

Nell’estate del 2010, la Guardia di Finanza intercetta telefonate tra Girolamo Archinà, pr dell’Ilva – “maestro degli insabbiamenti” secondo la definizione di Emilio Riva – e tre giornalisti, o, almeno fino ad oggi, si sanno solo i loro nomi: Pierangelo Putzolu ex capo servizio di Taranto di Nuovo Quotidiano di Puglia, rimosso nei primi mesi del 2011; Michele Mascellaro, direttore di Taranto Sera (spicca la linea editoriale palesemente filo industriale); Walter Baldacconi, direttore di Studio 100 Notizie (riflettori sull’informazione pubblicitaria a pagamento). Inoltre, vengono menzionate altre due testate: Corriere del Mezzogiorno, in un passaggio delle intercettazioni nel quale Girolamo Archinà presume la pubblicazione di un articolo favorevole all’Ilva, e Taranto Oggi, definito, ovviamente da Archinà, come un giornale pronto a fare campagne contro l’Ilva perché forse avrebbe voluto chiedere soldi (pensava lui, presumeva insomma).

Leggendo le intercettazioni dell’ordinanza del gip, Patrizia Todisco, emergono le strategie di Girolamo Archinà, tutte miranti ad impedire i controlli ambientali, finalizzati al rilascio dell’Aia, creare contrasti tra enti, truccare il dibattito sull’inquinamento industriale e sul rischio sanitario a Taranto, impedire o boicottare il referendum sulla chiusura dell’Ilva, tappare la bocca agli ambientalisti, “nonostante non dicessero fesserie” ammetteva Archinà nelle sue conversazioni.

In questo quadro, “l’insabbiatore” definiva la stampa libera vicina agli ambientalisti: “sporca stampa”.

E lanciava questi anatemi: “Perché il problema è questo, purtroppo, ancora una volta, sono costretto a dire che avevo ragione. Che bisogna pagare la stampa per tagliargli la lingua. Cioé pagare la stampa per non parlare”.

Bene, provate a mettervi nei miei panni. Chi mi segue sul web dal 2008, nel mio primo blog su myspace (soppresso dal social network, senza preavviso) sul blog del Comitato per Taranto, su twitter, e poi su SblocNotes al motto di “Sbloccati”, e sulla sua estensione su Facebook, sa bene quale motore mi spinse: cercare di far emergere il rischio ambientale e sanitario a Taranto quando ancora erano in pochi a parlarne a livello nazionale.

Come pensate mi sia sentita io – e mi rivolgo ai vertici di Nuovo Quotidiano di Puglia, all’Ordine dei Giornalisti, alla Fnsi – scoprendo il ruolo attribuito nell’inchiesta “Ambiente Svenduto” all’ex capo servizio della redazione dove io ancora collaboro? Così si legge nell’ordinanza, riferendosi alla strategia di Girolamo Archinà: «Nel suo disegno di asservimento della stampa agli interessi dell’azienda, ha trovato un solerte complice nella figura di Pierangelo Putzolu, il quale derogando ad ogni minima regola di decoro prima ancora che di deontologia professionale si è ben prestato a pubblicare articoli a firma di tale “Angelo Battista” ivi definito esperto ambientale, pur trattandosi in realtà di soggetto inesistente». In altro passaggio, della richiesta di misura cautelare per Archinà e gli altri si legge: “Orbene dalle attività tecniche emergeva che Angelo Battista altri non era che lo stesso Archinà, che utilizzava lo pseudonimo, supportato in ciò dal Putzolu, per attaccare pubblicamente le persone che con il loro fare osteggiavano l’Ilva”.

Nell’ordinanza, si allega l’articolo del 24 agosto 2010 della rubrica “Punto di Vista”, intitolato “L’allarme berillio ed i fondi pubblici per la bonifica”.

Pensando ad alcuni no ricevuti, quando proponevo articoli sugli ambientalisti e sugli scienziati, alla percezione di titoli buonisti nei confronti dell’industria, a qualche frase saltata in modo chirurgico, i conti tornano.

E pensando ad “Archinà”, quando nelle intercettazioni chiede “tanto spazio” per gli articoli scritti sotto falso nome usando lo pseudonimo, mi vengono in mente tutte le righe in meno su altri temi: la sicurezza sui posti di lavoro; l’inquinamento industriale; il mobbing; l’emergenza sanitaria.

Scusatemi… è un evidente conflitto di interesse il mio, di chi prova un immenso dolore, dopo aver appreso quanto in basso possa essere finito un giornalista iscritto all’Ordine dei Giornalisti.

E, pensando a quanto i collaboratori siano sempre stati considerati “rei” di notare errori di impaginazione -perché a loro non è consentito impaginare, titolare, scegliere le foto e le didascalie, avere l’ultima parola sui rigaggi – i conti tornano ancora di più.

Ci saremmo aspettati prese di posizione nette da tutte le testate, invece si ammicca e si aspettano le prime pubblicazioni di:

Affari Italianihttp://affaritaliani.libero.it/cronache/giornalisti-ilva291112.html ;

Inchiostro Verde” http://www.inchiostroverde.it/news/attualita/giornalisti-ilva.html

di Alessandra Congedo, altra penna verde, immacolata, onesta, in attesa di trasformare i suoi giorni di gloria in un lavoro rispettato e contrattualizzato a norma di legge;

O il Fatto Quotidiano, dove, in coda si legge la citazione dello stesso articolo pubblicato su “Inchiostro Verde”. E, poi, a seguire un altro sito di informazione ed un paio di blog.


