Lavoro/Sblocchi democratici via smart phone e social network/Situazioni sbloccate e sbloccabili in Ambiente e Salute

E’ più antidemocratico chi non fa partecipare o chi vuole partecipare per disperazione?

Comitato Cittadini Lavoratori Liberi pensanti alla fine dell'invasione di campo, in via D'Aquino a Taranto

Comitato Cittadini Lavoratori Liberi pensanti alla fine dell’invasione di campo, in via D’Aquino a Taranto

Ci avete mai pensato a quanto l’essere umano sia incapace di trovare le similitudini tra situazioni distanti nel tempo? A come a volte sia più facile ammirare personaggi lontani dalla quotidianità e rispettare il loro coraggio, la loro intraprendenza, la faccia tosta, piuttosto che notare i segnali di discriminazione, prepotenza ai quali si viene sottoposti mentre accadono?

Da almeno 24 ore, penso a cosa sia la democrazia, la partecipazione, ispirandomi, per un attimo solo, ai concetti della canzone di Giorgio Gaber “Libertà”, usata nel teatro canzone e non solo, nota per la frase: “la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione”..

Andiamo subito al dunque, ad un paradosso: un gruppo di operai o dipendenti dell’Ilva, lavoratori, cittadini liberi pensanti di un comitato  http://comitatocittadinioperaitaranto.wordpress.com/ scambiati per errori, bufale, pregiudizi e manipolazioni in facinorosi, cobas, dissidenti dei centri sociali, il 2 agosto 2012 ha fatto una annunciata invasione di campo, nota da giorni, con locandine e video in giro viste da tutti, in strada, in rete, a Taranto. Solo chi lavora all’antica, non aveva notato questo fenomeno.

Avevano chiesto, stando alle loro dichiarazioni, pubbliche, ai sindacati, formalmente, di partecipare, avere uno spazio sul palco, che gli sarebbe stato negato. Questi lavoratori e cittadini da tempo desiderano di partecipare, esserci, esprimersi, democraticamente e sostengono di non essere stati ascoltati.

Quanti di noi, potrebbero raccontare di non avere avuto risposte da un datore di lavoro? Un capo di qualche reparto, ufficio, e, perchè no, redazione, e di aver scelto la strada del blog, del social network, dei comitati e coordinamenti, per poter comunicare? Tanti. Quella parte di comunità lavoratrice contraria ai servilismi, alle genuflessioni, alle negligenze, alle marchette, alle caste, alle lobby. E che in genere non viene ascoltata, viene isolata, esasperata, salvo poi essere etichettata se chiede la parola.

Dico, vi sembra normale che per poter esprimere rispetto per l’indagine della Magistratura, del Giudice per le Indagini Preliminari, della Procura della Repubblica di Taranto, dei Carabinieri, per dire ad alta voce “siamo lavoratori, abbiamo assitito a violazioni, basta con il ricatto occupazionale ed il caporalato in fabbrica”, debbano poi trovarsi dalla parte del torto?

Pensateci bene: è più anti democratico e dittatoriale dire “Non accetteremo mai il verdetto della Magistratura e lo impediremo in tutti i modi possibili”, oppure “Rispettiamo le decisioni della Magistratura qualunque essa sia, chi sbaglia paghi, anche se siamo operai, perchè abbiamo figli ammalati, troppi lutti, pecore, pesca e cozze da salvare e rilanciare?”

Io sono sbalordita dal fatto che opinionisti illustri, rispettabili, bravi, abbiano timore di dire “rispettiamo i giudici”, “siamo solidali con i giudici”, “siamo vicini ai giudici”,”siamo fieri dei giudici”. Molti sarebbero pronti, giustamente, a dirlo, negli anniversari delle stragi di mafia, nel 2012, ricordando le gesta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, al motto “le idee restano”, arrabbiandosi di come le istituzioni, la politica, isolassero questi magistrati quando prendevano le loro difficili decisioni.

Stavolta, si discute di disastro ambientale, avvelenamento, contaminazione della catena alimentare. Tralasciando le scelte sugli arresti sui quali non voglio esprimermi, essendo garantista di principio, ma cosa c’è di male se parte della comunità vuole dire la sua sulla gestione degli impianti, su quello che respira nella sua città, a ridosso dei camini, attendendo il riesame del decreto di sequestro preventivo dell’area a caldo dell’Ilva con custodia giudiziaria?

