Sbloccati con Teatro/Sblocchi democratici via smart phone e social network/Situazioni sbloccate e sbloccabili in Ambiente e Salute

La Taranto attiva che chiede aiuto da anni, guardando a teatro “Profumo di Nuovo” di Mimmo Fornaro, in un ipogeo di città vecchia

Miracolo di Ferragosto!

Taranto è sulla bocca di tutti, tg, quotidiani, periodici, parlamentari, ministri. Costretti a parlarne se non altro in seguito al tam tam di social media, social network e video indipendenti. E, se fosse stato autunno, avremmo visto tutti i talk show di prima e seconda serata pronti a calcare l’onda della notizia del sequestro preventivo dell’Ilva di Taranto con l’accusa di disastro ambientale ed avvelenamenti ad opera di svariati inquinanti, dalle diossine al benzo (a)pirene, ai furani, ai pcb.

Il 2 agosto, gli operai urlavano “Vespa, torna dalle ferie, facci andare in prima serata con i ministri!”. A riesame avvenuto, in attesa delle motivazioni, con l’ufficializzazione di un chiarimento del Gip sulla disposizione di non poter produrre se prima non si rimette a posto tutta l’area a caldo con le 6 aree sequestrate, arriva la notizia dell’imminente calata dei ministri a Taranto nelle prossime ore, giornate.

Eppure, i media nazionali, pressati dagli opinionisti delle regioni più influenti, già sembrano scocciati di aver tolto questa città sacrificale dall’isolamento. E già vanno in cerca del “ben altro di cancerogeno” del “non c’è solo Taranto”. Mentre la politica parlamentare da il peggio di se con il suo irresponsabile attacco alla Magistratura quasi avallando qualsiasi reazione contro chi sta solamente rispettando le leggi, sta solamente chiedendo all’Ilva di fare i lavori prima di poter produrre di nuovo, sta solamente rispondendo a 150 esposti dal 2009 ad oggi, sta solamente ascoltando le istanze della popolazione che invano ha chiesto alla politica di fare qualcosa quando la salute umana già dal concepimento e dai danni genetici, con  la mitilicoltura, gli allevamenti di ovini, i pascoli, la pesca, veniva compromessa.

Convegni sulle emissioni colpose e dolose seguiti in sordina solo dai cittadini attivi negli scorsi anni, e dai giornalisti (io lo feci su un blog su myspace) ai quali i quotidiani cominciavano a negare spazi man mano che la coscienza ambientale ed ambientalista aumentavano e che quindi quel tipo di resoconto si apprestava a diventare non più solo una cronaca convegnistica, quasi cultura.

Blog e social da tempo hanno iniziato a documentare certe tematiche usando democraticamente la rete, mentre i media ufficiali andavano dietro a politici, sindacalisti, industriali, sponsor ed inserzionisti, a volte editori.

Chi ignora cosa stia avvenendo e sa solo di aver scoperto una città di nome Taranto nei tg, pensa che tutti si siano svegliati all’improvviso.

E no, signori, la magistratura ci sta dietro da 30 anni, l’ambientalismo temerario da 20, le nuove generazioni di giornalisti precari in tutti gli spazi che hanno trovato, non sempre nelle loro testate, a volte on line.

Qualche eccezione di La 7 e Mediaset in passato…

Ma, in generale, sono solo i grossi media che oggi danno la percezione che la città se ne sia accorta ora.

Solo la politica che ora usa la cronaca per rivolgersi ai suoi elettorati, adesso ha capito di doversene interessare e di dover mettere i paletti su qualche promessa adesso, ad agosto, rovinando la finta vacanza di un Paese allo sbando da parecchio tempo.

Falso, assolutamente falso che Taranto si sia accorta ora di morire di veleni regalando risorse al business della sanità e dei viaggi della speranza.

La società lo urla a vuoto da anni ed anni. E chi avrebbe potuto finanziare ricerca ed alternative se n’è lavato le mani, ha chiuso gli occhi, e forse ha pure intascato mazzette? Questo è il metodo usato per risolvere il problema?

Chiacchierando in questi giorni, con amici, tra storici della filosofia, economisti dell’era digitale, lavoratori della grande industria, chi era disposto a dialogare con calma, pur mantenendo la sua posizione, si chiedeva insistentemente, “La Facoltà di Economia che fa?” Già, citando una mia amica che se lo chiede da giorni, provo a chiederlo anche io a tutti, come ho fatto altre volte: Cosa fa chi avrebbe dovuto fare ricerca, studiare la situazione? Ha dormito? Se avete fatto qualcosa fatevi vivi, parlate, esponetevi!!!!!! Perchè al di la degli slogan la città ha bisogno di capire come ritrovare il piacere di un “respiro pulito” insieme ad una città occupata e benestante. Bisogna iniziare a capire se le economie alternative sono fattibili e quanti lavorerebbero di nuovo. Stiamo aspettando che la gente si innervosisca? Che occupi la città? Forse accadrà ancora ma almeno gli esperti diano un contributo alla pacificazione dei tarantini rassicurandoli su quali passi saranno fatti per garantire il recupero di un lavoro a chi vuole semplicemente lavorare e non necessariamente lavorare nell’area a caldo.