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Perché si spingono i collaboratori, i precari, i blogger ad esporsi prima di prendere posizione in testate giornalistiche tradizionali ed autorevoli?

Perché si attende lo slancio etico di noi collaboratori prima di dissociarsi pubblicamente dai complici di “Ambiente Svenduto”? Non saranno reati, ma sono violazioni dell’etica e della deontologia, sulle quali l’Ordine dei Giornalisti della Puglia sostiene di aver iniziato le sue indagini.

Il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, tra pagine e pagine di intercettazioni dell’inchiesta “Ambiente Svenduto/Enviroment Sold Out della Guardia di Finanza scelse una frase (pronunciata dal latitante Fabio Riva) … “Due casi di tumore in più all’anno? Una minchiata!”

Io ho scelto il mio rigo:

Pierangelo Putzolu a Girolamo Archinà: “Mo, l’unica cosa, questi se dicono “sto Battista non esiste cosa dobbiamo fare?”

quotidiano su angelo battista, da ordinanza gip

Sono questi dei “fatti” di reato, definiti proprio così nell’ultima ordinanza di custodia cautelare del gip, Patrizia Todisco. Ed erano i contatti tra gli arrestati (ai domiciliari, in carcere, in latitanza), l’ex Pr dell’Ilva, Girolamo Archinà, ed una serie di figure tutte con un’unica funzione, secondo il giudice delle indagini preliminari: “individuare le problematiche che non avrebbero consentito l’emissione di provvedimenti autorizzativi nei confronti dello stabilimento Ilva Spa, concordando così le possibili soluzioni, individuando i soggetti di vari livelli da contattare – politico istituzionale, mass media, organizzazioni sindacali, settore scientifico, clero – le disposizioni da impartire a funzionari e incaricati di vari uffici, provvedendo anche a concordare in anticipo il contenuto di documenti ufficiali che dovevano essere emanati ed indirizzati allo stesso stabilimento Ilva S.p.A. al fine di ridimensionare problematiche anche gravi in materia ambientale ovvero al fine di consentire al predetto stabilimento la prosecuzione dell’attività produttiva, senza rispetto, anzi in totale spregio della normativa vigente (…) giungendo perfino a compiere atti di corruzione e falso”.

Nella parte seconda dell’ordinanza, ci sono le emergenze investigative ed i risultati delle intercettazioni telefoniche del 2010, dell’operazione della Guardia di Finanza, “Ambiente Svenduto: Envirnoment Sold Out”. Secondo i giudici, Archinà faceva il lavoro sporco al posto dei vertici dell’Ilva, alla ricerca di accordi ed escamotage sotto banco. Infatti, i Riva, padre ai domiciliari, e figlio latitante, proprio non capivano perché nel 2010 il caso “diossina”, invece di sgonfiarsi fosse riesploso. Evidentemente, non era stato valutato il fattore “cittadinanza attiva”, mista a sdegno quando iniziarono i 100 passi delle pecore avvelenate verso il mattatoio.

Altri estratti delle intercettazioni mostrano quanto saliva il nervosismo se solo si tentava di attribuire agli inquinatori il costo delle bonifiche della diossina.

Chiaramente, qualcuno di loro si sarà chiesto se sarebbe stato più facile dimostrare di non aver inquinato o di non dover pagare i danni?

C’era nervosismo quando il benzo(a)pirene delle cokerie venne trovato ai Tamburi di Taranto?

Le notevolissime capacità di inquinamento probatorio del Pr vengono spesso, molto spesso, ricordate.

A questo punto, in un Paese dove i principi di uno Stato di diritto si stanno ribaltando, qualcuno proclamerà una legge ad personam per denunciare una blogger come me per aver chiesto il rispetto di etica, onestà, deontologia professionale, Costituzione?

Ma si! Tutto è possibile, le leggi ad personam hanno lo scopo di trasformare la vittima in colpevole, no?

Questo messaggio nella bottiglia della blogosfera è lanciato da una orgogliosa esponente di quella “sporca stampa ambientalista” incorruttibile, povera, squattrinata, precaria e – per rispecchiare lo schema, ostacolata – da chi non sarà d’accordo con chi difende l’ambiente, l’aria, la vita di Taranto.

Ed oggi ci stringiamo attorno alle vittime e, senza nessuna esitazione, alla Magistratura.

Con fierezza, caro Franco Sebastio, Procuratore Capo della Repubblica, Patrizia Todisco, Giudice delle Indagini Preliminari, Ambientalisti, Cittadini Attivi, Lavoratori pronti a mettere la vita e la sicurezza al primo posto, Artisti uniti per Taranto, sono con voi.

Ah…dimenticavo, se qualcuno degli imbavagliatori di professione dovesse innervosirsi, convogli la sua rabbia verso chi macchia di vergogna e fango il mestiere del giornalismo, non contro chi si è rotto di non avere spazi di divulgazione ed usa i blog per esprimersi.

E, per chiudere, “Taranto Libera”, ci sta bene.

Laboratorio di disegno del Comitato Cittadini Lavoratori Liberi e Pensanti, 22 Novembre 2012

Laboratorio di disegno del Comitato Cittadini Lavoratori Liberi e Pensanti, 22 Novembre 2012

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