Per solidalizzare con giudici e carabinieri, questi operai hanno dovuto fare una manifestazione non autorizzata, un vero e proprio paradosso assoluto, arrivare con un tre ruote che manco uno sceneggiatore avrebbe pensato a qualcosa di meglio, con il marchio di fabbrica della diffusione virale dentro di se, con le mani in alto, i cori da stadio, ed i fumogeni, roba al massimo dai tifoso, e nessuna arma.

Nel loro comunicato on line, mi hanno colpito alcuni passaggi:

Avevamo chiesto ufficialmente a FIM FIOM E UILM di esprimere il pensiero della città, ma non abbiamo avuto risposte in merito. Non abbiamo bisogno di essere violenti, noi cammineremo sulle nostre ragioni, legittime, indiscutibili”.

“Il comitato intende precisare che i suoi componenti sono tutti cittadini di Taranto. Molti giornali ci attribuiscono appartenenza a sigle o colori politici. Non abbiamo bisogno di propaganda, non ci sono capi o gerarchie. Siamo cittadini che manifestano il proprio diritto alla vita, al lavoro. Smentiamo categoricamente l’appartenenza a movimenti politici o sindacali, siamo LIBERI e sulle nostre ragioni intendiamo contribuire alla rinascita della nostra città, da sempre oppressa da chi vuole arricchirsi sacrificando migliaia di vite.
Abbiamo partecipato alla manifestazione del 2 agosto 2012 senza creare disagi come avvenuto in quasi tutte le iniziative programmate in altri luoghi, nessun arresto, nessun ferito, nessuna carica. Solo tanta rabbia di uomini, donne e bambini che PRETENDONO il diritto alla vita, al lavoro, allo sviluppo della propria terra da sempre confiscata dallo Stato e dai mostri privati che sputano veleni.”

“Di concreto, reale, vergognosamente tangibile, ci sono i morti fuori e dentro le fabbriche, ci sono i tumori, le malattie, l’inquinamento del mare e della terra, l’avvelenamento del bestiame, la diossina nei campi, negli alimenti, nei nostri corpi.
Di questo i giornali pilotati non ne parlano, si parla di becere conte, di appartenenze a gruppi o movimenti ai quali non intendiamo precludere la partecipazione delle idee, chiunque si avvicina come cittadino LIBERO e PENSANTE, ha diritto di partecipare alle nostre iniziative, lo potrà fare senza vessilli o bandiere che fino ad oggi ci hanno diviso a vantaggio di chi ci stermina. Non siamo 50, non siamo 200 o 500, i numeri che allontanano li lasciamo a chi fa propaganda o arrivismo.
SI AI DIRITTI, NO AI RICATTI: OCCUPAZIONE,SALUTE, REDDITO, AMBIENTE
Se per pretendere questo, dobbiamo passare per delinquenti, allora costruite un carcere in grado di contenere 190.000 cittadini lavoratori liberi e pensanti”

Qui sotto troverete, a mio avviso, la miglior video-documentazione indipendente, prodotta da Joe Black Production per eKo web Tv, segnalata via twitter da Antonello Corigliano, la voce fuori campo. Sostanzialmente, la più vera che abbia mai visto sul 2 agosto.

Io non li conosco, personalmente, non sono amici, non so i loro nomi, ma avvisano in anticipo dove si incontrano, sempre. Lo trovate sovversivo? Comunicano anche gli orari. E quando mi sono avvicinata a loro, non avevano una maschera anti gas, una spranga, niente di niente, solo bottiglie d’acqua, ed erano dispiaciuti di aver dovuto fare una invasione di campo per poter raccontare la loro testimonianza. Bizzarro che per dire ai magistrati ed ai carabinieri di continuare il loro lavoro, esprimerlo, comunicarlo, abbiano dovuto trovare i poliziotti con la tenuta antisommossa che ovviamente, come è loro compito, erano li per prevenire disordini. Il punto è che siccome nessuno era armato, l’unica tensione era proprio tra nuovo comitato e filo sindacalisti. Gli uni arrabbiati per essere stati esclusi dalla manifestazione, come dicono nel loro comunicato on line, gli altri non disposti a cedere spazio. Alla fine, se questi ragazzi hanno ragione, e sono stati esclusi dai sindacalisti locali, il loro furto della scena, senza armi alcune, ricorda lo stile delle manifestazioni di dissenso pacifico. O no? Non concordate? Perchè li hanno esclusi? Perchè non vogliono farli parlare? Sono gli stessi che hanno interrotto la conferenza stampa al Centro Studi Ilva il 27 luglio rivelando i retroscena della paralisi della città dal 26 luglio.

