Radio Sbloccati!/Sbloccati con Teatro, Musica, Cinema, Arti, Gusto/Situazioni sbloccate e sbloccabili in Ambiente e Salute

Malederba e Majin Rap Hc: dalla rabbia di chi respira la diossina dell’Ilva un sound contaminato, tra rock e rap.

“Hey man, il pugno contro il muro di chi vive nella città di ferro…”

 “Hey man, nonostante tutto, così viva resterà”

 “L’aria intorno è diossina, così vicina, l’aria che in fondo respira anche la tua bambina”

Ci sono tanti modi di raccontare e trasmettere la rabbia. Il più efficace è la musica. Perché aiuta a canalizzare in un flusso artistico sentimenti intossicati, arrabbiati, nervosi di chi vive alle pendici della zona industriale di Taranto o raccoglie l’urlo di dolore di chi respira polveri bruno rossastre di minerale tutti i giorni, le notti, specialmente quando arriva la tramontana. Quel flusso diventa messaggio, condivisione, comunicazione ed aiuta a far crescere la cultura della vita attraverso il racconto in musica ed immagini eco-insostenibili, storiche e nuove, in ricordo delle morti possibili, ed evitabili. Il modo giusto di arrabbiarsi, è questo. Non la violenza ma un’arte estrema fatta di narrazioni forti e suoni, tentando di parlare a chi non vuole ascoltare, con un videoclip fai da te, destinato a diffondersi nei social network. Mi sono imbattuta nel pezzo contaminato dei Malederba, rockettari, e di Majin Rap Hc, con il loro “Hey Man”. Caricato su youtube, a fine luglio del 2012, nei giorni del decreto sul sequestro preventivo dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto per disastro ambientale ed avvelenamento, lo segnalavano su FB ad ottobre, in coincidenza, senza volerlo, con i giorni della “Giornata Nazionale in ricordo delle Vittime sul Lavoro”. Il video è un montaggio di: quelle vecchie immagini in bianco e nero sulla distruzione di masserie, ulivi, prima dell’Italsider; recenti filmati a raggi infrarossi degli slopping notturni fuori legge dell’Ilva; raccolta di sedimenti inquinati, da parte del Fondo Antidiossina Onlus, davanti agli scarichi di raffreddamento dell’Ilva nei pressi della rada di Mar Grande; la strage degli agnelli innocenti, positivi alla diossina ed ammazzati, al mattatoio, stroncando le attività degli allevatori; i tentativi del giornalista, Alessandro Sortino, di intervistare i Riva anni fa’, se non sbaglio ai tempi di “Malpelo” (oggi i vertici sono agli arresti domiciliari, sottoposti a misure cautelari); l’alienazione dei lavoratori, vittime due volte, del mobbing aziendale, della prepotenza, e della maggiore esposizione ad inquinanti ed incidenti sul lavoro (diminuiti solo perché sono diminuiti i posti di lavoro, come la stessa Inail ha sempre spiegato e come io stessa ho scritto in passato in articoli di giornale). Tra una sequenza e l’altra, c’è il loro testo, forte, duro, tutto dedicato al riscatto dei tarantini costretti a respirare ed intossicarsi, troppo a lungo. In un commento, uno dei rocker, Antonio Marzia, ha scritto, riassumendo l’essenza del brano: «Contaminazioni Rap per un pezzo Rock che esprime un disagio comune, un problema che lega Taranto e le sue province con un filo a doppio nodo: da un lato la presenza schiacciante e invadente di un’industria che intossica il territorio, dall’altro le migliaia di famiglie che inevitabilmente dipendono dalle opportunità di lavoro che la stessa industria offre. Ormai è comune nei tarantini e chiunque presti forza lavoro nella città di ferro, convivere con il dubbio di chi si trova a decidere tra lavoro e salute, mentre istituzioni e uomini di potere fanno marcire un territorio che avrebbe potuto decisamente offrire di più».