Radio Sbloccati!/Situazioni sbloccate e sbloccabili in Ambiente e Salute

Morti e Ricoveri in più nei rioni vicini all’Ilva come Tamburi, Isola/Porta Napoli, Lido Azzurro, Borgo, Paolo VI e il comune di Statte: “Non c’è nessun deficit di conoscenza su Taranto”. Parola di scienziata, ai microfoni di Radio 3 Scienza

Contatti dei social network mi avevano segnalato la puntata di oggi, 24 settembre 2012, di “Radio 3 Scienza”, intitolata “La Guerra dei Numeri”.

Si parlava, nella prima parte, del caso “Taranto”, e dello scontro tra il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e tutti gli altri – da una giornalista del barese, agli ambientalisti – sulla veridicità dei dati della mortalità e morbosità, correlata all’inquinamento dell’area a caldo dell’Ilva, sotto sequestro preventivo per disastro ambientale doloso ed avvelenamento.

La manifestazione dei Tamburi del 30 agosto 2012. Mai vista una cosa simile in quel rione alle pendici dell’Ilva di Taranto.

Quando il conduttore, Paolo Conte, ha chiesto alla dottoressa, Maria Angela Vigotti, del Cnr di Pisa, esperta di studi sugli impatti ambientali sulla salute – tra i ricercatori degli studi citati nell’incidente probatorio e nelle perizie disposte dal Gip, Patrizia Todisco – se ci fossero dubbi sui dati dell’eccesso di mortalità a Taranto, lei ha risposto con molta fermezza:

“No. Non c’è un deficit di conoscenza”.

Quando sono stati messi a confronto i dati dello studio Sentieri 2011, presentati il 18 settembre 2012 a Roma, e l’aggiornamento divulgato in conferenza stampa da Verdi e Peacelink, – inserito nelle carte dell’incidente probatorio durante le indagini preliminari prima del sequestro preventivo – la stessa ha confermato una mia riflessione di alcuni giorni fa: il trend è lo stesso e, di fatto, i punti percentuali in più non fanno discostare dal ragionamento; c’era un aumento di mortalità prima e c’è ancora. Addirittura, la stessa dice: “A livello epidemiologico non è cambiato nulla, i nuovi dati dicono le stesse cose”. Allora, se c’era un eccesso di mortalità prima e c’è ora, non reggerebbe affatto l’accusa di procurato allarme a chi ha divulgato i dati. Ormai, senza dubbi, si dica, chiaro e tondo, quei dati erano veri e non erano stati manipolati.

Un cronista, dall’ascolto di questa puntata, può trarre altri elementi di sintesi. Da un lato, ci sarebbero pochi studi internazionali sugli effetti a lungo termine sull’esposizione agli inquinanti dell’industria pesante, e, quindi, questa constatazione, se interpretata in un certo modo, può far arrivare a messaggi del tipo “non si conoscono le cause”. Dall’altro, la stessa dottoressa ha chiarito il vero problema spinoso di una Taranto così esposta: l’età sempre più bassa degli ammalati in generale, giovani e bambini, e gli effetti a breve termine nell’incidenza e mortalità delle malattie respiratorie.

Starebbe lì il nocciolo della questione, dove, come dice un vecchio detto, “casca l’asino”.

Taranto è un caso industriale complesso e nessuno lo negava in radio, eppure non si negava nemmeno l’eccesso di mortalità nei rioni vicino all’Ilva.

In un passaggio conclusivo, la scienziata, ricercatrice, ha commentato la famosa storia dei morti di cancro in più a Lecce, argomento di punta dello scontro poco galante tra il Ministro Clini e la giornalista del barese. A quanto pare, il dato, come valore assoluto, preoccupa davvero: gli uomini, dei paesini del sud Leccese si ammalerebbero di cancro più delle donne, pare a causa di esposizioni occupazionali. Tuttavia, quel tipo di dato non avrebbe nulla a che fare con gli studi su Taranto. La regina delle disgrazie dei due mari, ancora, non è stata spodestata.

Oggi, la Rai, tra “Parliamone in famiglia”, su Rai Due, e “Radio 3 Scienza”, ha fatto, a mio avviso, un etico servizio pubblico. Perchè hanno rispettato tutti: operai del Comitato Cittadini Lavoratori Liberi e Pensanti dell’Apecar, ragazzi della Fiom, probabilmente tra gli autori della nota “Ora l’Ilva cacci i soldi”, scienziati, ammalati.

Attenzione e professionalità similari, sullo stesso caso, le ricordo solo con i collegamenti di Gerry Greco da Taranto per “Uno Mattina Estate”.

Altrimenti, bisogna andare indietro verso Vero Tv o Piazza Pulita su La7, eccetto qualche striscia sul TgCom24, per assistere a comunicazioni corrette a livello nazionale e digitale terrestre, dove fu rispettato il contributo di tutti, sia degli operai dell’Apecar, sia del Fondo Antidiossina Onlus con i suoi filmati sullo slopping notturno o la raccolta dei fanghi davanti alle acque di scarico dell’Ilva. 

Questo, è il link del podcast per il download gratuito della puntata del 24 settembre, di Radio 3 Scienza.

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-aaee447d-8a68-46e9-b13f-43525399e0d8-podcast.html

Inoltre la tramissione inserisce diversi collegamenti, già comunque noti, l’ultimo dei quali è, come si legge nella descrizione degli autori radiofonici, lo :

Studio di coorte su mortalità e morbosità nell’area di Taranto” di Mataloni, Biggeri, Forastiere, Triassi, il primo articolo scientifico basato su una parte consistente dei dati contenuti nella perizia epidemiologica condotta da Biggeri, Forastiere, Triasse, nel corso del procedimento riguardante l’ILVA di Taranto:”

Con forte senso di responsabilità, la rivista”Epidemiologia e Prevenzione” sta inserendo un sacco di pdf con i dati su Taranto. Qui sotto uno dei link con un loro articolo scientifico:


(http://www.epiprev.it/articolo_scientifico/studio-di-coorte-sulla-mortalit%C3%A0-e-morbosit%C3%A0-nell%E2%80%99area-di-taranto)

Aprendolo leggerete questa frase quando si sintetizzano i risultati: “la coorte è composta da 321.356 persone (157.031 maschi, 164.325 femmine). L’analisi per livello socioeconomico ha messo in evidenza un differenziale rilevante per entrambi i sessi per mortalità/morbosità totale, cardiovascolare, respiratoria, malattie dell’apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) con eccessi nelle classi più svantaggiate. Anche dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico, sono emersi tassi di mortalità e ospedalizzazione più elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree più vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte”

Da quel link qui sopra, ho estrapolato e già scaricato lo “Studio di Coorte” qui sotto….

Eppure, lasciatemelo dire, ormai a me sembra che sia proprio inutile che si continuino a “dare i numeri”.
Ora, sarebbe utile che, qualcuno, mentre si decide come procedere con il sequestro senza produzione, inizi a studiare come riconvertire, bonificare l’acciaieria, emulando il caso di Pitthsburg, riqualificando e ricollocando gli operai.
Sull’argomento, ho trovato un articolo pubblicato su “Io donna” nel 2009:

http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_10/io_donna_pittsburgh_66660620-9e2a-11de-8f8c-00144f02aabc.shtml

Studio di Coorte Mortalità a Taranto