Un altro momento di via D'Aquino

Un altro momento di via D’Aquino

Avreste preferito i manganelli, le molotov, il fuoco? Cosa deve fare un manifestante deluso per farsi notare in modo “non violento”? Io preferisco le soluzioni non violente, sempre, e non mi piace chi rifiuta la partecipazione libera se, come si dice, era stata richiesta in tempo. Se facessero qualcosa di violento sarei la prima a criticarli aspramente. Interroghiamoci allora su cosa sia violento e cosa non lo sia, su quanto possa essere più violento un abuso di posizione che una schiena dritta sul tre ruote.

Giù dal Tre Ruote

Giù dal Tre Ruote

Qualche agenzia stampa parlava di uova marce ed ancora oggi circolavano voci false sulla rete dei Cobas, perché bastano centinaia di copia ed incolla autorevoli a trasformare una notizia incompleta verosimile in una verità.

Vi racconto un aneddoto, a proposito di uova.

In Piazza della Vittoria, dove è avvenuta la manifestazione dei sindacati a Taranto per l’Ilva e l’Indotto contro il decreto di sequestro preventivo, affaccia uno storico palazzo, acciaccato, il Palazzo degli Uffici. Per tanto tempo, il Liceo Archita si è affacciato in quella piazza.

Bene, per anni, le matricole del ginnasio del liceo classico, al loro primo giorno di scuola, trovavano ad accoglierle, all’uscita, valanghe di uova e frutta marcia lanciate dai veterani. E se qualcuno si lamentava, c’era sempre chi rispondeva “E’ una gogliardata, è tradizione!”.

Vi assicuro che se in quella piazza ci fosse stata la gogliardata, subita da me e da tutte le matricole di sempre per decenni, il mio primo giorno di scuola, avreste visto uova marce ovunque! Invece…c’è chi ancora non ha capito dove sarebbero state lanciate!

#sapevatelo direbbero i “twitteri” con i loro cinguettii

Volantino Sit In

Oltre ai ragazzi di quel comitato, sia il 2 agosto, sia il 3 agosto, nella stessa piazza, Taranto Lider e Donne per Taranto, tanto per citarne alcuni, manifestavano ancora una volta “Solidarietà alla Magistratura” e non avevano alcun problema a dirlo.

tutti a favore della Magistratura

tutti a favore della Magistratura

E non ce l’ ho nemmeno io

Quello che non si riesce a spiegare a chi non vive a Taranto è che i cittadini attivi le hanno provate tutte per farsi ascoltare, ma hanno trovato un punto di riferimento solo nella magistratura dopo le 150 denunce fatte dal 2009.

E, quindi, apprendere che i giudici sono sotto scorta, e contestati pubblicamente, nelle piazze, nei comizi, negli avvisi a pagamento sui giornali,li spinge a fare sentire la solidarietà.

Sit-in Solidarietà alla Magistratura in Piazza della Vittoria il 3 agosto

Sit-in Solidarietà alla Magistratura in Piazza della Vittoria il 3 agosto

Chi trova qualcosa di strano in questo, non vuole proprio capire che Taranto non è solo Ilva e acciaio ma è anche comunità preoccupata da patologie, inquinanti ed incidenza di leucemie in tenera età, e che alcuni tra gli stessi operai preferirebbero di più una fabbrica chiusa e futuro per altre attività che non continuare a sottostare al ricatto occupazionale. Non si capisce perché tutta la Taranto che vuole respirare pulito non debba essere presa in considerazione.

Diverse associazoni dell'alleanza civica ambientalista solidali con la Magistratura

Diverse associazioni dell’alleanza civica ambientalista solidali con la Magistratura. A destra, Daniela Spera