Chi non ha respirato soprattutto la notte, emissioni fuori controllo e fuori norma, dell’Ilva in cima alla lista, può parlare in modo non coinvolto. Chi è vittima di questa aria, questa catena alimentare, no!!! Non può! Perchè la notte quando aumenta la produzione, sente vere e proprie esplosioni all’origine delle emissioni non convogliate oggetto delle indagini della Magistratura e dei Carabinieri del Noe. Le sente, le vede, le respira quando poi trova le polveri sui balconi.

I magistrati, dal gip al procuratore capo, hanno offerto all’Ilva la possibilità, come prescrive la legge, di presentare perizie e contro deduzioni all’incidente probatorio, e l’Ilva ha fatto scena muta, poi al riesame l’Ilva avrebbe presentato le sue valutazioni limitandosi a parlare di emissioni a norma e sotto controllo, quando il vero danno sono le emissioni non convogliate dai camini, e le ispezioni sarebbero tutte con preavviso.

Sguardo verso l'Ilva di Taranto, intorno alle 2 di notte. 26 luglio 2012

Sguardo verso l’Ilva di Taranto, intorno alle 2 di notte. 26 luglio 2012

Insomma, l’Ilva appena ha capito di dover investire soldi, al di là dei milioni per le bonifiche esterne, si tira indietro? Coglie la palla al balzo, come tanti ritenevano da tempo e se ne va per non investire e per relegare il problema degli occupati su magistrati ed ambientalisti?

A volte a pensare male non si sbaglia, direbbero alcuni. Se così fosse, sarebbe malafede. E tutti si augurano che qui i toni ritornino alla pacatezza, alla regola, al rispetto della legge e dell’iter giudiziario, alla buona fede se esiste. Un rispetto che non può essere invocato in una conferenza stampa a porte chiuse salvo poi dare fiato alle trombe appena arriva il cronoprogramma delle prescrizioni.

p.s: nel 2009, nel mio blog su myspace, arbitrariamente cancellato come tutti gli altri blog di quel social network, postavo sulla prima marcia di Altamarea all’inizio contraddittoria o sulle emissioni colpose e dolose; e qui ancora vengo citata in un’osservazione del Comitato per Taranto, nel 2010, sul Treno Verde di Legambiente….

http://comitatopertaranto.blogspot.it/2010/02/taranto-e-insalubre.html

Qui, nessuno si è svegliato ora, e, tra gli stessi operai, c’è chi si è stancato di ammalarsi e vedere gente ammalata, insieme a chi si è stancato del ricatto occupazionale e della prepotenza dei capi reparto che impedirebbero il  rispetto delle misure di sicurezza.

Tenere ai margini generazioni di giornalisti con la passione, precari, vuol dire anche avere in giro meno professionisti disposti a fare questo mestiere con senso dell’etica. Ricordatevelo…#sapevatelo….

Taranto, era un altro ecosistema ed il fatto che dagli anni ’60 sia stata la città dell’acciaio non vuol dire che debba essere immolata senza che nessuno paghi.

Nel 2009, in città vecchia, l’attore Mimmo Fornaro metteva in scena “Profumo di  Nuovo”. In questa sintesi, dalla metà circa del filmato, dal 4° minuto, si inizia a ricordare come i tarantini dei campi e dell’artigianato venivano “indotti” in tutti i modi a lasciare la loro vita per l’Italsider.
La Taranto del teatro civile e poetico di narrazione, da tempo riflette e fa riflettere.

si tratta solo di un esempio, fra numerosi, la prova che, in riva ai due mari di Taranto, nessuno si è appena accorto di un problema che perfino i primi operai dell’Italsider avvertivano. E, chi poteva, l’ha deliberatamente fatto esplodere nel modo peggiore nel 2012. E non è stata la Magistratura ma la Politica, il Sindacato, La Grande Industria, i Complici di tutto questo.

Chi continua a scagliarsi contro onesti e coraggiosi magistrati, come Franco Sebastio, Patrizia Todisco, con la scorta, cosa che a pensarla fa davvero soffrire ed arrabbiare – loro che stanno dimostrando amore per Taranto più di chi l’ha avvelenata e difende gli avvelenatori – Chi è contro questi esempi di etica e giustizia, non lo fa nel mio nome o nel nome dei cittadini attivi che denunciano a vuoto chiedendo una mano coerente agli enti da tantissimi anni.